Crescita sorprendente: il Pil cinese sale del 5% nel 2025 con un +4,5% nel quarto trimestre

Crescita sorprendente: il Pil cinese sale del 5% nel 2025 con un +4,5% nel quarto trimestre

Crescita sorprendente: il Pil cinese sale del 5% nel 2025 con un +4,5% nel quarto trimestre

Matteo Rigamonti

Gennaio 19, 2026

Pechino, 19 gennaio 2026 – La Cina ha chiuso il 2025 con una crescita del Pil del 5%, superando di poco le previsioni degli esperti, che si aspettavano un +4,9%. Il dato, diffuso questa mattina dall’Ufficio nazionale di statistica di Pechino, permette al governo di Xi Jinping di centrare il traguardo fissato a “circa il 5%”. Ma conferma anche una tendenza chiara: il passo dell’economia cinese resta tra i più bassi degli ultimi decenni, esclusi gli anni della pandemia.

Pil in crescita, ma il ritmo rallenta

Nell’ultimo trimestre del 2025 il Pil è salito del 4,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Un risultato che supera di poco le stime (+4,4%), ma è il ritmo più lento dal quarto trimestre del 2022. Tra luglio e settembre la crescita era stata del 4,8%. Un rallentamento che non sorprende gli osservatori internazionali. “La domanda interna è debole e il settore immobiliare pesa ancora”, ha detto Chen Wei, analista di Huatai Securities.

Domanda interna debole e crisi immobiliare frenano la ripresa

Gli economisti spiegano che la domanda interna in Cina fatica a ripartire dopo la crisi sanitaria e le restrizioni anti-Covid. I consumi delle famiglie restano sotto pressione. Intanto il settore immobiliare – che da sempre traina l’economia – mostra chiari segni di stanchezza. “Le costruzioni sono ancora in difficoltà”, ha ammesso un funzionario del Ministero delle Finanze durante una conferenza stampa a Zhongnanhai. Le vendite di nuove case sono calate in molte grandi città, tra cui Shanghai e Guangzhou, con ripercussioni sull’occupazione e sugli investimenti privati.

Obiettivo raggiunto, ma l’incertezza resta

Anche se la crescita del Pil cinese ha permesso al governo di raggiungere il traguardo annuale, tra gli operatori economici si respira un clima di prudenza. “Il target era alto, ma non si possono ignorare i segnali di rallentamento”, ha commentato Zhang Ming, docente all’Accademia Cinese delle Scienze Sociali. Il governo ha già annunciato nuove misure per sostenere l’occupazione e rilanciare i consumi. Tra queste, sgravi fiscali per le piccole imprese e investimenti nelle infrastrutture digitali.

Mercati cauti, occhi puntati sul 2026

Alla notizia della crescita del Pil, le borse asiatiche hanno reagito con moderato ottimismo. L’indice Hang Seng di Hong Kong ha aperto in leggero rialzo (+0,3%), mentre lo Shanghai Composite è rimasto quasi stabile. Gli investitori attendono le prossime mosse della Banca centrale cinese (PBOC), che potrebbe intervenire sui tassi per sostenere la ripresa. “Prevediamo una politica monetaria ancora morbida nei primi mesi del 2026”, ha detto Li Qiang, strategist di China Merchants Bank.

Il confronto con il passato e lo scenario globale

Il +5% resta un risultato solido se confrontato con altre grandi economie, ma è lontano dai ritmi a doppia cifra della Cina negli anni Duemila. Nel 2010, per esempio, la crescita toccò il 10,6%. Da allora, la transizione verso un modello più sostenibile e meno legato agli investimenti pubblici ha rallentato la corsa del Pil. “La Cina non può più contare solo sulle esportazioni e sull’edilizia”, si legge in un report della Banca Mondiale pubblicato a dicembre.

Le sfide del 2026

Per il 2026 restano molte incognite: la tenuta dei consumi interni, la stabilità del mercato immobiliare e le tensioni con gli Stati Uniti. Il governo punta a rafforzare l’innovazione tecnologica e a spingere sulla crescita verde, ma dovrà fare i conti con un panorama globale incerto. “Sarà un anno di transizione”, ha concluso Chen Wei. Solo allora si capirà se la seconda economia del mondo riuscirà a cambiare passo o dovrà abituarsi a una crescita più lenta e costante.