New York, 20 gennaio 2026 – “Sogna in grande”: con queste parole, Josh Safdie ha lanciato ieri a Los Angeles il suo nuovo film, “Marty Supreme”, pronto a debuttare nelle sale italiane il 22 gennaio grazie a I Wonder Pictures. Un titolo che negli Stati Uniti ha già fatto parlare di sé, spinto dall’interpretazione di Timothée Chalamet, reduce da premi ai Critics Choice e ai Golden Globes e ora tra i favoriti per l’Oscar come miglior attore. Un riscatto personale, dopo la delusione dello scorso anno per il biopic su Bob Dylan.
Marty Mauser, un sogno tra Manhattan e Wembley
Al centro della vicenda c’è Marty Mauser, il personaggio di Chalamet: un giovane ebreo di Manhattan, magro, chiacchierone, con occhiali spessi e baffetti d’altri tempi. Siamo nel 1952, in una New York fatta di negozi di scarpe e sale da ping pong. Marty si guadagna da vivere con pochi dollari, ma ha un sogno particolare: diventare una leggenda del tennistavolo e lanciare la sua linea di palline arancioni, le “Marty Supreme”. Safdie ha detto che il personaggio si ispira liberamente a Marty “The Needle” Reisman, un campione americano noto nel dopoguerra non solo per il talento, ma anche per le scommesse e le trovate da showman.
Tra ambizione e realtà difficile
“L’ambizione è qualcosa a cui dobbiamo aggrapparci tutti”, ha detto Safdie, 41 anni, durante la conferenza stampa. “Spero che la storia di Marty spinga i giovani a non restare passivi, cosa che oggi sembra la norma”. È il primo film che il regista firma da solo, senza il fratello Benny, con cui aveva realizzato “Good Time” e “Diamanti grezzi”. Racconta un percorso pieno di ostacoli: Marty mette da parte ogni centesimo per arrivare ai campionati di Wembley, mentre cerca di districarsi in una relazione difficile con Rachel (Odessa A’zion), la fidanzata d’infanzia intrappolata in un matrimonio violento. Ma niente va come previsto: tra imprevisti e una città che non concede sconti, il sogno sembra sempre sfuggire.
Un film che mescola risate e momenti duri
Sono 149 minuti che scorrono come una partita di ping pong contro la vita, ha detto Safdie, tra cadute, rincorse e colpi di scena. “Un sogno non è una meta, ma un viaggio”, ha aggiunto, citando John Lennon: “La vita è ciò che succede mentre fai altri progetti”. Il film passa dalla commedia — come riconosciuto ai Golden Globe — a momenti più duri, affrontando temi come il razzismo, l’antisemitismo e il desiderio di riscatto. Non mancano i cameo, tra cui il ritorno sul grande schermo di Gwyneth Paltrow, e spunti cinefili, oltre a situazioni al limite dell’assurdo.
Chalamet: dedizione e talento per un outsider
La scelta di Chalamet per il ruolo è stata naturale, ha spiegato Safdie: “In lui ho visto la stessa urgenza di Marty, quella voglia di superarsi. Un campione di tennistavolo ha bisogno di una concentrazione totale: Timmy ce l’ha nel sangue”. L’attore si è immerso nel personaggio con grande impegno: quindici letture del copione, mille domande sulla storia di Marty, e sette anni di allenamenti con la racchetta. “Aveva bisogno di capire tutto”, ha raccontato il regista. “L’energia di Marty viene da dentro”.
Un racconto piccolo, ma universale
“Marty Supreme” non è solo la storia di un ragazzo che insegue un sogno quasi impossibile. È anche un racconto su identità, famiglia e la voglia di rifarsi una vita. “Alla fine del film”, ha detto Safdie, “un sogno deve finire per lasciare spazio a un altro. Il destino decide. Per me i sogni sono come rapine al destino”. Marty arriva dove la sua famiglia voleva che restasse, ma lo fa a modo suo. E solo allora, davanti al figlio appena nato, si ferma a guardare l’infinito.
Il film, distribuito da I Wonder Pictures, sarà nelle sale italiane dal 22 gennaio. Una storia piccola, forse, ma che il cinema trasforma in qualcosa di universale. Come ha chiuso Safdie: “Per parlare a tutti bisogna scavare nei dettagli più intimi”.
