Chiusure domenicali: perché i centri commerciali di Zoia le considerano un errore strategico

Chiusure domenicali: perché i centri commerciali di Zoia le considerano un errore strategico

Chiusure domenicali: perché i centri commerciali di Zoia le considerano un errore strategico

Matteo Rigamonti

Gennaio 19, 2026

Milano, 19 gennaio 2026 – Torna al centro del dibattito la questione delle chiusure domenicali dei negozi in Italia. A riaccendere la discussione sono state le parole di Ernesto Dalle Rive, presidente di Ancc-Coop, che sulle pagine de La Stampa ha rilanciato l’idea di limitare le aperture nei giorni festivi. Una proposta che però non trova d’accordo Roberto Zoia, presidente del Consiglio nazionale dei centri commerciali (Cncc). In un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, Zoia ha spiegato chiaramente: “La domenica rappresenta circa il 19% delle visite settimanali nei nostri centri. Una quota che, secondo le nostre analisi, non si può semplicemente recuperare negli altri sei giorni”.

Domenica, il giorno che conta davvero nei centri commerciali

I dati dell’Osservatorio Cncc parlano chiaro: la domenica è un pilastro per il commercio in questi grandi poli. “Abbiamo chiesto direttamente ai clienti e ai visitatori – spiega Zoia – e tutti confermano che la domenica è un giorno che non si può sostituire”. Quel 19% di ingressi settimanali racconta una realtà ben precisa: molte famiglie scelgono proprio il fine settimana per fare acquisti e passare del tempo libero. “Non si tratta solo di comprare – aggiunge Zoia – ma anche di incontrarsi, usare i servizi e godersi la ristorazione”.

Il presidente del Cncc sottolinea poi che questa tendenza non riguarda solo i centri commerciali, ma tutto il mondo del commercio al dettaglio. “Non è un problema solo dei grandi centri – dice – è un fenomeno che interessa tutto il settore”. Le ultime stime mostrano che chiudere la domenica potrebbe portare a perdite importanti per l’indotto, con conseguenze anche su posti di lavoro e servizi.

Negozi fisici contro giganti online: una partita impari

Zoia punta il dito sulle disuguaglianze tra negozi tradizionali e grandi piattaforme digitali, spesso fuori dall’Unione Europea. “Se si chiudesse la domenica, a guadagnarci sarebbero inevitabilmente gli shop online, che lavorano sette giorni su sette, 24 ore su 24”, spiega. È un rischio concreto: “Questi colossi prenderebbero ancora più vantaggio rispetto al commercio tradizionale”.

Il nodo sono le regole, soprattutto quelle fiscali e ambientali. “Le differenze ci sono già e con una chiusura domenicale si accentuerebbero”, avverte Zoia. Le piattaforme digitali spesso non rispettano gli stessi vincoli di sostenibilità e tasse che invece si applicano ai negozi fisici. “Per il commercio tradizionale ci sono regole chiare, ma per i marketplace extra-Ue molte di queste semplicemente non valgono”, conclude il presidente del Cncc.

Risparmi per la Gdo, ma a quale prezzo?

Dalle Rive ha invece messo sul tavolo un altro aspetto: secondo lui, chiudere la domenica potrebbe far risparmiare oltre due miliardi di euro alla Grande distribuzione organizzata (Gdo). È un tema che riapre il confronto tra risparmio e tutela del lavoro. I sindacati avvertono: meno orari di apertura significherebbero meno lavoro per tanti addetti, già messi sotto pressione dalla concorrenza digitale.

Anche i consumatori sono divisi. C’è chi chiede di proteggere i diritti dei lavoratori e garantire loro la domenica libera in famiglia. Dall’altra parte, invece, c’è chi punta sulla libertà di scegliere e sull’importanza di poter accedere ai negozi anche nei giorni di festa.

Una partita aperta, senza soluzioni immediate

Il dibattito sulle aperture domenicali è tutt’altro che chiuso. Il governo, per ora, resta a guardare senza prendere una posizione netta. Intanto, le associazioni di categoria chiedono un tavolo di confronto che coinvolga tutti: imprese, lavoratori, consumatori e istituzioni. “Serve un confronto serio – dice Zoia – che consideri le trasformazioni in corso nel commercio e le reali esigenze delle persone”.

Nel frattempo, i dati dell’Osservatorio Cncc rimangono sul tavolo: la domenica pesa quasi un quinto delle visite settimanali nei centri commerciali. Un dato che, per gli operatori del settore, non si può ignorare quando si parla di nuove regole.