Tre colossi europei uniti contro l’accordo sui dazi con gli Stati Uniti

Tre colossi europei uniti contro l'accordo sui dazi con gli Stati Uniti

Tre colossi europei uniti contro l'accordo sui dazi con gli Stati Uniti

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Bruxelles, 18 gennaio 2026 – I grandi gruppi politici del Parlamento europeo, S&D, Renew Europe e Ppe, hanno chiesto oggi di sospendere subito l’accordo commerciale Ue-Usa sui dazi. La decisione arriva dopo settimane di tensioni sempre più forti tra le due sponde dell’Atlantico. La richiesta è stata avanzata questa mattina durante una riunione straordinaria a Bruxelles, mentre i negoziati tra le delegazioni sono fermi.

Urge fermare l’intesa: la pressione cresce

La presidente di Renew Europe, Valérie Hayer, ha detto chiaro e tondo: “Il nostro gruppo non può votare l’accordo di Turnberry”, riferendosi al testo discusso in queste settimane tra Bruxelles e Washington. Hayer ha sottolineato che “bisogna considerare seriamente l’attivazione dello strumento anti-coercizione”, segnalando la necessità di una risposta più decisa da parte dell’Unione. Sulla stessa linea la leader di S&D, Iratxe García Pérez, che ha chiesto di “fermare subito i negoziati sull’accordo e attivare lo strumento anti-coercizione”.

Queste parole arrivano poche ore dopo quelle di Manfred Weber, presidente del gruppo Ppe, che già ieri aveva espresso forti dubbi sull’intesa. “Non ci sono le condizioni politiche per andare avanti”, aveva detto ai giornalisti, lasciando intendere che il Parlamento potrebbe bloccare il testo se non si garantirà una maggiore protezione per le imprese europee.

Turnberry nel mirino: Stati membri divisi

L’accordo di Turnberry – così chiamato per la località scozzese dove si sono svolti alcuni incontri chiave – prevede una riduzione graduale dei dazi su diversi prodotti industriali e agricoli, con l’obiettivo di rilanciare il commercio tra Europa e Stati Uniti. Ma, secondo fonti diplomatiche, diversi Paesi europei temono che le concessioni chieste dagli Usa mettano a rischio settori strategici, dall’acciaio all’agroalimentare.

Negli ultimi giorni, anche governi come quelli di Francia e Italia hanno espresso dubbi sulla fretta con cui si vorrebbe chiudere l’accordo, chiedendo garanzie più solide sulle clausole di salvaguardia. “Non possiamo cedere su punti fondamentali senza avere qualcosa di concreto in cambio”, ha confidato un diplomatico italiano presente ai tavoli tecnici. La Commissione europea, da parte sua, ha ribadito che “il dialogo è ancora aperto”, ma non ha escluso una pausa nei negoziati.

Cos’è lo strumento anti-coercizione

Al centro della discussione c’è il cosiddetto strumento anti-coercizione, un meccanismo varato dal Parlamento europeo nel 2025 per difendere l’Unione da pressioni economiche esterne. Serve a Bruxelles per adottare contromisure rapide contro pratiche commerciali considerate sleali o minacciose per gli interessi europei. Finora non è mai stato usato ufficialmente contro gli Stati Uniti.

Iratxe García Pérez ha detto che “ora è il momento di usare tutte le armi che abbiamo per difendere la nostra autonomia strategica”. La posizione trova appoggio anche in alcuni eurodeputati italiani, come Sandro Gozi di Renew, che parla di “un messaggio chiaro a Washington: l’Europa non si lascia ricattare”.

Cosa succederà adesso?

La sospensione dei negoziati sull’accordo Ue-Usa apre una fase di incertezza nei rapporti tra Bruxelles e Washington. Fonti della Commissione spiegano che nelle prossime settimane si terranno nuovi incontri tecnici per capire se ci sono margini per riprendere il dialogo. Nel frattempo, le imprese europee aspettano indicazioni precise sulle regole future.

“Serve un approccio concreto, ma senza mollare sui nostri interessi”, ha detto un funzionario della Direzione generale Commercio. Solo allora – forse – si capirà se la crisi si risolverà o se si andrà verso una vera guerra dei dazi. Per ora, la parola d’ordine resta prudenza. E la partita è tutt’altro che chiusa.