Roma, 20 gennaio 2026 – Nel 2026 contratti per 3,5 miliardi di euro saranno assegnati alle industrie europee dell’osservazione della Terra, grazie a un contributo di oltre 1,8 miliardi deciso lo scorso novembre alla conferenza ministeriale dell’Agenzia Spaziale Europea (ESA). A spiegarlo è stata Simonetta Cheli, responsabile ESA per l’Osservazione della Terra, durante un incontro con la stampa all’Esrin di Frascati, il centro italiano dell’agenzia. “Questa è la sfida che ci aspetta, in risposta alla fiducia e ai fondi che i Paesi membri ci hanno dato”, ha detto Cheli, sottolineando come il 2026 sarà un anno decisivo per il settore.
Milioni in campo e nuove missioni per guardare la Terra
Secondo l’ESA, i fondi serviranno a finanziare diversi programmi chiave, a partire dalla missione Sentinel 2 Next Generation, parte del programma Copernicus che si porta avanti con la Commissione Europea. “Questa missione è fondamentale oggi – ha spiegato Cheli – soprattutto se si pensa che negli Stati Uniti stanno discutendo se continuare o meno con il programma Landsat Next Generation”. Il confronto internazionale resta acceso, mentre l’Europa vuole rafforzare la sua indipendenza tecnologica.
Un altro progetto in crescita è il Digital Twin, nato e sviluppato interamente all’Esrin. Partito come iniziativa da 40 milioni di euro, il programma ha assunto un ruolo centrale per la sua capacità di creare modelli previsionali sull’evoluzione del pianeta. “Ormai è chiaro quanto siano strategici questi strumenti”, ha aggiunto Cheli.
Sicurezza e difesa, nuove richieste dai Paesi europei
L’ESA deve ora fare i conti anche con richieste legate alla sicurezza e alla difesa da parte di singoli Stati membri. “Abbiamo messo insieme queste esigenze in un programma europeo”, ha spiegato Cheli, ricordando come la collaborazione con l’Unione Europea abbia portato a proposte concrete. Tra queste, la gestione dei cavi sottomarini danneggiati e la risposta a potenziali minacce alle frontiere orientali, in Paesi come Polonia e Finlandia. Il programma resta aperto a nuovi contributi: tra febbraio e novembre 2026, anche le difese nazionali potranno aggiungere fondi.
Artico, ghiacci in ritirata e tensioni internazionali
Nell’Artico l’attività dell’ESA si concentra su due aspetti: il monitoraggio dello scioglimento dei ghiacci, come quello del ghiacciaio Jakoshawn in Groenlandia, e la sorveglianza dei cavi sottomarini, fondamentali per le comunicazioni globali. “Seguiamo l’evoluzione dei ghiacci da più di trent’anni”, ha ricordato Cheli, citando le campagne scientifiche fatte insieme a Canada, Stati Uniti e Giappone dopo che le attività in Siberia sono state sospese a causa del conflitto in Ucraina.
I dati arrivano sia da satelliti specializzati come Cryosat e Sentinel 1, sia da missioni aeree svolte con la NASA. “L’aspetto geopolitico dell’Artico sta diventando sempre più importante”, ha ammesso Cheli. Di recente, l’ESA ha dovuto rivedere i protocolli nel centro dati delle isole Svalbard (Norvegia), introducendo sistemi ridondanti per garantire sicurezza e continuità anche in caso di emergenza.
Satelliti e sicurezza civile: il ruolo dei dati
L’uso dei dati satellitari si allarga anche alla sicurezza civile. L’ESA sta studiando come le missioni possano rilevare tagli ai cavi sottomarini, un fenomeno già registrato nell’area artica. “Vogliamo capire come individuare situazioni di rischio o crisi usando i dati satellitari”, ha detto Cheli. Sono state fatte prove insieme a NATO, Agenzia europea per la difesa (EDA) e Agenzia europea per la sicurezza marittima (EMSA).
Iride, proroga e benefici per l’industria italiana
Sul fronte italiano, è stato prorogato fino a gennaio 2028 l’accordo tra il governo – tramite il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e l’Agenzia Spaziale Italiana – e l’ESA per il programma Iride, la costellazione di satelliti finanziata dal PNRR. Inizialmente prevista fino a dicembre 2026, ora l’attività si estende di altri due anni. Nel 2026 sono stati lanciati i primi 17 satelliti su 68; altri seguiranno nel 2027, insieme alla preparazione dei segmenti di Terra.
“L’Italia dovrà decidere come gestire operativamente la costellazione”, ha spiegato Cheli. Le ricadute per l’industria sono già visibili: aziende di tutte le regioni hanno acquisito nuove competenze, soprattutto nelle osservazioni ottiche. “A livello europeo – ha aggiunto – l’Italia oggi ha più competenze, più aziende e più strumenti”.
Data policy: una scelta italiana decisiva
Resta aperto il dibattito sulla data policy, cioè le regole per gestire i dati prodotti dalla costellazione Iride. La decisione spetta all’Italia, proprietaria della costellazione, anche se l’ESA offre supporto tecnico basato sulla sua esperienza. “Stiamo dando il nostro parere – ha concluso Cheli – ma formalmente sarà una scelta italiana”. La discussione si concentra su un approccio commerciale o istituzionale alla gestione dei dati, una decisione che peserà sul futuro dell’intero settore nazionale dell’osservazione della Terra.
