Guido Scorza si dimette: la bufera sul Garante della Privacy dopo l’inchiesta per corruzione e peculato

Guido Scorza si dimette: la bufera sul Garante della Privacy dopo l'inchiesta per corruzione e peculato

Guido Scorza si dimette: la bufera sul Garante della Privacy dopo l'inchiesta per corruzione e peculato

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Roma, 18 gennaio 2026 – Guido Scorza, membro del Collegio del Garante per la Privacy, ha annunciato le sue dimissioni sabato sera, scegliendo di comunicarlo con un video pubblicato sui suoi profili social. La decisione arriva dopo che la Procura di Roma ha iscritto Scorza e gli altri componenti dell’Autorità nel registro degli indagati per peculato e corruzione, nell’ambito di un’inchiesta nata dai servizi di Report condotti da Sigfrido Ranucci.

Scorza si dimette sotto la pressione dell’inchiesta

Il passo indietro di Scorza arriva in un clima di crescente tensione. Giovedì mattina la Guardia di Finanza ha svolto ispezioni e interrogatori negli uffici del Garante della Privacy, in piazza Venezia. Fonti giudiziarie raccontano che al centro delle verifiche ci sono le spese di rappresentanza del Collegio, alcune ritenute “anomale” dagli investigatori. In particolare, si parla dell’acquisto di carne da parte del presidente dell’Authority, Pasquale Stanzione, spesa poi addebitata all’ente.

Nel video di sabato sera, Scorza ha detto: “Ritengo doveroso fare un passo indietro per tutelare l’istituzione e permettere che le indagini si svolgano nella massima trasparenza”. Un messaggio breve, senza entrare nei dettagli delle accuse, ma con la volontà di non “prestare il fianco a strumentalizzazioni”.

L’inchiesta: spese sospette e sanzioni mancate

L’indagine della Procura di Roma, guidata dal procuratore aggiunto Paolo Ielo, parte da una serie di servizi andati in onda su Report tra novembre e dicembre. Dai racconti dei giornalisti emergono spese di rappresentanza fatte senza la dovuta trasparenza, tra cui acquisti di generi alimentari e rimborsi per cene istituzionali.

Non è tutto. Gli inquirenti stanno indagando anche sulla mancata applicazione di una sanzione da circa 40 milioni di euro a carico di Meta, la società di Mark Zuckerberg, per i primi smart glasses venduti in Italia: i Ray-Ban Stories. Secondo fonti interne, la decisione di non procedere sarebbe stata presa dal Collegio dopo una valutazione tecnica. La Procura vuole però capire se ci siano state pressioni o comportamenti irregolari.

Reazioni dentro e fuori l’Authority

La notizia delle dimissioni di Scorza ha scosso subito sia l’Autorità Garante per la Privacy sia i parlamentari che si occupano di tutela dei dati personali. “È un momento delicato per l’istituzione”, ha detto un funzionario che ha chiesto di restare anonimo. “Serve chiarezza, ma anche rispetto per il lavoro fatto finora”.

A Montecitorio, il presidente della Commissione Affari Costituzionali della Camera, Giuseppe Brescia (M5S), ha chiesto che “si faccia piena luce sulle procedure interne e sulle responsabilità”. Sulla stessa linea la deputata Pd Simona Malpezzi: “La trasparenza è fondamentale quando si parla di dati dei cittadini”.

Il ruolo chiave dei servizi di Report

L’inchiesta è partita proprio dai servizi di Report, che hanno acceso i riflettori su alcune pratiche dell’Authority. Sigfrido Ranucci, conduttore e autore, ha commentato: “Abbiamo fatto semplicemente il nostro lavoro. Ora tocca alla magistratura accertare i fatti”.

Le prime verifiche hanno portato la Procura ad acquisire documenti interni e a sentire diversi dipendenti dell’ente. L’indagine è ancora aperta e non si esclude che nelle prossime settimane possano emergere nuovi elementi.

Cosa succede adesso e clima nell’ente

Intanto, il Collegio del Garante continua a lavorare sotto la guida del presidente Stanzione, che finora non ha rilasciato dichiarazioni dopo le dimissioni di Scorza. Fonti vicine all’Authority parlano di un clima teso, ma di collaborazione con gli inquirenti.

La Procura di Roma prosegue con le indagini. Al momento non sono state prese misure cautelari contro gli indagati. Gli sviluppi saranno seguiti con attenzione nelle prossime settimane, mentre resta alta la guardia sulla gestione delle risorse pubbliche e sulla tutela della privacy dei cittadini italiani.