Bruxelles, 19 gennaio 2026 – Mentre la tensione commerciale tra Unione Europea e Stati Uniti si fa sempre più concreta, a Bruxelles si moltiplicano incontri e telefonate tra i principali leader europei. L’obiettivo, dicono fonti della Commissione Europea, è semplice: “Evitare che la situazione precipiti, mantenere il dialogo con gli Usa e fermare i dazi, che danneggerebbero imprese e cittadini su entrambi i lati dell’Atlantico”. Una frase che racconta bene l’atmosfera di preoccupazione che si respira nei corridoi delle istituzioni europee.
Bruxelles e Washington: contatti serrati per evitare lo scontro
Negli ultimi due giorni, spiegano funzionari europei, i contatti tra Bruxelles e Washington si sono intensificati. Gli Stati Uniti hanno minacciato nuovi dazi su prodotti europei come acciaio, automobili e agroalimentare. Di qui la decisione della Commissione di convocare riunioni straordinarie. “La priorità è tenere aperto il confronto”, ha detto un portavoce dell’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen, ricordando che ogni escalation avrebbe conseguenze dirette per le economie di entrambi i continenti.
Dietro le quinte, diplomatici e funzionari sono al lavoro per evitare lo scontro frontale. “Siamo in una fase delicata”, confida un consigliere vicino al dossier, “e nessuno vuole passare alla storia come chi ha scatenato una guerra commerciale”.
Cosa rischiano le imprese europee
L’ipotesi di nuovi dazi preoccupa soprattutto le aziende che esportano negli Stati Uniti. Secondo dati della Commissione Europea, nel 2025 il valore dell’export dall’UE verso gli Usa ha superato i 400 miliardi di euro. Settori come l’automotive, la meccanica di precisione e l’agroalimentare potrebbero subire colpi duri. “Se i dazi dovessero entrare in vigore, l’Ue ha già pronto un pacchetto di contromisure”, avverte il portavoce della Commissione, lasciando intendere che Bruxelles non resterà a guardare.
Le associazioni di categoria, intanto, lanciano l’allarme. “Un’escalation tariffaria sarebbe un colpo pesante per le nostre imprese”, avverte Marco Bentivogli, presidente di una delle principali federazioni industriali italiane. “Non solo per chi esporta direttamente, ma per tutta la filiera”.
Bruxelles punta su responsabilità e fermezza
In questa fase, la parola d’ordine a Bruxelles è “responsabilità”. “In momenti come questo, la leadership si vede proprio nella responsabilità”, ha detto il portavoce della Commissione durante un punto stampa nel primo pomeriggio. Un invito alla prudenza, ma anche un messaggio chiaro agli Stati Uniti. L’Unione Europea, dicono fonti diplomatiche, è pronta a difendere i propri interessi senza però alimentare tensioni inutili.
Dietro questa linea più calma c’è la consapevolezza che una guerra commerciale farebbe male a entrambe le economie. Uno studio pubblicato dall’OCSE a dicembre parla chiaro: nuovi dazi potrebbero far perdere all’Europa fino a 0,3 punti percentuali di PIL nel 2026.
Capitali europee in allerta
Anche nelle capitali europee – da Parigi a Berlino, passando per Roma – si segue con attenzione l’evolversi della situazione. A Palazzo Chigi, spiegano fonti vicine al Ministero dello Sviluppo Economico, si valuta l’impatto sui distretti industriali del Nord Italia. “Siamo in stretto contatto con Bruxelles”, assicura un funzionario italiano nella serata di ieri.
A Berlino il tema è tra i più discussi. Il ministro dell’Economia tedesco, Robert Habeck, ha detto: “Serve una soluzione negoziata che protegga i lavoratori europei e americani”. A Parigi, invece, il ministro delle Finanze Bruno Le Maire ha chiesto “un fronte comune europeo”.
Il futuro resta incerto: si punta al dialogo
Per ora, spiegano fonti della Commissione, non sono in programma decisioni immediate. Le consultazioni andranno avanti nei prossimi giorni, con l’obiettivo di evitare lo scontro e mantenere il dialogo con Washington. Solo se la minaccia dei dazi dovesse concretizzarsi, Bruxelles valuterà come rispondere.
Nel frattempo, negli uffici della Commissione si lavora su dossier e simulazioni di impatto. La sensazione è che nessuno abbia interesse ad accelerare la crisi. Ma la partita resta aperta. E ogni parola conta.
