Roma: chiuso un locale storico dopo la strage di Crans-Montana

Roma: chiuso un locale storico dopo la strage di Crans-Montana

Roma: chiuso un locale storico dopo la strage di Crans-Montana

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Roma, 18 gennaio 2026 – Sigilli al Piper Club, la storica discoteca di via Tagliamento nel quartiere Coppedè, chiusa nella notte tra venerdì e sabato dopo un blitz della polizia. Il locale, punto di riferimento della movida romana dagli anni Sessanta, è stato messo sotto sequestro preventivo. Ora toccherà al giudice decidere se confermare la misura. Secondo la Questura, dentro il locale sono state trovate modifiche strutturali non autorizzate, carenze nelle procedure di evacuazione e mancanza di alcune certificazioni obbligatorie. Non solo: al momento del controllo, le persone presenti superavano il numero consentito dalla licenza.

Controlli serrati dopo la tragedia di Crans-Montana

Il controllo al Piper non è un caso isolato. Da settimane le forze dell’ordine hanno intensificato le verifiche nei locali notturni della Capitale, a seguito della tragedia di Crans-Montana, in Svizzera, dove una fuga di gas ha ucciso quattro giovani italiani. “Stiamo controllando con molta attenzione che tutte le regole di sicurezza siano rispettate”, ha spiegato un funzionario della Questura di Roma. L’obiettivo è chiaro: prevenire ogni rischio per la sicurezza del pubblico. Nel caso del Piper, i problemi sono saltati all’occhio fin dai primi minuti: uscite di sicurezza parzialmente bloccate, impianti modificati senza autorizzazioni e documenti mancanti o incompleti.

Le irregolarità scoperte nel locale

Fonti investigative rivelano che la polizia ha trovato “modifiche strutturali” non autorizzate dagli uffici comunali. In particolare, sono state costruite pareti divisorie e cambiata la disposizione degli arredi, elementi che avrebbero potuto rallentare un’eventuale evacuazione. “Abbiamo rilevato situazioni che non garantivano la sicurezza dei clienti”, ha detto uno degli agenti presenti. A questo si aggiunge l’assenza di alcune certificazioni antincendio e un numero di persone che superava di almeno un centinaio il limite previsto dalla licenza.

La reazione di gestori e clienti

Fuori dal locale, poco dopo mezzanotte, decine di ragazzi aspettavano di entrare. Molti hanno scoperto solo in quel momento che il Piper era stato chiuso. “Non ci hanno detto nulla, ci hanno fatto restare fuori e poi è arrivata la polizia”, racconta Marco, 22 anni, studente universitario. I gestori, contattati telefonicamente nella notte, hanno evitato dichiarazioni ufficiali. “Stiamo cercando di capire cosa è successo”, si sono limitati a dire. Nel frattempo, sui social sono apparsi messaggi di solidarietà da parte di clienti abituali e artisti che nel tempo hanno calcato quel palco.

Un pezzo di storia della notte romana

Il Piper non è solo una discoteca, ma un simbolo della vita notturna di Roma. Aperto nel 1965 da Alberigo Crocetta, ha ospitato nomi come Patty Pravo, Renato Zero e i Pink Floyd agli esordi. Negli ultimi anni ha saputo rinnovarsi, mantenendo però intatto il fascino vintage delle sue sale sotterranee. “È un posto che ha segnato intere generazioni”, ricorda Francesca, 48 anni, che lo frequentava negli anni Novanta. Ora il futuro del Piper è in bilico: tutto dipenderà dalle decisioni della magistratura e dalla capacità dei gestori di sistemare le irregolarità contestate.

I controlli non si fermano

La Questura ha annunciato che i controlli continueranno nei prossimi giorni in altri locali della città. “Non è una caccia alle streghe”, ha detto un portavoce della polizia, “ma un modo per assicurarsi che tutti rispettino le regole”. Dopo la tragedia in Svizzera, l’attenzione sulla sicurezza nei luoghi di ritrovo giovanili resta alta. Per il Piper, almeno per ora, le luci restano spente.