Teheran, 18 gennaio 2026 – Erfan Soltani, giovane iraniano diventato simbolo delle proteste contro il regime, è morto mentre era sotto custodia delle autorità della Repubblica islamica. La notizia, diffusa ieri sera sui social e rilanciata dall’account X del ministero degli Esteri israeliano in farsi, ha scosso l’opinione pubblica internazionale e riacceso i riflettori sulla repressione in Iran.
Morte in carcere: cosa è successo a Erfan Soltani
Secondo fonti online e attivisti, Soltani sarebbe stato ucciso “brutalmente” durante la detenzione nel carcere di Karaj, a pochi chilometri da Teheran. Era stato arrestato alcune settimane fa durante una manifestazione, accusato di “propaganda contro il sistema islamico” e di aver agito “contro la sicurezza nazionale”. In poco tempo, il suo volto era diventato un simbolo per molti giovani iraniani che, negli ultimi mesi, hanno sfidato le autorità chiedendo più libertà.
La versione ufficiale e i dubbi
La magistratura iraniana, pochi giorni fa, aveva negato ogni condanna a morte nei suoi confronti. “Non c’è alcuna sentenza capitale”, aveva detto un portavoce giudiziario, cercando di calmare le preoccupazioni di familiari e sostenitori. Ma ieri sera la notizia della sua morte ha iniziato a circolare con forza, accendendo nuovi sospetti sulle condizioni in cui era detenuto.
Reazioni forti e proteste online
La morte di Erfan Soltani ha subito provocato reazioni tra attivisti per i diritti umani. Molti utenti hanno condiviso foto e messaggi di cordoglio, mentre l’hashtag con il suo nome è diventato virale su X (ex Twitter) in Iran e nelle comunità della diaspora. “Un altro giovane strappato alla vita per aver chiesto libertà”, ha scritto un utente da Londra. Anche alcune organizzazioni internazionali hanno chiesto spiegazioni all’Iran: “Serve chiarezza sulle cause della morte e sulle condizioni di detenzione”, ha detto un portavoce di Amnesty International.
Proteste e repressione in Iran
Negli ultimi mesi, l’Iran è stato attraversato da una nuova ondata di manifestazioni, spesso fermate con durezza dalle forze di sicurezza. Secondo le ONG locali, centinaia di persone sono state arrestate e decine sono ancora detenute senza processo. Erfan Soltani, appena 22 anni, era uno dei volti più noti di questa mobilitazione. La sua storia aveva fatto il giro dei social, tra video amatoriali e testimonianze raccolte nelle piazze di Teheran e Karaj.
Mancano risposte, cresce la tensione
Al momento, non ci sono conferme indipendenti sulla dinamica della morte di Soltani. Le autorità iraniane non hanno fornito dettagli dopo la diffusione della notizia. Fonti vicine alla famiglia raccontano che il giovane era stato isolato pochi giorni prima di morire. “Non ci hanno permesso di vederlo né di parlare con lui”, ha detto un parente ai media stranieri. L’assenza di informazioni alimenta il clima di tensione: molti temono si tratti dell’ennesimo caso di violenza dietro le sbarre.
Social e pressione internazionale in prima linea
In queste ore, la vicenda di Erfan Soltani continua a circolare sui profili social di attivisti iraniani e organizzazioni per i diritti umani. La pressione internazionale si fa sentire: diversi governi occidentali hanno chiesto all’Iran “un’indagine indipendente” sulle cause della morte. Nel frattempo, a Karaj e Teheran si registrano nuove manifestazioni spontanee. Piccoli gruppi si sono radunati davanti al carcere dove era detenuto, accendendo candele e mostrando cartelli con il suo nome.
Solo così, tra le luci dei fari e il mormorio della città, il nome di Erfan Soltani torna a farsi sentire. Un simbolo fragile ma determinato della voglia di libertà che attraversa l’Iran.
