Meloni chiarisce: l’azione Ue sulla Groenlandia non è un attacco agli Stati Uniti

Meloni chiarisce: l'azione Ue sulla Groenlandia non è un attacco agli Stati Uniti

Meloni chiarisce: l'azione Ue sulla Groenlandia non è un attacco agli Stati Uniti

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Roma, 18 gennaio 2026 – Oggi a Seul, la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha fatto chiarezza sulla posizione dell’Italia e dell’Europa riguardo all’Artico e alle recenti discussioni sull’invio di truppe nella regione. Negli ultimi giorni, il tema ha acceso il dibattito internazionale, soprattutto per l’interesse crescente degli Stati Uniti verso la Groenlandia e più in generale verso le aree polari, ormai sempre più strategiche sul piano geopolitico.

Artico, un terreno delicato tra alleati e tensioni crescenti

“Condivido l’attenzione che gli Stati Uniti dedicano, come ho detto più volte, alla Groenlandia e all’Artico in generale, una zona che va tutelata da ingerenze eccessive da parte di soggetti potenzialmente ostili”, ha spiegato Meloni rispondendo ai giornalisti italiani a Seul. La premier ha voluto precisare che la volontà di alcuni Paesi europei di rafforzare la loro presenza militare nella zona non è una sfida agli Stati Uniti, ma una risposta alle pressioni di altri attori internazionali.

Fonti diplomatiche confermano che la questione è emersa con forza negli ultimi incontri della NATO, dopo che Washington aveva espresso timori su possibili mosse autonome da parte degli europei. Meloni ha però ribadito che “la decisione di inviare truppe e aumentare la sicurezza non è stata pensata contro gli Stati Uniti, ma piuttosto per fronteggiare altri attori”.

Tra malintesi e chiarimenti, il dialogo che cerca una via d’uscita

La presidente del Consiglio ha ammesso che “c’è stato un problema di comunicazione e di interpretazione”. Un passaggio che fotografa il clima teso degli ultimi giorni tra le cancellerie europee e la Casa Bianca. Da Bruxelles a Helsinki, diversi leader hanno cercato di rassicurare Washington sulle vere intenzioni dell’Europa nell’Artico.

Meloni ha citato il presidente finlandese, Alexander Stubb, che nei giorni scorsi ha preso posizione chiaramente, spiegando la linea del suo Paese. “Credo che la chiarezza che stanno dando in queste ore alcuni leader europei, come il presidente della Finlandia, possa essere utile”, ha detto. Stubb, infatti, ha ribadito ai media nordici l’importanza di “un coordinamento stretto con gli alleati” e ha escluso qualsiasi mossa che possa sembrare una sfida agli Stati Uniti.

L’Italia nel gioco delle alleanze: prudenza e trasparenza

L’Italia, ha ricordato Meloni, resta saldamente impegnata nelle alleanze euro-atlantiche e sostiene un approccio di “prudenza e trasparenza” sulle attività militari nell’Artico. Fonti della Farnesina sottolineano che Roma vuole evitare qualsiasi escalation o fraintendimento che possa mettere a rischio la stabilità della regione. In ballo ci sono interessi economici importanti – dalle rotte commerciali alle risorse energetiche – ma anche delicate questioni ambientali.

Il tema sicurezza nell’Artico sarà al centro dell’agenda internazionale anche nei prossimi mesi. Secondo gli esperti di difesa, la crescente presenza di Russia e Cina nell’area preoccupa sia gli Stati Uniti che l’Unione Europea. Tuttavia, come ha detto Meloni a Seul, “c’è anche un problema di interpretazione su quello che si stava facendo”, segno che il dialogo tra alleati dovrà andare avanti con maggiore chiarezza.

Difficoltà di coordinamento tra Europa e USA: la sfida della comunicazione

Negli ultimi giorni, molti osservatori hanno evidenziato come questa vicenda abbia messo in luce le difficoltà nel coordinarsi su dossier delicati come quello artico. Da Parigi a Berlino, i governi stanno ora cercando di ricucire i rapporti con Washington, puntando su una maggiore trasparenza nelle scelte future.

In conclusione, la posizione italiana – forte e netta, come espressa da Meloni – si inserisce in un quadro complicato, dove la sicurezza dell’Artico diventa un banco di prova per tutta l’alleanza euro-atlantica. E dove ogni parola, anche quelle dette a migliaia di chilometri di distanza, come oggi a Seul, può fare la differenza.