Pechino, 19 gennaio 2026 – Le Borse cinesi partono in ribasso, mentre gli investitori aspettano con il fiato sospeso i dati sul PIL della Cina per il quarto trimestre e l’intero 2025. Alle 9.30 locali, l’indice Composite di Shanghai perde lo 0,27%, fermandosi a 4.090,72 punti. Peggio va a Shenzhen, dove il listino principale scende dello 0,34% a 2.677,47. È un avvio incerto, che rispecchia la prudenza degli operatori in un clima già complicato dalle tensioni tra Stati Uniti ed Europa sulla Groenlandia.
PIL cinese: tutti gli occhi sui numeri
In Asia si respira cautela. Gli operatori sono in attesa dei dati ufficiali del National Bureau of Statistics sulla crescita economica della Cina, attesi a breve. Il risultato del quarto trimestre e quello dell’intero 2025 sono fondamentali per capire come sta andando la seconda economia mondiale, dopo mesi di segnali altalenanti. “Gli investitori vogliono capire se la crescita abbia davvero rallentato, come si teme”, ha commentato Li Wei, analista di Huatai Securities, contattato poco dopo l’apertura.
Mercati sotto pressione tra dati interni e tensioni globali
Non è solo il PIL a far tremare i mercati. Nelle ultime ore, infatti, si è riaccesa la tensione tra Washington e Bruxelles. Il presidente americano Donald Trump ha minacciato nuovi dazi al 10% contro i Paesi europei contrari ai suoi piani per la Groenlandia, territorio autonomo danese ricco di risorse. Una mossa che ha subito fatto sentire i suoi effetti sui mercati asiatici, già sensibili a questi scontri geopolitici.
Secondo la stampa statunitense, Trump ha ribadito la sua volontà di “difendere gli interessi americani”, anche a costo di peggiorare i rapporti con l’Europa. “La minaccia di nuovi dazi aumenta l’incertezza proprio quando l’economia globale è già fragile”, ha spiegato Chen Ming, strategist di Ping An Asset Management.
Operatori cauti, vendite sui titoli legati all’export
Nelle sale operative di Shanghai e Shenzhen si respira prudenza. “Molti stanno chiudendo posizioni in attesa dei dati macro”, ha raccontato un trader della Bank of China, che ha preferito restare anonimo. Le vendite hanno colpito soprattutto i titoli legati all’export e ai settori più vulnerabili alle fluttuazioni della domanda estera.
Il quadro resta incerto anche per i prossimi giorni. Gli esperti prevedono alta volatilità fino all’uscita dei dati e a come reagiranno le autorità di Pechino. “Se il PIL sarà deludente, non è da escludere un intervento del governo con nuovi stimoli”, ha aggiunto Zhang Li, economista all’Università di Fudan.
Groenlandia, la miccia che accende lo scontro commerciale
La Groenlandia torna al centro della scena dopo le dichiarazioni di Trump. Il presidente ha rilanciato l’idea di acquistare l’isola danese, una proposta già avanzata in passato ma sempre respinta da Copenaghen e Bruxelles. Ora la minaccia di nuovi dazi rischia di inasprire ulteriormente i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, con possibili ripercussioni anche sull’economia asiatica.
“Gli investitori temono che una nuova escalation commerciale possa colpire le esportazioni cinesi verso l’Europa”, ha commentato un analista di CITIC Securities. Solo nelle prossime ore si potrà capire davvero l’impatto delle parole americane sui mercati mondiali.
Per ora, la giornata si apre all’insegna della prudenza e dell’attesa. Tutti guardano a Pechino: il dato sul PIL della Cina potrebbe decidere il passo delle Borse nelle prossime settimane.
