Milano, 18 gennaio 2026 – Il grasso beige, una particolare forma di tessuto adiposo nascosta dentro il più comune grasso bianco, potrebbe diventare un alleato sorprendente nella lotta contro la pressione alta e le malattie cardiovascolari. Lo rivela uno studio pubblicato su Science da un gruppo di ricercatori della Rockefeller University di New York, che ha osservato il fenomeno nei topi. A guidare la ricerca è Paul Cohen, che spiega come attivare questo tipo di grasso – capace di bruciare calorie e produrre calore, proprio come il più noto grasso bruno – possa migliorare la salute dei vasi sanguigni, anche in presenza di obesità.
Grasso beige, un guardiano silenzioso della pressione
I dati raccolti dal team americano mostrano che il tessuto adiposo beige non si limita a immagazzinare energia: aiuta a tenere sotto controllo la pressione del sangue. Nei topi a cui è stata tolta la proteina Prdm16, essenziale per formare il grasso beige, è stato osservato un cambiamento anomalo nel tessuto attorno ai vasi sanguigni e un aumento della pressione arteriosa, anche senza obesità. “Quando manca il grasso beige, l’ambiente nei vasi cambia e questo favorisce l’ipertensione”, spiega Cohen.
Come si attiva il grasso beige e cosa può significare per la cura
Il grasso beige nasce dal grasso bianco in risposta a stimoli come il freddo, l’esercizio fisico o alcune sostanze chimiche. Gli scienziati pensano che terapie capaci di attivare questo tessuto possano diventare un nuovo modo per abbassare il rischio di malattie cardiovascolari anche nell’uomo. Ricordano che la pressione alta è tra le cause principali di infarto e ictus, oltre a essere un rischio per la morte prematura. “Non conta solo quanto grasso si ha, ma che tipo di grasso”, sottolinea Cohen, che mette in luce l’attenzione crescente verso la qualità dei diversi tessuti adiposi.
Il legame con i geni e cosa significa per gli esseri umani
Per capire se i risultati sui topi potessero valere anche per noi, il gruppo della Rockefeller University ha analizzato tre grandi banche dati genetiche. Hanno guardato da vicino il gene Prdm16, già conosciuto per il suo ruolo nella formazione del grasso beige. Alcune varianti di questo gene, secondo lo studio, sono legate a valori più alti di pressione sanguigna negli esseri umani. Un indizio importante, anche se – come sottolineano gli autori – servono ancora altre ricerche per capire meglio i meccanismi e testare possibili cure.
Un nuovo fronte per la prevenzione del cuore
L’idea che il grasso beige possa diventare un obiettivo per la terapia apre nuove strade nella prevenzione delle malattie cardiovascolari. Oggi, per tenere a bada l’ipertensione, si usano farmaci e si cambia stile di vita. In futuro, far trasformare il grasso bianco in beige potrebbe affiancare queste strategie. “Siamo solo all’inizio”, ammette Cohen, “ma i dati dicono che agire su questo tessuto può fare bene ai vasi sanguigni”. Nel frattempo, restano validi i consigli di sempre: mantenere un peso sano, muoversi regolarmente e mangiare in modo equilibrato.
Cosa ci aspetta dalla ricerca
Gli scienziati della Rockefeller University vogliono ora studiare il ruolo del grasso beige in modelli animali più simili all’uomo e capire se eventuali farmaci siano sicuri. La comunità scientifica segue con attenzione questi sviluppi, consapevole che la battaglia contro le malattie cardiovascolari passa anche dalla scoperta di meccanismi nascosti nel nostro corpo. E proprio nel tessuto adiposo – spesso sottovalutato – potrebbero nascondersi nuove chiavi per difendere cuore e arterie.
