Roma, 19 gennaio 2026 – Gli Stati Uniti hanno ufficialmente invitato l’Unione Europea a entrare nel Board of Peace per Gaza, un organismo internazionale nato per coordinare gli sforzi diplomatici e umanitari nella Striscia. A confermare la notizia è stato nel pomeriggio un portavoce del Servizio di Azione Esterna dell’Ue, che ha definito questo passo “importante” per i rapporti transatlantici e la gestione della crisi in Medio Oriente.
Board of Peace per Gaza: l’invito degli Usa
Fonti diplomatiche a Bruxelles raccontano che l’invito dagli Stati Uniti è arrivato nelle ultime ore, con una lettera ufficiale inviata ai vertici europei. Il Board of Peace per Gaza è stato creato lo scorso dicembre su iniziativa della Casa Bianca. Al suo interno ci sono già Egitto, Qatar, Giordania e Nazioni Unite. L’obiettivo è chiaro: spingere per una tregua stabile e garantire l’arrivo degli aiuti umanitari alla popolazione civile.
“Abbiamo ricevuto l’invito e stiamo valutando con attenzione come partecipare”, ha detto nel tardo pomeriggio Peter Stano, portavoce del Servizio di Azione Esterna. “L’Unione Europea è da mesi impegnata per una soluzione diplomatica e per la tutela dei civili a Gaza”.
Bruxelles riflette: opportunità e dubbi
A Palazzo Berlaymont, sede della Commissione europea, la notizia si è diffusa in fretta tra i funzionari. Secondo fonti interne, c’è un clima di “cauta apertura”, ma restano molte incognite sui dettagli pratici. Il coinvolgimento diretto dell’Ue nel Board rappresenterebbe un salto rispetto al ruolo finora svolto, che si è limitato soprattutto a sostegno umanitario e dichiarazioni politiche.
“È un riconoscimento dell’importanza europea nella regione”, commenta un diplomatico italiano vicino al dossier. Tuttavia, non mancano le riserve: alcuni Stati membri vogliono garanzie sull’effettiva capacità del Board di influire sulle decisioni. La questione sarà al centro di una riunione straordinaria dei ministri degli Esteri europei, convocata d’urgenza a Bruxelles lunedì prossimo.
La crisi a Gaza: una situazione sempre più grave
La condizione nella Striscia di Gaza resta drammatica. Secondo l’ONU, oltre 2 milioni di persone vivono in emergenza, senza accesso regolare a cibo, acqua potabile e cure mediche. Gli scontri tra Israele e Hamas, scoppiati nell’ottobre 2023, hanno causato migliaia di vittime civili e una crisi diplomatica senza precedenti.
L’Unione Europea ha più volte chiesto un cessate il fuoco immediato e l’apertura di corridoi umanitari, ma i negoziati sono bloccati su punti cruciali, come la sicurezza delle frontiere e il futuro politico della Striscia. “Serve un impegno comune”, ha ribadito ieri Josep Borrell, Alto rappresentante Ue per la politica estera.
Il ruolo dell’Europa nel gioco internazionale
L’invito americano arriva in un momento delicato per gli equilibri globali. Da Washington, il segretario di Stato Antony Blinken ha sottolineato più volte la necessità di una “leadership condivisa” per evitare nuove escalation. L’ingresso dell’Ue nel Board potrebbe rafforzare il fronte occidentale e dare maggior peso alle parti coinvolte.
“L’Europa porta competenze tecniche e risorse finanziarie”, spiega un funzionario del Dipartimento di Stato Usa. Ma la partita è ancora aperta: Israele osserva con attenzione ogni passo, mentre i Paesi arabi chiedono un ruolo più attivo nelle decisioni.
Quali scenari per il futuro?
Nelle prossime settimane, i diplomatici europei dovranno risolvere diversi nodi: definire il mandato e scegliere i rappresentanti da sedere al tavolo del Board. Intanto, sul terreno, le organizzazioni umanitarie lanciano l’allarme: “Ogni giorno che passa peggiora la situazione dei civili”, avverte oggi Save the Children.
La decisione finale dell’Unione Europea è attesa entro fine mese. Solo allora si capirà se Bruxelles raccoglierà la sfida degli Stati Uniti e quale sarà il nuovo volto della diplomazia internazionale sulla crisi di Gaza.
