Milano, 20 gennaio 2026 – L’inquinamento dell’aria continua a essere una delle emergenze più gravi, sia per la salute che per l’ambiente, in Italia e in tutta Europa. A dirlo è il rapporto 2025 del progetto nazionale “Cambiamo aria. Salute e inquinamento atmosferico nelle città italiane”, pubblicato oggi da Isde Italia insieme all’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile di Kyoto Club e alla Clean Cities Campaign. L’indagine ha monitorato 57 stazioni in 27 città e mette in luce come Milano, Torino e Padova siano in cima alla classifica per le concentrazioni di polveri sottili Pm2,5, mentre Napoli, Palermo, Catania e Genova spiccano per i livelli più alti di biossido di azoto.
Milano, Torino e Padova: la lotta contro le polveri sottili
Nel 2025, Milano, Torino e Padova registrano i livelli più alti di Pm2,5, una delle particelle più pericolose nell’aria che respiriamo. Le polveri sottili arrivano da diverse fonti: riscaldamento domestico, industrie, agricoltura e soprattutto dal traffico. “Il particolato fine – spiega il dottor Alessandro Miani, presidente di Isde Italia – entra nei polmoni e poi nel sangue, aumentando il rischio di malattie al cuore e ai polmoni”. Il superamento dei limiti di legge si fa sentire soprattutto d’inverno, quando le condizioni meteo favoriscono l’accumulo di queste sostanze.
Biossido di azoto: Napoli, Palermo, Catania e Genova in crisi per il traffico
Sul fronte del biossido di azoto (NO2), la situazione è critica a Napoli, Palermo, Catania e Genova. Questo gas irritante è legato soprattutto ai veicoli, in particolare quelli diesel. “Il traffico nelle grandi città italiane è la fonte principale di NO2”, sottolinea Anna Donati dell’Osservatorio Mobilità Urbana Sostenibile. Le rilevazioni mostrano che spesso le concentrazioni superano i limiti previsti dalla legge italiana e anche quelli più severi introdotti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (2024/2881), che diventerà obbligatoria dal 2030.
Pm10: Palermo, Milano e Napoli fanalino di coda
Anche per le polveri più grosse, le Pm10, la situazione non è migliore. Dal progetto “Cambiamo aria” emerge che Palermo, Milano e Napoli occupano le ultime posizioni per la qualità dell’aria. Queste particelle, pur essendo più grandi, possono comunque causare problemi seri. “Le Pm10 provocano infiammazioni alle vie respiratorie e peggiorano malattie croniche”, ricorda il professor Francesco Forastiere, epidemiologo ambientale.
Limiti europei e OMS: il divario che preoccupa
Il rapporto mette a confronto i livelli di inquinamento con tre parametri: i limiti attuali della legge italiana, quelli più severi della Direttiva europea 2024/2881 (che scattano dal 2030) e le soglie raccomandate dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS). In molte città italiane, i livelli di Pm2,5 e NO2 sono ancora ben oltre le soglie suggerite dall’OMS, che sono più rigorose e pensate per tutelare davvero la salute. “Serve un cambio di passo nelle politiche urbane”, ammette Donati. “Le città devono puntare su trasporti pubblici migliori e ridurre il traffico privato”.
Le città reagiscono, ma la strada è lunga
Le amministrazioni locali sembrano esserne consapevoli. A Milano, l’assessore all’Ambiente Elena Grandi assicura che “la lotta allo smog è una priorità assoluta”. A Torino si stanno studiando nuove regole per limitare le auto nei giorni più critici. Ma gli esperti avvertono: senza interventi strutturali – come migliorare l’efficienza energetica degli edifici e promuovere la mobilità sostenibile – sarà difficile raggiungere gli obiettivi europei entro il 2030.
In attesa dei prossimi dati ufficiali, il quadro che restituisce “Cambiamo aria” è chiaro: l’inquinamento atmosferico resta una sfida aperta per molte città italiane e la salute dei cittadini è messa alla prova ogni giorno.
