L’Air Force Renzi a un euro: un affare rischioso per le finanze pubbliche

L'Air Force Renzi a un euro: un affare rischioso per le finanze pubbliche

L'Air Force Renzi a un euro: un affare rischioso per le finanze pubbliche

Matteo Rigamonti

Gennaio 19, 2026

Roma, 19 gennaio 2026 – L’Airbus A340-500, soprannominato “Air Force Renzi”, è stato venduto nel 2023 per la cifra simbolica di un euro, dopo otto anni di gestione pubblica e una spesa totale di 168 milioni di euro. Una vicenda che, partita nel 2015, continua a sollevare dubbi su possibili danni alle casse dello Stato e sulla trasparenza delle scelte fatte, anche se la magistratura ha già chiuso l’indagine penale.

Air Force Renzi: un affare da 168 milioni che fa discutere

Tutto parte nel 2015, quando il governo guidato da Matteo Renzi decide di acquistare un nuovo aereo di Stato per i voli intercontinentali. La scelta cade su un Airbus A340-500, all’epoca in flotta presso Alitalia Sai, controllata per il 49% da Etihad Airways. L’aereo viene noleggiato da Alitalia, che poi lo subaffitta allo Stato italiano. Nei documenti ufficiali, il velivolo viene valutato 58 milioni di dollari, una cifra ben più alta rispetto alle stime di mercato di allora, che oscillavano tra i 22 e i 35 milioni.

Un dettaglio saltato fuori solo dopo riguarda un anticipo di 25 milioni di euro, inserito all’ultimo momento prima della firma del contratto, e non presente nelle bozze iniziali. “Quell’anticipo non era previsto nei primi documenti”, ha raccontato una fonte vicina all’inchiesta. Etihad aveva offerto ad Alitalia un leasing a prezzi di mercato; ma nel passaggio allo Stato, il costo mensile del sub-leasing è praticamente raddoppiato.

Pochi voli e costi alle stelle

Tra il 2015 e il 2018, lo Stato ha pagato ad Alitalia circa 54 milioni di euro per il noleggio dell’aereo. Eppure, secondo una perizia tecnica depositata alla Procura di Civitavecchia, l’Airbus è stato usato davvero poco: appena 29 voli istituzionali su un totale di 88 missioni, comprensive di voli tecnici e di trasferimento. Nel dettaglio, ci sono stati tre voli con il presidente della Repubblica, dieci con l’allora premier Gentiloni, undici con ministri degli Esteri, tre con il ministro della Difesa e due con un sottosegretario allo Sviluppo economico. “Matteo Renzi non lo ha mai utilizzato”, si legge nella relazione.

Il punto più contestato riguarda la differenza tra quanto speso dallo Stato e il valore reale del velivolo. Secondo la consulenza inviata dal procuratore Mirko Piloni alla Corte dei Conti, ci sarebbero circa 40 milioni di euro di differenza tra i 54 milioni versati e il prezzo che avrebbe avuto il noleggio o l’acquisto sul mercato, stimato tra i 15 e i 30 milioni.

La svendita a un euro e l’archiviazione delle indagini

Nel 2023, dopo anni di polemiche e con l’aereo ormai inutilizzato, l’Airbus viene ceduto per un euro simbolico. La decisione segue la rescissione del contratto nel 2018 e il progressivo abbandono del velivolo. La Procura di Civitavecchia, che aveva aperto un’inchiesta, ha chiuso il caso senza trovare elementi per sostenere un’accusa di truffa ai danni dello Stato.

Il procuratore Piloni ha però trasmesso alla Corte dei Conti una lunga consulenza tecnica – 117 pagine e quasi 1.900 allegati – che ricostruisce tutta l’operazione nei minimi dettagli. “Non ci sono gli estremi per procedere penalmente”, ha detto Piloni, “ma restano questioni aperte sul piano amministrativo”.

Il nodo del danno erariale e le reazioni politiche

Rimane aperto il tema di un possibile danno erariale, su cui dovrà esprimersi la Corte dei Conti. Come riportato da La Verità, la differenza tra quanto speso dallo Stato e il valore reale dell’aereo sarebbe un caso emblematico di gestione poco attenta dei soldi pubblici. “Questa vicenda richiede chiarezza”, ha commentato un esponente dell’opposizione.

Intanto, l’ex premier Renzi – oggi impegnato in nuovi progetti politici – non ha mai spiegato nel dettaglio la scelta dell’aereo. “Non mi sono mai occupato direttamente della trattativa”, avrebbe detto a chi gli ha chiesto conto della vicenda.

Un caso che non si chiude

A distanza di anni, la storia dell’Air Force Renzi resta un caso emblematico di gestione pubblica sotto accusa: costi troppo alti, uso limitato e una vendita finale che lascia molti interrogativi sulla tutela dell’interesse collettivo. Ora la parola passa alla Corte dei Conti, chiamata a capire se davvero ci sia stato un danno per le casse dello Stato. Nel frattempo, l’aereo – ormai fuori scena – resta un simbolo di una stagione politica che continua a far discutere.