La chiusura del Piper: il mitico locale di Roma travolto dai controlli dopo Crans-Montana

La chiusura del Piper: il mitico locale di Roma travolto dai controlli dopo Crans-Montana

La chiusura del Piper: il mitico locale di Roma travolto dai controlli dopo Crans-Montana

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Roma, 18 gennaio 2026 – Il Piper Club, storico locale romano attivo fin dagli anni Sessanta, è stato chiuso ieri sera dopo una serie di controlli da parte delle forze dell’ordine, scattati a seguito della tragedia di Crans-Montana. La Questura di Roma ha confermato che il provvedimento è stato preso per ragioni di sicurezza. Un duro colpo per uno dei simboli della vita notturna capitolina, un punto di riferimento per generazioni di giovani.

Controlli serrati e chiusura cautelativa

La chiusura del Piper arriva dopo una settimana di controlli intensi nei locali della città. Dopo la tragedia in Svizzera, le autorità hanno messo sotto la lente discoteche e club, guardando con attenzione soprattutto alle condizioni di sicurezza. Nel caso del Piper, gli agenti hanno trovato – secondo fonti investigative – modifiche strutturali non autorizzate, mancanze nelle certificazioni e problemi legati alle vie di fuga. “Abbiamo riscontrato un numero di persone superiore a quello consentito”, ha spiegato un funzionario della Polizia amministrativa, sottolineando che il provvedimento è stato adottato “per tutelare la sicurezza pubblica”.

Vecchi problemi e nuovi allarmi

Non è la prima volta che il Piper finisce nel mirino delle autorità. A maggio scorso, il locale era stato costretto a chiudere per quindici giorni dopo che il questore aveva segnalato “gravi criticità per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Allora si era trattato di una serie di risse e aggressioni, soprattutto durante le aperture pomeridiane frequentate da ragazzi molto giovani. “I controlli sono necessari – aveva detto il presidente del Municipio II, Francesca Del Bello – perché la sicurezza dei ragazzi viene prima di tutto”.

Dal mito degli anni Sessanta ai problemi recenti

Il Piper Club ha fatto la storia della cultura giovanile italiana. Nato nel 1965 in via Tagliamento, nel quartiere Coppedè, è stato per decenni un laboratorio di musica e tendenze sociali. Sul suo palco hanno debuttato artisti come Patty Pravo, ancora oggi nota come la “ragazza del Piper”, ma anche Renato Zero e Lucio Dalla. “Era un posto magico, dove tutto poteva succedere”, ha ricordato Patty Pravo, parlando delle notti romane tra musica beat e sperimentazioni.

Negli ultimi anni, però, il club è finito più volte sulle prime pagine per episodi di violenza e disordini. Risse tra giovanissimi, aggressioni e problemi di affollamento avevano già portato a chiusure temporanee e richiami da parte delle autorità. “Il Piper non è più quello di una volta”, ha ammesso un ex frequentatore storico, incontrato ieri sera davanti all’ingresso sbarrato.

Reazioni e un futuro tutto da scrivere

La notizia della chiusura ha scatenato reazioni immediate tra i residenti e chi lavora nella zona. Alcuni commercianti hanno espresso preoccupazione per le conseguenze economiche che la sospensione del Piper potrebbe avere sulla movida locale. “Il sabato sera qui si lavora soprattutto grazie ai ragazzi che vengono al club”, ha raccontato Marco, titolare di un bar poco lontano.

Dal lato delle istituzioni, la Prefettura ha ribadito la linea dura contro le irregolarità nei locali pubblici. “Non possiamo permettere che si ripetano tragedie come quella svizzera”, ha detto un portavoce. Al momento non è chiaro quando e se il Piper potrà riaprire: tutto dipenderà dalle verifiche tecniche e dal completamento delle certificazioni necessarie.

La fine di un’epoca sotto i riflettori

Per molti romani, la chiusura del Piper segna la fine di un’epoca. “Ci venivo da ragazzo, era il nostro punto di ritrovo”, ha ricordato Luigi, 62 anni, fermo davanti alle saracinesche abbassate. Solo così si misura davvero il valore di un luogo nella memoria di una città. Il futuro del Piper resta avvolto nell’incertezza: per ora, davanti a quelle porte chiuse, c’è solo il silenzio, mentre Roma cerca di capire come mettere insieme sicurezza e tradizione.