Caracas punta a un aumento del 30% nella produzione di oro entro il 2026

Caracas punta a un aumento del 30% nella produzione di oro entro il 2026

Caracas punta a un aumento del 30% nella produzione di oro entro il 2026

Giada Liguori

Gennaio 20, 2026

Caracas, 20 gennaio 2026 – Il governo venezuelano, guidato dalla presidente ad interim Delcy Rodríguez, ha presentato oggi all’Assemblea nazionale un piano per attrarre capitali privati internazionali e aumentare la produzione di oro del 30% entro il 2026. La proposta arriva in un momento di svolta politica a Caracas e punta a semplificare le procedure, offrendo più garanzie agli investitori stranieri. L’obiettivo è rilanciare l’economia e stringere nuove alleanze tra Stato e imprese private.

Riforma mineraria: un’apertura che vuole fare rumore

Nel dettaglio, la presidente Rodríguez – salita al potere con il sostegno degli Stati Uniti dopo la cattura di Nicolás Maduro – ha illustrato una riforma della Legge organica delle miniere. Il testo, depositato questa mattina in Parlamento, prevede una revisione delle regole per concedere e gestire le risorse d’oro. “Vogliamo garantire sicurezza giuridica ai capitali internazionali”, ha detto Rodríguez durante la seduta, “e favorire alleanze tra Stato e imprese private, per una crescita condivisa”.

I dati ufficiali mostrano che nel 2025 il Venezuela ha estratto 9,5 tonnellate di oro. Il traguardo per il 2026 è ambizioso: superare le 12 tonnellate, spingendo sull’apertura del settore petrolifero e minerario agli investitori stranieri. Un segnale chiaro: Caracas vuole mostrarsi più aperta e affidabile sui mercati globali.

Washington spinge per la priorità americana

Questo nuovo corso si inserisce in una fase politica delicata. Dopo anni di isolamento e tensioni diplomatiche, il governo Rodríguez punta a ricostruire i rapporti con Washington e le grandi potenze occidentali. Fonti locali riferiscono che la Casa Bianca ha già manifestato interesse per un ruolo di primo piano delle aziende Usa nei nuovi progetti estrattivi, soprattutto nel petrolio.

“Le imprese americane devono avere la precedenza”, avrebbe detto un funzionario dell’ambasciata Usa a Caracas, secondo la stampa locale. Dietro a questo c’è la voglia di Washington di rafforzare la sua presenza economica nella regione, specie dopo le recenti turbolenze geopolitiche.

Le ombre delle ONG sulla legalità dell’oro

Nonostante le parole ufficiali sulla trasparenza, restano forti dubbi sul controllo reale delle miniere nel sud del Paese. Secondo Human Rights Watch, gran parte dell’oro venezuelano è ancora nelle mani di “sindacati” e gruppi armati locali, che spesso impongono lavoro forzato e usano la violenza per mantenere il potere.

“Il rischio è che le nuove aperture avvantaggino solo chi già domina il mercato nero”, ha detto un attivista della ONG da Ciudad Bolívar. Le denunce riguardano soprattutto l’Arco Minero dell’Orinoco, dove lo Stato fatica a far valere la propria presenza.

Contrabbando e trasparenza, i conti non tornano

A complicare le cose c’è il tema della trasparenza. Per Transparency Venezuela, buona parte dell’oro estratto finisce in canali illeciti o viene contrabbandato all’estero, alimentando reti di corruzione fuori dal controllo del Tesoro. “I numeri ufficiali non raccontano la verità”, spiega un portavoce, “e spesso polizia e esercito chiudono un occhio, o sono complici”.

Le stime indipendenti parlano di flussi d’oro molto più alti rispetto a quelli dichiarati dal governo. Una situazione che rischia di mettere in dubbio la credibilità delle riforme e di frenare l’arrivo degli investimenti stranieri.

Tra speranze e dubbi, il futuro resta incerto

Mentre il governo venezuelano rilancia la sfida di modernizzare e aprire il settore minerario agli investitori esteri, restano molte domande sulla capacità dello Stato di garantire legalità ed efficienza. La comunità internazionale osserva con attenzione. Tutti aspettano che alle parole seguano i fatti. Intanto, nelle strade di Caracas e nei villaggi minerari del sud, si respira un’aria di attesa. Solo allora si vedrà se questo nuovo corso cambierà davvero le regole del gioco.