Scopri le creazioni da non perdere per il World Pizza Day 2026!

Scopri le creazioni da non perdere per il World Pizza Day 2026!

Scopri le creazioni da non perdere per il World Pizza Day 2026!

Matteo Rigamonti

Gennaio 19, 2026

Roma, 17 gennaio 2026 – Oggi, nel giorno del World Pizza Day, l’Italia si conferma ancora una volta la patria di un vero e proprio simbolo di convivialità e creatività in cucina. Negli ultimi anni, il mondo della pizza ha cambiato volto: non si tratta più solo di numeri in crescita, ma di una continua ricerca su impasti, ingredienti e abbinamenti. Da Napoli a Roma, passando per Calabria e Sicilia, i maestri pizzaioli hanno scelto questa settimana per mettere in vetrina alcune delle loro creazioni più emblematiche. Vere “pizze bandiera” che raccontano storie, territori e nuove idee.

Pizza italiana: tra radici e nuovi sapori

A Napoli, Diego Vitagliano, ormai una figura di riferimento, racconta che “la pizza è memoria, ma anche uno sguardo al futuro”. Nel suo locale tra Pozzuoli e Bagnoli, per il World Pizza Day propone “La Rinforzata”: un impasto soffice che ospita cavolfiore marinato e gratinato con soia, senape e colatura di alici, fior di latte dei Monti Lattari, acciughe di Cetara, mandorle tostate, tartufo nero e Cacioricotta cilentano. Un viaggio nei sapori campani con un tocco moderno.

A Roma, Pier Daniele Seu, nel suo rinnovato “Seu Pizza Illuminati”, punta sulla memoria di famiglia con la “Valeria da nonna”: polpette al sugo, pomodoro arrosto, fonduta di parmigiano e pecorino, battuto mediterraneo e basilico. “Volevo riportare in tavola il sapore di casa”, confida il pizzaiolo romano. Per chi preferisce il vegano, c’è anche l’“Assoluto di crucifere”, un mix di cavolfiore giallo, broccolo romanesco arrosto e chips di cavolo nero.

Territori in primo piano e gusti che si intrecciano

Le interpretazioni legate al territorio non mancano. A Roma, da “Pizza & Bolle” arriva “Faccio un salto ai Castelli”, con crema di patate arrosto, porchetta e salsa tzatziki. Il consiglio per l’abbinamento? Champagne De Venoge Extra Brut. Sempre nella Capitale, Alessandro Santilli di Frumentario sorprende con una pizza ai funghi pleurotus e crema pasticcera salata al provolone affumicato. “Mi piace sperimentare con tecniche da cucina gourmet”, spiega.

A Chieti, Luca Cornacchia di Fermenta Pizzeria rende omaggio alla tradizione pastorale abruzzese con la sua “Transumanza”: un padellino cotto al vapore ripieno di pecora alla callara sfilacciata e caciocavallo podolico. Un richiamo diretto alle radici contadine del territorio.

Classici che tornano e qualche provocazione

Non mancano chi si diverte con i grandi classici. A Napoli, i fratelli De Maria (I Vesuviani) difendono la tradizione con la ruota di carro ai friarielli e salsiccia umbra. A Gioia del Colle, in Puglia, Roberta Esposito, pizzaiola premiata, propone una versione sottile della sua pizza con mozzarella Dop locale, aglio, crumble di pane all’aglio e peperoncino.

C’è spazio anche per chi osa: da “Bro” a Napoli arriva la “Non è una pizza per napoletani”, dove il salame piccante incontra una composta di ananas speziata e fonduta di provolone del Monaco Dop. “Volevamo rompere uno stereotipo”, raccontano i fratelli Ciro e Antonio.

Il Sud sempre protagonista

In Calabria, Pasqualino De Giuseppe di De Giuseppe Pizzeria a Cosenza punta tutto sui sapori locali: la sua “Cosentina” è bassa e ampia, con rape, fior di latte, salsiccia di fegato e olio extravergine calabrese. Ad Agrigento, i cugini Sorce di Sitari celebrano la Sicilia con la loro “Sud”: fior di latte, bresaola di tonno, datterino giallo semi secco, cipolla marinata e scorza di limone.

Masterclass e cultura della pizza

Il World Pizza Day non è solo una festa per il palato. Al Mercato Centrale di Roma, sabato 17 gennaio alle 11, Luca Mastracci terrà una masterclass sulle farine e gli impasti: teoria, pratica e assaggio finale della sua pizza tonda napoletana. “L’idea è condividere quello che so”, spiega Mastracci.

Un settore che non si ferma

Secondo i dati dell’Associazione Pizzerie Italiane, negli ultimi cinque anni il numero di locali specializzati è cresciuto del 15%. E l’interesse per ingredienti certificati Dop e Igp non accenna a calare. La pizza resta così un vero ambasciatore del Made in Italy nel mondo, capace di rinnovarsi senza perdere il suo spirito popolare. Oggi, tra padellini innovativi, impasti a lunga lievitazione e influenze internazionali, è ancora il piatto che unisce generazioni e territori.