Panahi avverte: l’Iran sta vivendo un’epoca di sangue, il mondo deve reagire alla violenza

Panahi avverte: l'Iran sta vivendo un'epoca di sangue, il mondo deve reagire alla violenza

Panahi avverte: l'Iran sta vivendo un'epoca di sangue, il mondo deve reagire alla violenza

Giada Liguori

Gennaio 19, 2026

Berlino, 19 gennaio 2026 – Jafar Panahi ha sorpreso tutti aprendo la 38ª edizione degli European Film Awards con un appello urgente contro la repressione in corso nel suo Iran. Il regista, noto per il suo impegno civile e candidato agli “Oscar europei” con il film Un Semplice Incidente, ha scelto il palco berlinese per denunciare la violenza che, nelle ultime settimane, ha travolto il suo Paese. “L’Iran – ha detto Panahi – sta vivendo uno dei momenti più cruciali della sua storia. Un popolo, a mani nude, è sceso in strada per riprendersi il diritto alla vita e per gridare di nuovo il nome della libertà”.

Jafar Panahi: un grido contro la repressione in Iran

Il discorso di Panahi è arrivato poco dopo le 20, davanti a una platea di registi, attori e produttori europei. Visibilmente scosso, ha raccontato come il governo iraniano abbia risposto alle proteste con “un’ondata di violenza senza precedenti, una strage che non si può immaginare”. Ha denunciato che, nelle ultime due settimane, le autorità hanno tagliato ogni collegamento con l’esterno: “Internet, telefoni, notizie – tutto bloccato per impedire che la verità uscisse, per coprire i crimini nel buio”.

Almeno 12mila morti in 48 ore: la denuncia shock

Panahi ha parlato di “almeno 12mila morti in 48 ore”, un numero ancora impossibile da verificare ma che sottolinea la gravità della situazione. Ha spiegato che le forze di sicurezza hanno sparato con armi da guerra contro i manifestanti, colpendo anche chi cercava rifugio negli ospedali. “Perfino gli ospedali sono stati presi di mira – ha raccontato – per togliere ai feriti ogni speranza di sopravvivere”. Intanto sono cominciati arresti di massa e, anche se non dichiarata ufficialmente, la legge marziale ha imposto il silenzio nelle città.

Blackout totale: comunicazioni interrotte da giorni

Sono ormai dieci giorni che le comunicazioni sono interrotte, ha ricordato Panahi. “Nonostante questo – ha aggiunto – la portata di questa tragedia non è ancora emersa del tutto”. Ha sottolineato come la censura e il blackout informativo rendano difficile capire davvero cosa stia succedendo nel Paese. “Non è solo il dolore di un popolo”, ha detto, guardando oltre i confini dell’Iran.

L’appello alla comunità internazionale: “Non voltatevi dall’altra parte”

Nel suo intervento, Panahi ha lanciato un monito chiaro alla comunità internazionale: “Se il mondo resta in silenzio davanti a questa violenza, non rischia solo l’Iran, ma tutto il pianeta”. Per il regista, accettare questa violenza come normale sarebbe un pericolo globale: “Quando la verità viene nascosta in un posto, altrove la libertà si affievolisce. E allora nessuno è al sicuro: né in Iran, né in Europa, né in America”.

Il ruolo degli artisti: abbattere il muro del silenzio

Panahi ha chiuso il discorso ricordando la responsabilità degli artisti e dei cineasti nei momenti difficili. “Se i politici ci deludono, almeno noi non restiamo in silenzio”, ha detto. Per lui, tacere di fronte ai crimini significa diventare complici: “Il silenzio è diventare parte dell’oscurità. Perciò non possiamo tacere”. Solo allora ha dichiarato ufficialmente aperta la 38ª edizione degli European Film Awards, tra lunghi applausi e commozione.

Una presenza simbolica e una risposta solidale

La presenza di Panahi a Berlino – dopo anni di arresti e divieti di uscire dall’Iran – ha avuto un forte valore simbolico. Molti colleghi hanno espresso solidarietà. “Non possiamo chiudere gli occhi su quello che sta succedendo”, ha detto una produttrice tedesca subito dopo il suo intervento. La situazione in Iran resta difficile da confermare: fonti europee riferiscono che le comunicazioni sono ancora instabili e le notizie arrivano a fatica.

In una serata dedicata al cinema europeo, la voce di Panahi ha riportato l’attenzione su una crisi che scuote l’opinione pubblica mondiale. E su un Paese dove, come ha ricordato il regista, “il diritto alla vita e alla libertà non può mai essere dato per scontato”.