Pechino, 19 gennaio 2026 – A dicembre, le vendite al dettaglio in Cina sono cresciute solo dello 0,9% rispetto allo stesso mese dell’anno scorso. Si tratta del dato più basso dall’inverno 2022, quando il Paese era ancora alle prese con le restrizioni legate al Covid-19. Lo ha reso noto questa mattina l’Ufficio nazionale di statistica cinese, evidenziando come la crescita sia stata inferiore all’1,3% registrato a novembre e alle stime degli analisti, ferme all’1,2%. Un segnale chiaro, dicono gli esperti, delle difficoltà che ancora frenano il mercato interno, tra un’occupazione in calo e la crisi del settore immobiliare.
Consumi in calo e lavoro che preoccupa
I dati diffusi alle 10 ora locale raccontano di una domanda interna ancora debole. “I consumatori sono cauti”, spiega Zhang Wei, analista della società di consulenza Trivium China. “La paura per il futuro del lavoro e i problemi nel settore immobiliare condizionano le spese delle famiglie”. Il mercato delle case – che per anni ha spinto la crescita cinese – stenta a riprendersi dopo le restrizioni introdotte nel 2021. Nelle grandi città come Shanghai e Pechino molti cantieri sono ancora fermi e i prezzi non si muovono. Li Jun, che gestisce una boutique nel distretto di Chaoyang, conferma: “Nel weekend si vedono qualche cliente in più, ma niente a che vedere con i tempi prima della pandemia”.
Industria in ripresa, meglio delle attese
La situazione è diversa per la produzione industriale, che a dicembre è salita del 5,2% rispetto allo stesso mese del 2024. Un dato più alto sia rispetto al 4,8% di novembre che alle previsioni degli economisti, ferme al 5%. È il rialzo più consistente da settembre 2025. A spingere è soprattutto la manifattura, che ha guadagnato il 5,7% (contro il 4,6% del mese prima). “La domanda dall’estero resta forte in settori chiave come elettronica e auto elettriche”, commenta Liu Hong, direttore della Camera di commercio europea in Cina. Le fabbriche delle province costiere, soprattutto nel Guangdong, lavorano a pieno ritmo per far fronte agli ordini internazionali.
Export, il vero motore della crescita
Mentre i consumi interni arrancano, l’export continua a trainare l’economia cinese. Gli ultimi dati ufficiali mostrano che le esportazioni hanno tenuto anche nell’ultimo trimestre del 2025, spinte dalla richiesta di prodotti tecnologici e beni intermedi. “Senza l’export sarebbe dura mantenere questi livelli di crescita industriale”, ha ammesso un funzionario del Ministero del Commercio durante una conferenza stampa. Ma non mancano i segnali di allarme: “Essere così dipendenti dalle esportazioni espone la Cina ai rischi legati alle tensioni commerciali nel mondo”, avverte Chen Min, docente di economia all’Università di Tsinghua.
2026, un anno da affrontare con prudenza
Per i prossimi mesi, gli esperti raccomandano cautela. Il governo ha già annunciato interventi per sostenere il lavoro e dare slancio al mercato immobiliare, ma i risultati tardano ad arrivare. “La chiave sarà far tornare fiducia nei consumatori”, sottolinea Zhou Xiaoming, ex rappresentante cinese all’ONU. Intanto, a Pechino e nelle vie dello shopping di Shenzhen, i cartelli con la scritta “sconti” restano appesi anche dopo le feste. Un segno che la ripresa nei consumi è ancora fragile.
In breve, la Cina chiude il 2025 con un’industria in buona forma ma un mercato interno che fatica a decollare. La sfida per il 2026 sarà trovare un equilibrio tra export e domanda interna, in un mondo che resta incerto.
