Caracas, 17 gennaio 2026 – Nella serata di ieri, Delcy Rodriguez, presidente ad interim del Venezuela, ha annunciato la rimozione di Alex Saab dal ruolo di ministro dell’Industria. La decisione arriva a pochi giorni dal raid militare statunitense del 3 gennaio e dalla caduta di Nicolas Maduro. La notizia è stata diffusa tramite un messaggio su Telegram, dove Rodriguez ha anche anticipato l’unione del ministero dell’Industria con quello del Commercio.
Alex Saab fuori dal governo dopo le pressioni internazionali
Alex Saab, imprenditore venezuelano di origine colombiana, era tornato al centro dell’attenzione internazionale già nel 2023, quando gli Stati Uniti lo liberarono in uno scambio di prigionieri. Considerato vicino a Maduro e accusato da Washington di essere il suo portavoce e intermediario finanziario, Saab era stato nominato ministro dell’Industria nel 2024 dall’ex presidente. Ma la sua permanenza al governo si è interrotta bruscamente con i recenti cambiamenti politici e militari.
Fonti diplomatiche a Caracas raccontano che la decisione è arrivata dopo le forti pressioni di Stati Uniti e altri attori internazionali, in seguito al cambio di potere. “Il Venezuela vuole mostrare un segnale di discontinuità rispetto al passato”, ha spiegato un funzionario del nuovo governo, che ha preferito restare anonimo.
Ministero unito e nuovi incarichi per Saab
Nel messaggio su Telegram, pubblicato alle 19:30 locali, Rodriguez ha ringraziato Saab “per il suo servizio alla Patria” e ha detto che “assumerà nuove responsabilità”. Non sono stati dati dettagli sul suo futuro ruolo, ma alcune fonti vicine al governo suggeriscono che Saab potrebbe finire in un incarico meno esposto, forse nel campo diplomatico o commerciale.
Intanto, il ministero dell’Industria sarà accorpato a quello del Commercio. Una mossa che molti vedono come un tentativo di snellire la burocrazia in questa fase delicata. “È una scelta per ridurre i centri di potere legati al vecchio regime”, commenta il politologo Rafael Uzcátegui.
Dal raid statunitense alla nuova fase politica
Il licenziamento di Saab arriva in un momento di grandi cambiamenti. Il 3 gennaio, un’operazione militare degli Stati Uniti ha portato alla caduta di Nicolas Maduro, chiudendo un lungo capitolo di tensioni tra Caracas e Washington. Da allora, il paese è in transizione sotto la guida di Delcy Rodriguez, che deve fare i conti con pressioni esterne e aspettative interne.
Saab era stato spesso nel mirino degli Stati Uniti. “Non possiamo accettare che persone coinvolte in attività illecite restino ai vertici delle istituzioni venezuelane”, aveva detto a dicembre un portavoce del Dipartimento di Stato americano. Dopo la sua liberazione nel 2023 e la nomina nel governo Maduro, Saab era diventato uno dei simboli della resistenza del vecchio regime alle sanzioni occidentali.
Reazioni e futuro del Venezuela
La notizia ha subito acceso le reazioni. A Caracas, tra gli oppositori, si respira un cauto ottimismo. “È un segnale che qualcosa sta cambiando davvero”, racconta Maria Fernanda Torres, insegnante del quartiere El Paraíso. Più cauti invece i commenti tra i sostenitori di Maduro, che temono un’“epurazione” dei dirigenti storici.
A livello internazionale, la decisione è stata accolta con favore da Washington e dall’Unione Europea. “È un passo nella direzione giusta”, ha detto ieri sera l’ambasciatore americano in Venezuela, John Sullivan. Resta però da vedere quale sarà il futuro politico di Alex Saab e come il nuovo governo affronterà la difficile eredità del passato.
Intanto, la capitale resta sotto stretta sorveglianza. Pattuglie militari presidiano i punti chiave della città – Plaza Venezuela, Avenida Bolívar – mentre la gente aspetta segnali concreti sulla ripresa economica e sulla normalizzazione dei rapporti con l’estero. In questo clima teso, la rimozione di Saab è solo il primo passo di una transizione ancora tutta da scrivere.
