La vera battaglia per l’Artico: l’Europa in difficoltà

La vera battaglia per l'Artico: l'Europa in difficoltà

La vera battaglia per l'Artico: l'Europa in difficoltà

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Washington, 18 gennaio 2026 – La sicurezza dell’Artico torna al centro del dibattito internazionale. A rilanciare il tema sono state ieri le parole di Scott Bessent, segretario al Tesoro degli Stati Uniti, che ha definito la regione “essenziale per la sicurezza americana”. Lo ha detto durante un incontro riservato con alcuni analisti a Washington, in un clima di tensione sempre alta tra Stati Uniti, Europa e Russia.

Groenlandia, il cuore della strategia americana nell’Artico

Bessent non si è nascosto dietro un dito: “Per più di 100 anni i presidenti americani hanno cercato di comprare la Groenlandia. È fondamentale per la nostra sicurezza”, ha detto, ricordando una lunga storia di interessi statunitensi sull’isola. La Groenlandia, territorio autonomo danese, è un punto chiave per il controllo delle rotte artiche e delle risorse naturali. “Se la Groenlandia fosse americana, non ci sarebbe conflitto”, ha aggiunto, lasciando intendere che la presenza degli Usa nell’Artico è destinata a crescere.

Secondo Bessent, la cosiddetta “battaglia per l’Artico” è già iniziata, anche se – ha precisato – “non sarà quest’anno” che vedremo svolte decisive. Intanto, la costruzione del “Golden Dome”, un sistema di difesa avanzato di cui non si conoscono ancora i dettagli, mostra la volontà di Washington di investire pesantemente nella regione.

Europa e Russia: accuse incrociate e dipendenza energetica

Nel suo intervento, Bessent ha tracciato un netto confronto tra Stati Uniti ed Europa. “Gli Stati Uniti mostrano forza, l’Europa debolezza”, ha detto senza giri di parole. Il riferimento è soprattutto alla dipendenza energetica: “Trump aveva avvertito gli europei di non costruire North Stream 2, di non affidarsi al petrolio russo. E invece ora guardate cosa sta alimentando la guerra in Ucraina: sono proprio gli acquisti europei di petrolio russo”, ha sottolineato il segretario.

Le sue parole arrivano in un momento delicato per l’Unione Europea, che fatica a ridurre la sua dipendenza da Mosca nonostante la guerra in Ucraina. Dati dell’Agenzia Internazionale dell’Energia mostrano che nel 2025 le importazioni europee di petrolio russo sono calate solo del 15% rispetto ai livelli prima del conflitto, una riduzione che Washington giudica troppo bassa.

Trump e le mosse per il futuro

Bessent ha voluto mettere in luce il ruolo di Donald Trump nella strategia americana sull’Artico. “Trump pensa a lungo termine, non solo a quest’anno o al prossimo. Sta guardando a cosa potrebbe succedere in caso di scontro nell’Artico”, ha spiegato. Un approccio che punta a evitare che altri Paesi mettano a rischio la sicurezza degli Stati Uniti.

La questione della Groenlandia non è nuova. Già nel 2019 Trump aveva proposto di comprarla dalla Danimarca, ma Copenaghen aveva detto no. Da allora il tema è rimasto sullo sfondo, ma mai fuori dall’agenda strategica americana.

Artico, il nuovo campo di battaglia globale

L’Artico resta uno dei fronti più caldi della geopolitica mondiale. Lo scioglimento dei ghiacci apre nuove rotte commerciali e mette in gioco risorse minerarie ancora poco sfruttate. Non solo Stati Uniti e Russia guardano con interesse alla regione, ma anche Cina e Paesi nordici. Secondo uno studio uscito a dicembre sulla rivista “Nature”, entro il 2030 il traffico marittimo nell’Artico potrebbe crescere del 40%, con effetti diretti sugli equilibri globali.

Bessent ha ribadito che Washington non intende “lasciare ad altri la nostra sicurezza nazionale”. Una frase che sintetizza la posizione americana: nessuna concessione su un’area chiave per il futuro del mondo. Tra diplomazia e nuove installazioni militari, la partita sull’Artico è appena iniziata.