Seattle, 19 gennaio 2026 – Un asteroide lungo 710 metri, battezzato 2025 MN45, sta facendo parlare di sé per la sua rotazione da record: completa un giro su sé stesso in appena 1,88 minuti. La scoperta arriva dall’Osservatorio Vera Rubin, inaugurato lo scorso giugno in Cile, e il risultato è stato pubblicato su The Astrophysical Journal Letters dal team guidato da Sarah Greenstreet del NoirLab, parte della National Science Foundation americana. Per gli esperti, questa scoperta apre nuovi interrogativi sulla natura e la formazione degli asteroidi nel nostro Sistema Solare.
L’Osservatorio Vera Rubin rivoluziona la caccia agli asteroidi
Progettato per scansionare l’intero cielo con una rapidità mai vista prima, l’Osservatorio Vera Rubin ha già cominciato a svelare i suoi segreti. In poche settimane, gli scienziati hanno individuato 2.103 asteroidi, di cui circa 1.900 mai notati prima. Un numero che, come sottolinea Greenstreet, “ci fa capire quanto ancora dobbiamo scoprire a due passi da noi”. Tra questi, sedici oggetti si sono messi in mostra per la loro rotazione rapidissima, ben più veloce della media.
Il caso di 2025 MN45 è subito balzato agli occhi. “Abbiamo visto che la sua luce cambiava a un ritmo quasi frenetico”, ha raccontato Greenstreet durante una conferenza stampa online. “Solo dopo aver studiato bene i dati ci siamo resi conto di avere davanti qualcosa di davvero fuori dal comune”.
Un asteroide di pietra e misteri
I calcoli del gruppo americano indicano che, per reggere una rotazione così veloce, 2025 MN45 deve essere fatto di un materiale molto resistente. “Parliamo di una coesione simile a quella della roccia dura”, spiega Greenstreet. Un dettaglio che sorprende, visto che la maggior parte degli asteroidi è considerata un “ammasso di macerie”: pezzi tenuti insieme solo dalla gravità, senza una vera struttura solida.
“Se fosse solo un mucchio di detriti, si sarebbe già spaccato”, aggiunge la scienziata. Questo suggerisce che almeno alcuni asteroidi siano molto più compatti e robusti di quanto immaginavamo. Una scoperta che potrebbe cambiare il modo in cui pensiamo a difenderci da possibili impatti e studiare le origini del Sistema Solare.
Scontri, velocità e nuovi interrogativi
Gli astronomi ipotizzano che la rotazione così veloce possa essere il risultato di collisioni con altri corpi spaziali. “Non possiamo escludere che urti ripetuti abbiano fatto aumentare la velocità di rotazione”, spiega Greenstreet. Ma restano ancora molte domande aperte sulla storia di questi corpi.
L’Osservatorio Vera Rubin, arroccato sulle Ande cilene, promette di rivoluzionare la nostra conoscenza degli oggetti vicini alla Terra. Nei prossimi mesi partirà la campagna Legacy Survey of Space and Time, un progetto decennale che realizzerà una sorta di “film” ad altissima definizione del cielo. Gli scienziati sperano di scoprire migliaia di nuovi asteroidi e di raccogliere dati preziosi per capire meglio come si evolvono.
Un salto in avanti nella conoscenza del Sistema Solare
La scoperta di 2025 MN45 è solo l’inizio. “Questi risultati sono un assaggio di quello che vedremo nei prossimi anni”, dice Greenstreet. Gli esperti confidano che il flusso costante di dati permetterà di mappare con più precisione gli oggetti minori del Sistema Solare e di rispondere a domande chiave sulla loro origine e composizione.
Per ora, questo asteroide detiene il record di velocità di rotazione. Ma, come fanno notare i ricercatori del NoirLab, è molto probabile che altri oggetti simili siano lì fuori, pronti a essere scoperti. Nel silenzio dello spazio, tra milioni di frammenti e corpi vaganti, la caccia alle “trottole cosmiche” è appena iniziata.
