Panahi lancia un appello agli Efa mentre ‘Sentimental Value’ conquista la vittoria di Joaquim Trier

Panahi lancia un appello agli Efa mentre 'Sentimental Value' conquista la vittoria di Joaquim Trier

Panahi lancia un appello agli Efa mentre 'Sentimental Value' conquista la vittoria di Joaquim Trier

Giada Liguori

Gennaio 19, 2026

Berlino, 19 gennaio 2026 – Jafar Panahi, regista iraniano da sempre impegnato sul fronte civile, ha aperto a sorpresa la 38ª edizione degli European Film Awards al Futurium di Berlino, ieri sera, con un monologo che ha colpito profondamente il pubblico. Davanti a centinaia di ospiti del cinema europeo, Panahi ha denunciato il “terribile spargimento di sangue” in Iran, parlando di “almeno 12mila morti in 48 ore”. Poi ha lanciato un appello forte: “La violenza, se resta senza risposta, diventa normale. Quando la verità viene soffocata in un posto, altrove la libertà respira a fatica. Nessuno, in nessun angolo del mondo, è al sicuro”.

Sentimental Value domina la serata degli European Film Awards

In una serata segnata da un clima di tensione politica e internazionale, a brillare è stato il film Sentimental Value del regista norvegese Joachim Trier. La pellicola, già premiata con il Grand Prix a Cannes, si è portata a casa ben sei riconoscimenti: miglior film, regia, sceneggiatura (scritta da Eskil Vogt e dallo stesso Trier), oltre ai premi per i migliori attori, Stellan Skarsgård e Renate Reinsve, e per la colonna sonora.

Sul palco, Trier ha ricordato le sue radici: “Noi siamo ai margini dell’Europa. Mio nonno è stato in prigione, vivevamo vicino alla Russia e avevamo molta paura”. Un chiaro richiamo al clima di incertezza che oggi attraversa il continente. Il film racconta la storia di una famiglia fragile e complicata, sospesa tra passato e futuro.

L’Italia si fa sentire: premi e riconoscimenti importanti

L’Italia non è passata inosservata. Tra i nomi in gara, Toni Servillo e Valeria Bruni Tedeschi erano candidati come migliori attori per “La Grazia” di Paolo Sorrentino e “Duse” di Pietro Marcello. Sorrentino stesso era in corsa anche per la sceneggiatura. Alla fine, l’Italia porta a casa l’European Young Audience Award con “La vita da grandi” di Greta Scarano, un racconto delicato sull’autismo.

Scarano, emozionata al suo debutto da regista, ha detto: “Un premio che viene dal futuro e ci dà speranza, perché il mondo non è fatto solo dai genocidi di Gaza”. Parole che hanno guadagnato applausi sinceri dalla platea.

Un altro premio importante è andato ad Alice Rohrwacher, premiata alla carriera a soli 44 anni. Sul palco, con un sorriso, ha scherzato: “Spero di poter fare ancora tanti film. Siete sicuri che non ci sia stato un errore?”. Un momento leggero in una serata densa di temi sociali.

Premi tecnici e documentari: spazio alle nuove voci

Tra le sorprese della serata, il premio al documentario italo-sloveno “Fiume o morte!” di Igor Bezinović, che racconta l’occupazione della città dal punto di vista degli abitanti di oggi. Bezinović ha colto l’occasione per lanciare un appello contro la militarizzazione della Germania.

Il film “Sirat”, diretto da Óliver Laxe, si è distinto nelle categorie tecniche: ha vinto per scenografia, montaggio, suono e casting. Un’opera che mescola misticismo, tragedia e musica rave, confermando la vitalità e l’originalità del cinema europeo di oggi.

Liv Ullmann e il caso Nobel: standing ovation a Berlino

Uno dei momenti più intensi è stata la standing ovation per Liv Ullmann, 87 anni, premiata alla carriera. L’attrice norvegese ha parlato del Premio Nobel per la Pace, dopo che la leader dell’opposizione venezuelana Maria Corina Machado – vincitrice lo scorso anno – aveva donato il riconoscimento a Donald Trump. Ullmann ha detto: “Sono norvegese e sono felice, soprattutto ora, perché in Norvegia abbiamo leggi che dicono: se usi male un Premio Nobel, te lo togliamo. Qualcuno negli Stati Uniti potrebbe restare molto deluso”.

La serata si è chiusa tra applausi e riflessioni amare. Berlino conferma ancora una volta il suo ruolo di crocevia del cinema europeo e specchio delle sue inquietudini. Tra premi e richiami politici, resta la sensazione che la cultura, anche nei momenti più difficili, voglia ancora farsi sentire.