Il robot che parla in tutte le lingue: scopri il video sorprendente

Il robot che parla in tutte le lingue: scopri il video sorprendente

Il robot che parla in tutte le lingue: scopri il video sorprendente

Giada Liguori

Gennaio 18, 2026

New York, 18 gennaio 2026 – Un gruppo di ricercatori della Columbia University ha messo a punto il primo robot umanoide capace di muovere le labbra con una precisione mai vista prima. Il robot sincronizza i movimenti con l’audio in decine di lingue diverse, spingendo più in là i limiti della comunicazione tra uomo e macchina. Lo studio, pubblicato su Science Robotics e scelto per la copertina del numero di gennaio, apre scenari interessanti soprattutto nell’istruzione e nell’assistenza agli anziani, due settori dove il dialogo resta fondamentale.

Un volto robotico che parla come noi

Il progetto, guidato da Yuhang Hu, nasce dalla consapevolezza che finora i robot umanoidi hanno faticato a esprimersi con naturalezza. “La maggior parte dei robot sembra innaturale quando parla”, spiegano i ricercatori. “Non riescono a eseguire movimenti complessi e a sincronizzare le labbra in tempo reale con il suono”. A cambiare le carte in tavola è la pelle in silicone che riveste il volto del robot, permettendo alla bocca di articolare 24 consonanti e 16 vocali. Per i ricercatori, è un dettaglio fondamentale: “Non volevamo solo un robot che funzionasse, ma una macchina capace di connettersi con noi a livello umano”.

Come funziona: apprendimento visivo e movimenti precisi

Dietro a tutto c’è un sistema di apprendimento automatico che raccoglie dati visivi mentre il robot muove le labbra. Questi dati servono per allenare un modello che genera comandi motori precisi. In pratica, il robot impara osservando se stesso parlare e migliora continuamente. Il sistema è stato testato in diverse lingue: dall’inglese al cinese, passando per lingue mai viste prima come il francese e l’arabo. “Volevamo vedere se il modello si adattava anche a suoni nuovi”, racconta Hu. I risultati hanno sorpreso tutti.

Il confronto che fa la differenza

Il team ha messo il robot a confronto con altri cinque sistemi già noti nel campo della robotica umanoide. Il dato più importante riguarda la “discrepanza labiale”: il nuovo robot ha mostrato la distanza più bassa tra i movimenti delle labbra e quelli ideali presi dai video di riferimento. In altre parole, la sincronizzazione tra suono e movimento è stata la più fedele mai registrata finora. “È un vero passo avanti”, sottolinea un ingegnere del gruppo, “perché riduce quella sensazione di straniamento che spesso si prova davanti ai robot”.

Dove può davvero fare la differenza

Le applicazioni di questa tecnologia sono già al centro del dibattito tra gli esperti. Nel campo della scuola, un robot che parla in modo naturale potrebbe diventare un aiuto prezioso per insegnare le lingue o supportare chi ha difficoltà a comunicare. Nell’assistenza agli anziani, invece, un robot credibile nel parlare può migliorare la vita di chi si trova spesso solo, rendendo più facili le interazioni quotidiane. “Non è solo tecnologia”, commenta Hu, “ma uno strumento per migliorare davvero la qualità della vita”.

I limiti ancora da superare

Non mancano però le sfide. La pelle in silicone richiede ancora molta manutenzione e non riesce a riprodurre tutte le micro-espressioni del volto umano. La sincronizzazione tra audio e movimento, poi, è ancora da perfezionare del tutto. Ma il percorso è chiaro. “Abbiamo dimostrato che si può arrivare molto vicino al realismo”, conclude Hu, “ora vogliamo lavorare su emozioni e sfumature”.

Con questo progetto, la Columbia University apre un nuovo capitolo nella storia dei robot umanoidi, puntando a una comunicazione sempre più naturale. Tra laboratori e applicazioni pratiche, la sfida è lanciata: cambiare davvero il modo in cui uomini e macchine si parlano ogni giorno.