Phoenix, 17 gennaio 2026 – Oltre duemila stelle nane arancioni, a meno di 130 anni luce dalla Terra, potrebbero offrire le condizioni giuste per la vita. Lo rivela il primo censimento completo di queste stelle, presentato ieri al convegno della Società Astronomica Americana in Arizona da Sebastián Carrazco-Gaxiola, ricercatore della Georgia State University. Un lavoro che, secondo gli esperti, spalanca nuove porte alla ricerca di pianeti abitabili e cambia le carte in tavola per l’astronomia dei prossimi decenni.
Nane arancioni, le stelle più comuni e affidabili
Le cosiddette nane K, o nane arancioni, sono stelle più piccole e fredde del Sole, ma molto più diffuse nella nostra galassia. Carrazco-Gaxiola le definisce una specie di “culla ideale” per la vita, grazie a una luce stabile e a una vita che può durare molto più a lungo di quella delle stelle simili al Sole. “Fino a oggi ci siamo concentrati soprattutto sulle stelle gialle, come la nostra – ha spiegato – ma le nane arancioni sono più numerose e offrono un ambiente più tranquillo per i pianeti che le circondano”.
Gli astronomi riconoscono diverse categorie di stelle: dalle supergiganti blu di Orione, che consumano il loro carburante in pochi milioni di anni, alle nane gialle e nane rosse, che invece vivono molto più a lungo. Le nane arancioni stanno nel mezzo: non troppo calde, non troppo fredde, e soprattutto capaci di mantenere una luminosità costante per decine di miliardi di anni.
Un censimento senza precedenti
Il censimento mostrato a Phoenix si basa su dati raccolti da due osservatori, uno in Cile e uno in Arizona. Grazie a questi strumenti è stato possibile identificare con precisione tutte le nane arancioni entro 130 anni luce dalla Terra, creando una mappa dettagliata delle stelle più promettenti per la ricerca di pianeti abitabili. “Questo studio – ha sottolineato Todd Henry, collega di Carrazco-Gaxiola – sarà la base per gli studi sulle stelle vicine nei prossimi decenni”.
La scelta di puntare sulle nane arancioni non è casuale. Gli astronomi spiegano che serve una fonte di calore stabile, senza forti sbalzi o brillamenti, come invece accade con altre stelle. Solo così si può sperare che un pianeta mantenga la sua atmosfera per milioni o miliardi di anni. “Serve una stella che non faccia troppo rumore”, ha detto uno degli autori dello studio.
Una bussola per l’esplorazione spaziale
La mappa delle nane arancioni vicine diventa ora una vera e propria “bussola” per le missioni future. Gli scienziati potranno concentrare le ricerche sui sistemi più interessanti, alla ricerca di pianeti nella cosiddetta “zona abitabile”, dove l’acqua potrebbe essere liquida e le condizioni favorevoli alla vita. “Questi sistemi saranno le mete dell’esplorazione spaziale in futuro”, ha aggiunto Henry.
Finora, la maggior parte degli studi si era concentrata su stelle simili al Sole, ignorando la grande varietà di stelle che popolano il cosmo. Eppure, proprio tra le nane arancioni potrebbero nascondersi mondi capaci di ospitare forme di vita ancora sconosciute.
Il futuro della ricerca astronomica
Gli autori precisano che questo censimento è solo il primo passo. Ora si passerà a osservazioni più dettagliate con telescopi spaziali e terrestri di nuova generazione, capaci di analizzare le atmosfere dei pianeti scoperti e cercare tracce di vita. “Abbiamo finalmente una mappa precisa delle stelle più promettenti”, ha detto Carrazco-Gaxiola. Adesso toccherà a strumenti come il telescopio James Webb e i suoi successori scavare a fondo in questi sistemi, alla ricerca di segnali chiari.
In attesa di nuove scoperte, la comunità scientifica guarda con attenzione alle nane arancioni: piccole stelle spesso trascurate, ma che potrebbero nascondere i segreti della vita oltre il nostro sistema solare.
