Roma, 19 gennaio 2026 – Alice Rohrwacher, una delle registe italiane più apprezzate della sua generazione, ha ricevuto a Berlino l’European Achievement in World Cinema durante gli European Film Awards. A soli 44 anni, la cineasta di Le meraviglie, Lazzaro felice e La chimera si è raccontata ai giornalisti insieme al produttore Carlo Cresto-Dina, ripercorrendo la sua strada e anticipando un futuro che, nelle sue parole, sa di ritorno alle origini: un film muto.
Un premio che fa riflettere
“Quando mi hanno detto del premio, ho pensato subito che si erano sbagliati sull’età…”, ha confessato Rohrwacher con un sorriso. Poi ha aggiunto: “Ricevere un riconoscimento così ti spinge a guardare sia avanti che indietro, a chiederti se quello che hai fatto finora ha un senso, una linea che lega tutto”. Il premio, consegnato a Berlino durante una cerimonia seguita da centinaia di professionisti e appassionati, è per lei non solo un traguardo personale, ma anche un momento per riflettere sul valore del proprio cinema.
Il cinema europeo ha un’identità?
Alla domanda se il cinema europeo abbia davvero un’identità, Rohrwacher non ha dubbi: “Certo che c’è, ma deve evitare di diventare uno stereotipo”. Per lei, la forza sta nella collaborazione tra paesi, nell’incontro di lingue e culture che caratterizza tante produzioni europee. “La cosa più bella del cinema europeo è proprio questa: film nati dall’incontro di più nazioni. Eppure, dentro l’Europa, c’è un terreno comune”, ha spiegato. Un terreno fatto di storie condivise e di libertà creativa che, secondo la regista, non va mai data per scontata.
Un film muto tra passato e sperimentazione
Nel prossimo futuro di Rohrwacher c’è un progetto che stuzzica la curiosità di molti: un film muto. Lo descrive come “il desiderio di tornare alle radici del cinema, alla sua forma più semplice, quella del cinema muto”. Non è nostalgia o semplice recupero del passato. “Penso solo al cinema muto europeo, guardando a registi come Murnau”, ha spiegato. Un cinema degli anni Venti, libero di sperimentare, senza paura di osare. “Quando vedo quei film, non li sento affatto vecchi. Dal punto di vista creativo, non è un passo indietro, ma un salto avanti”, ha aggiunto.
Il progetto sarà “un film di sottrazione”, rigorosamente in bianco e nero, con molta musica. Rohrwacher si chiede: “Quel tipo di cinema è davvero passato o era un’altra strada, un’altra cosa?” La domanda resta aperta, ma lei sembra decisa a esplorare nuove forme narrative.
Lo sguardo sull’America e le nuove generazioni
Interrogata sul rapporto con gli Stati Uniti, dove i suoi film hanno trovato grande apprezzamento, Rohrwacher ha risposto con una battuta amara: “Questi maniaci della guerra sono piuttosto avanti con l’età, quindi spero di vedere un mondo diverso arrivare”. La speranza, per lei, è nelle nuove generazioni. “Credo che vadano oltre confini e frontiere, figli di un processo iniziato come globalizzazione economica e diventato globalizzazione dell’essere umano”. Un pensiero che esprime la fiducia nella capacità dei giovani di superare barriere e pregiudizi.
Un consiglio che ha segnato la sua strada
Durante l’incontro con la stampa, Rohrwacher ha ricordato un momento chiave per la sua carriera. Ai tempi di Corpo celeste, incontrò il produttore tedesco Karl Baumgartner. “Ero andata da lui per parlare delle mie incertezze sulla sceneggiatura”, ha raccontato. Baumgartner le disse: “Ma chi credi di essere? Devi sempre pensare che sei una persona comune. Se fai qualcosa che ti piace davvero, ci saranno milioni di persone come te”. Un consiglio semplice, ma potente: “Non devi mai cercare di piacere agli altri quando fai un film, ma prima di tutto devi essere fedele a te stessa”.
Così, Rohrwacher continua a muoversi tra passato e futuro, tra sperimentazione e radici. Con uno sguardo curioso e mai banale sul cinema europeo e le sue infinite possibilità.
