Trump invita Netanyahu a unirsi al Consiglio per la pace: una mossa sorprendente

Trump invita Netanyahu a unirsi al Consiglio per la pace: una mossa sorprendente

Trump invita Netanyahu a unirsi al Consiglio per la pace: una mossa sorprendente

Matteo Rigamonti

Gennaio 18, 2026

Washington, 18 gennaio 2026 – Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha lanciato un appello al primo ministro israeliano Benyamin Netanyahu, o a un suo rappresentante, per partecipare al Board for peace a Gaza, un organismo chiamato a guidare i negoziati per una pace duratura nella Striscia. La notizia, diffusa nelle prime ore dal sito israeliano Ynet, arriva in un momento di forte tensione tra Israele e le autorità palestinesi. Nel frattempo, la comunità internazionale segue con attenzione ogni mossa, da Washington a Gerusalemme.

Trump spinge per il Board for peace a Gaza

Secondo quanto riportato da Ynet, l’invito è arrivato ieri sera, durante una telefonata tra funzionari della Casa Bianca e l’ufficio del premier israeliano. L’obiettivo è chiaro: mettere Israele al centro dei lavori del nuovo Board for peace a Gaza, un tavolo multilaterale che dovrebbe riunire Stati Uniti, Egitto, Qatar e Unione Europea. “Vogliamo che tutte le parti coinvolte siano presenti”, ha detto un portavoce dell’amministrazione Trump, citato dal sito israeliano. Al momento, però, non c’è alcuna conferma ufficiale da Gerusalemme.

Netanyahu prende tempo, la prudenza regna a Gerusalemme

La notizia è stata accolta con cautela nella capitale israeliana. Fonti vicine a Netanyahu raccontano che il dossier è “sotto esame”, ma non si sa quando arriverà una risposta. Stamattina, i media locali hanno parlato di “consultazioni in corso” tra il premier e i vertici militari. “Nessuna decisione definitiva – spiega un funzionario del Likud – ma l’invito americano viene valutato con rispetto”. Intanto, il clima resta teso: solo ieri, a Khan Yunis, si sono verificati nuovi scontri tra l’esercito israeliano e miliziani di Hamas.

La mossa americana nel quadro internazionale

L’iniziativa degli Stati Uniti arriva in un momento delicato del conflitto. Dopo mesi di bombardamenti e operazioni militari nella Striscia di Gaza, la pressione internazionale cresce per una tregua e per negoziati concreti. “Serve un cambio di passo”, ha detto nei giorni scorsi il segretario generale dell’ONU António Guterres, sottolineando l’urgenza di “un meccanismo credibile per la ricostruzione e la sicurezza”. Con questa mossa, gli Stati Uniti vogliono rafforzare il loro ruolo di mediatori, pur consapevoli delle difficoltà sul campo.

Reazioni a caldo: tra apertura e diffidenza

Al Cairo, il governo egiziano ha accolto con favore la proposta americana. “Ogni sforzo per riportare la pace a Gaza è benvenuto”, ha detto un portavoce del ministero degli Esteri egiziano. Più cauta la posizione dell’Autorità Nazionale Palestinese: “Non accetteremo soluzioni imposte dall’esterno”, ha dichiarato il negoziatore Saeb Erekat in un’intervista a una radio locale. Fonti diplomatiche europee spiegano che Bruxelles è pronta a partecipare al Board, ma solo se anche i rappresentanti palestinesi avranno voce.

Scenari aperti: incertezza sul fronte israeliano

Resta da vedere se Netanyahu o un suo delegato accetteranno l’invito. In passato, il premier israeliano si è mostrato scettico verso tavoli multilaterali che coinvolgano paesi arabi o rappresentanti palestinesi non riconosciuti da Israele. Ma la pressione internazionale si fa sempre più forte: Washington e Bruxelles ribadiscono che “nessuna soluzione sarà sostenibile senza il coinvolgimento diretto di tutte le parti”. Intanto, sul terreno la situazione rimane fragile: secondo l’OMS, dall’inizio del conflitto sono oltre 20mila le vittime civili nella Striscia.

Il futuro del Board: si attende la risposta di Israele

Nei prossimi giorni sono previsti nuovi contatti tra Washington e Gerusalemme. Fonti diplomatiche americane dicono che l’amministrazione Trump spera in una risposta positiva entro fine settimana. “Il tempo stringe”, ammette un consigliere della Casa Bianca. Solo allora si capirà se il Board for peace a Gaza potrà davvero partire con Israele a bordo, o se resterà l’ennesimo tentativo in una lunga strada verso una pace che sembra ancora lontana.