Valeria Bruni Tedeschi: la sua visione femminista contro la cancel culture

Valeria Bruni Tedeschi: la sua visione femminista contro la cancel culture

Valeria Bruni Tedeschi: la sua visione femminista contro la cancel culture

Giada Liguori

Gennaio 19, 2026

Berlino, 19 gennaio 2026 – Valeria Bruni Tedeschi è arrivata a Berlino con il suo solito sorriso e una battuta pronta a rompere il ghiaccio: “Sono contenta di essere qui, anche solo perché mia madre è convinta che io abbia vinto un Oscar”. In realtà, la nomination riguarda gli European Film Awards, gli Efa, spesso chiamati gli “Oscar europei”. La cerimonia si terrà questa sera nella capitale tedesca. Bruni Tedeschi è in corsa come miglior attrice protagonista per il film “Duse” di Pietro Marcello, un ruolo che l’ha portata a parlare pubblicamente di temi molto personali e di attualità: memoria storica, femminismo, cancel culture e dipendenze.

Valeria Bruni Tedeschi e la sfida degli European Film Awards

Nata a Torino e cresciuta tra Italia e Francia, l’attrice ha raccontato ai giornalisti di sentirsi “sorpresa e felice” per la candidatura. “Mia madre – ha detto – si è stupita del fatto che Eleonora Duse, spesso dimenticata, quando incontra Mussolini indossi una parrucca rossa. Il punto è che non si dovrebbe avere niente a che fare con il potere. Duse lo sapeva: nessun artista può vincere con un dittatore. L’arte resiste, ma in modo nascosto, puntando sull’empatia”. Così Bruni Tedeschi ha riportato al centro la figura di Eleonora Duse, attrice italiana di fine Ottocento, protagonista del film di Marcello.

Ha aggiunto che Duse era “una vera pioniera della cultura europea”, capace di portare il teatro italiano in Europa e America, recitando sempre nella sua lingua. “Era una donna libera – ha spiegato – e questo mi ha colpito molto”.

Femminismo e segni del tempo

Durante l’incontro, l’attrice ha parlato anche di femminismo. “Invecchiare per interpretare Duse non è stato un problema – ha detto –. Per me, fare un personaggio è sempre un gioco, mai un motivo di vergogna. Mostrare i segni del tempo è anche un modo di essere femminista”. Poi ha aggiunto: “Le battaglie più importanti sono per la parità salariale, per cambiare il linguaggio e soprattutto per smontare il patriarcato”.

Abusi e ricordi di famiglia

Non sono mancati momenti più intimi. Bruni Tedeschi ha parlato degli abusi subiti da bambina, spiegando di non provare rabbia verso la madre che non se ne accorse. “Bisogna mettere tutto nel contesto – ha detto –. All’epoca le cose venivano viste diversamente. Mio padre avrebbe potuto far arrestare quell’uomo, ma non ha fatto nulla. Per loro non era così grave, anche se per me lo era tantissimo”. Una confessione che ha colpito profondamente la sala stampa.

Cancel culture: no alla cancellazione, sì al dialogo

Sul tema della cancel culture, Bruni Tedeschi si è mostrata contraria: “Mia figlia vorrebbe cancellare Picasso per come ha trattato le donne. Ma non si può buttare via tutto così. Bisogna parlarne, non cancellare”. Un pensiero che ha esteso anche al cinema italiano: “Potrebbe succedere lo stesso con Bertolucci. Non possiamo permetterci di azzerare tutto”.

Il ritorno a Torino e il nuovo film

L’attrice ha raccontato come il successo di “Buen Camino” di Checco Zalone l’abbia spinta a tornare a girare in Italia. Il suo prossimo film da regista sarà ambientato a Torino, città d’origine della sua famiglia. “Racconterò una storia di dipendenze in un centro ispirato a quello di Don Ciotti – ha spiegato –. Conosco bene quella realtà: da ragazza ho avuto un fidanzato morto per overdose. So quanto siano importanti questi luoghi”.

Spiritualità e cioccolato: un legame speciale

Infine, un aneddoto personale sulla sua spiritualità, tra fede e piccole abitudini quotidiane. “Nei miei film c’è sempre un prete o una chiesa – ha raccontato –. L’altro giorno sono andata in una chiesa a Parigi per chiedere una grazia. Era chiusa da un mese, così mi sono messa davanti al portone a pregare. La gente mi guardava passare”. Poi ha sorriso: “Vicino c’è un negozio di cioccolato e ogni volta che entro in quella chiesa, poi compro un cioccolatino. Non dovrei, ma ogni volta ci casco”.

Valeria Bruni Tedeschi si conferma una delle voci più autentiche del cinema europeo: ironica, lucida, capace di mescolare pubblico e privato senza mai perdere il contatto con la realtà. Questa sera, agli European Film Awards, si sapranno i vincitori. Per lei, comunque vada, sarà già una serata da ricordare.