Kampala, 18 gennaio 2026 – Yoweri Museveni si conferma presidente dell’Uganda. La Commissione elettorale di Kampala ha annunciato ieri sera che l’ex leader, al potere da quasi quarant’anni, ha vinto il settimo mandato consecutivo con il 71,65% dei voti. Una vittoria attesa, ma arrivata in un clima teso e con accuse di brogli.
Museveni vince ancora, ma tra tensioni e paura
Non c’è stata sorpresa nella vittoria di Museveni, che guida il Paese dal 1986. Tuttavia, la corsa elettorale è stata segnata da episodi inquietanti. Gli osservatori dell’Unione Africana hanno parlato di “arresti e rapimenti” che hanno fatto crescere la paura tra la popolazione. Il voto si è svolto tra il 14 e il 16 gennaio, con militari e polizia in assetto antisommossa a presidiare i seggi. A Kampala, testimoni hanno raccontato di lunghe attese già all’alba, ma anche di controlli rigidi e momenti di tensione.
Bobi Wine contesta il risultato: “Elezioni farsa”
Il principale avversario di Museveni, Bobi Wine, ex cantante e icona dei giovani delle periferie, ha ottenuto il 24,72% dei voti secondo i dati ufficiali. Wine, che si definisce “il presidente del ghetto”, ha però respinto i risultati. Durante una conferenza stampa trasmessa sui social, ha denunciato irregolarità fin dall’inizio dello spoglio: “Queste elezioni sono una farsa”. Ha anche parlato di “centinaia di sostenitori arrestati o intimiditi”. Fonti vicine all’opposizione parlano di almeno 50 attivisti fermati prima del voto.
Quasi quarant’anni di potere e un sistema tutto suo
Con questa vittoria, Museveni si appresta a superare i quarant’anni al vertice dell’Uganda. Il suo governo si basa su un controllo stretto delle istituzioni e delle forze di sicurezza. Negli ultimi anni ha fatto cambiare la Costituzione per togliere i limiti d’età e poter correre ancora. “Ha costruito un sistema centrato tutto su di lui”, spiega Moses Khisa, docente di Scienze politiche all’Università di Makerere. Ma sotto la superficie, i problemi restano: la disoccupazione tra i giovani e le disuguaglianze non accennano a diminuire.
Le reazioni dall’estero e cosa aspettarsi
La comunità internazionale ha seguito da vicino le elezioni. L’Unione Europea non ha mandato osservatori ufficiali, mentre Stati Uniti e Regno Unito hanno espresso preoccupazione per “arresti arbitrari e limitazioni alla stampa”. Il Dipartimento di Stato americano ha chiesto “un’inchiesta indipendente sulle violenze denunciate”. Il governo ugandese ha respinto tutte le accuse, parlando di “interferenze esterne”. Intanto, in città, si sono visti festeggiamenti sparsi tra i sostenitori di Museveni, ma anche proteste tranquille in alcune periferie.
L’Uganda tra passato e futuro incerto
Oggi l’Uganda è a un punto di svolta. Da un lato c’è la continuità con Museveni, dall’altro la voglia di cambiamento portata avanti da leader come Bobi Wine. Gli esperti locali dicono che la vera sfida sarà ascoltare i giovani senza ricorrere a nuove repressioni. “Il rischio è che la frustrazione cresca ancora”, racconta un attivista contattato a notte fonda. Toccherà al tempo dire se il Paese riuscirà a trovare un equilibrio tra stabilità e apertura verso la democrazia.
