New York, 18 gennaio 2026 – Le espressioni del volto, che siano spontanee o volute, non nascono da circuiti cerebrali separati, ma da un’unica “regia” neurale che coordina i segnali con tempi diversi. Lo rivela uno studio pubblicato su Science, firmato dai ricercatori della Rockefeller University di New York insieme ai colleghi dell’Università Ebraica di Gerusalemme. Un risultato che, dicono gli autori, potrebbe cambiare il modo in cui si comprendono i disturbi della comunicazione facciale legati a lesioni cerebrali o condizioni neurologiche specifiche.
Una sola regia per ogni espressione
Per anni, gli scienziati hanno pensato che i movimenti facciali volontari fossero gestiti dalla corteccia laterale del lobo frontale, mentre le espressioni emotive dipendessero da aree mediali. Questa idea, basata su studi su pazienti con danni cerebrali localizzati, ora è in discussione. “Abbiamo registrato l’attività dei singoli neuroni in entrambe le zone corticali”, spiega il team guidato da Daniel Yoshor, neuroscienziato della Rockefeller University. E hanno scoperto che sia la corteccia laterale sia quella mediale lavorano insieme, codificando gesti volontari ed emotivi allo stesso tempo.
Tempi diversi, stesso direttore d’orchestra
La differenza tra un sorriso spontaneo e uno voluto non sta tanto nell’area del cervello coinvolta, ma nel tempo con cui arrivano i segnali neurali. Alcuni circuiti inviano messaggi veloci e dinamici, pronti a far muovere i muscoli del volto in un attimo; altri inviano segnali più lenti e stabili, che preparano il contesto o l’intenzione, anche diversi secondi prima del movimento. “La comunicazione facciale parte molto prima che il volto si muova”, sottolineano i ricercatori. Un dettaglio che sorprende: il cervello si mette in moto molto prima che vediamo il gesto.
Cosa cambia per la neurologia
Questa scoperta può avere effetti concreti su come si diagnosticano e si curano i pazienti con danni cerebrali o patologie come la paralisi facciale. Finora, gli interventi si sono concentrati sul recupero delle funzioni motorie in aree specifiche. Ora si apre la strada a terapie che puntano a ripristinare la “regia” generale, per aiutare una comunicazione più naturale anche se alcune zone sono compromesse. “Capire come il cervello unisce emozioni e intenzioni nei gesti facciali – spiega Yoshor – ci aiuterà a creare cure riabilitative più efficaci”.
Oltre la medicina: il volto nelle relazioni
Non è solo un tema medico. Lo studio pubblicato su Science offre spunti anche a chi studia il comportamento sociale e la comunicazione non verbale. Le espressioni del viso – dal sorriso appena accennato alla smorfia di disappunto – sono strumenti chiave nelle nostre relazioni quotidiane. Sapere che il cervello le gestisce con una rete integrata di segnali, e non con compartimenti separati, fa capire che interpretare le emozioni degli altri è un processo più complesso e sottile di quanto si pensasse. “I gesti facciali sembrano spontanei – osservano gli autori – ma dietro c’è un meccanismo neurale sorprendentemente organizzato”.
Guardando avanti: cosa ci riserva la ricerca
Il passo successivo, dicono gli scienziati, sarà capire come questa “regia” neurale si sviluppa nel tempo e come fattori come lo stress o l’apprendimento sociale la influenzano. Non è escluso che le nuove tecniche di imaging cerebrale possano presto fornire una mappa ancora più precisa dei circuiti coinvolti nella comunicazione facciale. Per ora, questa scoperta segna un traguardo importante: dietro ogni sorriso, ogni smorfia, c’è un unico direttore d’orchestra nel cervello che lavora all’unisono, anche quando non ce ne accorgiamo.
