Tel Aviv, 18 gennaio 2026 – Questa mattina il primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu ha convocato i ministri per la riunione settimanale del governo, come confermato dal suo ufficio al Times of Israel. L’incontro è cominciato poco dopo le 9 nella sede del governo a Gerusalemme, in un momento di forte tensione diplomatica, con diversi dossier ancora aperti.
Netanyahu chiama la coalizione dopo la mossa a sorpresa di Trump
Prima della riunione ufficiale, Netanyahu ha voluto parlare con i leader dei partiti della coalizione. Un passaggio definito “necessario” da fonti vicine a uno dei partecipanti, che hanno descritto un “clima teso ma costruttivo”. Sullo sfondo c’è la recente decisione del presidente americano Donald Trump di istituire il cosiddetto Board of Peace, un comitato esecutivo che, secondo i media israeliani, dovrebbe includere rappresentanti di Turchia e Qatar. Due Paesi che, negli ultimi mesi, hanno espresso posizioni molto critiche verso le politiche israeliane nella regione.
La notizia ha preso alla sprovvista molti esponenti del governo israeliano. “Non siamo stati consultati prima”, ha raccontato un ministro centrista al termine del vertice. Netanyahu, da parte sua, ha ribadito l’importanza di “mantenere una linea dura” e di “non cedere a pressioni esterne”, soprattutto in un momento così delicato per la sicurezza nazionale.
In serata consultazioni sulla sicurezza
Nel corso della giornata, il premier ha in programma anche una consultazione sulla sicurezza con un gruppo ristretto dei suoi consiglieri più fidati. L’incontro è fissato per le 20 nella residenza ufficiale di Balfour Street e si concentrerà sugli ultimi sviluppi in Iran e sulle possibili conseguenze per Israele. Tra i partecipanti, secondo fonti governative, ci saranno il capo dello Shin Bet Ronen Bar, il consigliere per la sicurezza nazionale Tzachi Hanegbi e il ministro della Difesa Yoav Gallant.
Anche sul fronte interno la tensione resta alta. Negli ultimi giorni, alcune formazioni della destra religiosa hanno chiesto a Netanyahu di “non abbassare la guardia” rispetto alle iniziative diplomatiche che coinvolgono Ankara e Doha. “Non possiamo permetterci di restare fuori dai tavoli che contano”, ha detto ieri sera Bezalel Smotrich, leader del partito Sionismo Religioso.
Le reazioni internazionali e il nodo Iran
La mossa di Trump ha scatenato reazioni contrastanti anche fuori da Israele. Da Washington, fonti vicine alla Casa Bianca hanno spiegato che il Board of Peace punta a “favorire un dialogo multilaterale” e a “coinvolgere tutti gli attori regionali”, compresi quelli tradizionalmente più distanti da Israele. Una strategia che però a Gerusalemme non convince del tutto. “Non possiamo ignorare il ruolo ambiguo di Turchia e Qatar”, ha detto un diplomatico israeliano contattato nel pomeriggio.
Durante la riunione è stato affrontato anche il dossier Iran, con particolare attenzione alle recenti dichiarazioni del presidente Ebrahim Raisi sulle attività nucleari. Secondo la radio pubblica Kan, il governo starebbe valutando nuove misure di sicurezza ai confini settentrionali e un rafforzamento della collaborazione con gli Stati Uniti sul fronte dell’intelligence.
Netanyahu tra sfide interne e pressioni esterne
La giornata si annuncia piena di appuntamenti e decisioni delicate per la leadership israeliana. Netanyahu, che nelle ultime settimane ha dovuto affrontare le proteste interne contro la riforma giudiziaria, si trova ora a gestire una fase complicata nei rapporti con Washington e con i partner regionali. “Serve sangue freddo”, ha confidato un consigliere storico del premier durante una pausa.
Solo nelle prossime ore si capirà se la linea scelta dal governo riuscirà a tenere insieme le diverse anime della coalizione e a rispondere alle nuove sfide sul piano internazionale. Per ora, la parola d’ordine è prudenza. E, almeno nelle intenzioni, ascolto reciproco.
