Pisa, 17 gennaio 2026 – Dieci Vigili del fuoco, sei dei quali toscani, sono finiti sotto accusa disciplinare dopo essersi inginocchiati in divisa durante il corteo pro-Palestina del 22 settembre scorso sui lungarni di Pisa. Il gesto, avvenuto nel giorno dello sciopero generale promosso dall’Usb a sostegno della Global Sumud Flotilla e di Gaza, ha scatenato una dura reazione da parte del Ministero dell’Interno, che ha inviato un richiamo formale ai pompieri coinvolti. Il motivo? “Con la divisa non si può”.
Il gesto sui lungarni e lo stop del Viminale
Dalle ricostruzioni, i dieci vigili – tra cui Claudio Mariotti, sindacalista Usb con 38 anni di servizio – si sono inginocchiati per un minuto di silenzio durante la manifestazione. Erano circa le 17, quando la folla si è fermata davanti al Ponte di Mezzo. “Ci siamo inginocchiati per mostrare solidarietà alle vittime, specialmente ai bambini”, ha spiegato Mariotti, sottolineando che sulle loro divise avevano la spilla dell’Unicef. “Non c’è stata nessuna violazione costituzionale. Eppure sono stati colpiti sindacalisti e lavoratori in uno sciopero e una manifestazione del tutto legittimi”, ha aggiunto.
Dal 2024 il Corpo nazionale dei Vigili del fuoco è ambasciatore Unicef, grazie a un accordo rinnovato dal sottosegretario Emanuele Prisco. Un dettaglio che, per Mariotti, dà ancora più peso al gesto: “Siamo portavoce di buona volontà dell’Unicef”, ha ribadito.
Divisa e protesta, la linea dura del Viminale
La contestazione non riguarda il motivo della protesta, ma il fatto che i vigili fossero in divisa. Secondo il Viminale, questo avrebbe “screditato l’intero Corpo”. Una posizione chiara, confermata da una nota interna: “L’uso della divisa in manifestazioni pubbliche di natura politica o sindacale non è permesso”.
Mariotti respinge le accuse: “Abbiamo sempre difeso la nostra categoria indossando i dispositivi di protezione individuale, proprio come fanno i metalmeccanici con la tuta o i medici con il camice”. Una consuetudine, secondo il sindacalista, che non ha mai messo in discussione la neutralità istituzionale del Corpo.
Sanzioni in arrivo, via alle audizioni
Ora i dieci vigili rischiano sanzioni che vanno dalla sospensione con taglio dello stipendio fino, in casi estremi, al licenziamento. La commissione disciplinare si riunirà dal 29 gennaio: la prima audizione sarà per un pompiere di Roma, poi toccherà agli altri. L’Usb ha già annunciato battaglia.
“Non accettiamo che venga messa a tacere la libertà di espressione”, si legge in una nota diffusa ieri sera dal sindacato. Il 28 gennaio, a Roma nella sala Aci di via Marsala (ore 15), è previsto un convegno dal titolo: “Contro la repressione della libertà d’espressione e la militarizzazione del Corpo”.
Tensioni dentro il Corpo e reazioni politiche
La vicenda ha acceso il dibattito anche tra i vigili del fuoco. Alcuni colleghi – secondo alanews.it – hanno espresso solidarietà ai dieci, sottolineando che il gesto è stato “pacifico e rispettoso”. Altri invece temono che simili episodi possano danneggiare l’immagine di imparzialità dell’istituzione.
Sul fronte politico, nessun commento ufficiale dai vertici del Ministero dell’Interno. Fonti vicine al Viminale ricordano che “le regole valgono per tutti” e che “la neutralità delle forze dello Stato è un principio fondamentale”.
Libertà o dovere? Un nodo ancora da sciogliere
Il caso dei vigili inginocchiati a Pisa riporta al centro il tema delicato del rapporto tra diritto di espressione e obblighi legati alla divisa. Una questione che continua a dividere anche l’opinione pubblica. Nei prossimi giorni si attendono sviluppi dalle audizioni disciplinari e dal confronto tra sindacati e istituzioni. Intanto resta aperto il grande interrogativo: dove finisce la libertà personale e dove inizia il dovere verso l’istituzione?
