La chiesa di Santa Maria delle Dame Monache: un tesoro nascosto all’Università Vanvitelli

La chiesa di Santa Maria delle Dame Monache: un tesoro nascosto all'Università Vanvitelli

La chiesa di Santa Maria delle Dame Monache: un tesoro nascosto all'Università Vanvitelli

Matteo Rigamonti

Gennaio 20, 2026

Capua, 20 gennaio 2026 – Ieri, 19 gennaio, l’Università degli Studi della Campania Luigi Vanvitelli ha ufficialmente preso possesso della chiesa di Santa Maria delle Dame Monache di Capua. L’antico edificio religioso, che si trova a due passi dalla sede del Dipartimento di Economia, è passato nelle mani dell’ateneo durante una cerimonia che ha visto la presenza del rettore Gianfranco Nicoletti, del delegato all’edilizia Gianfranco De Matteis, del sindaco Adolfo Villani, della vicesindaca e assessora alla Pubblica Istruzione Marisa Giacobone e di Raffaella Esposito, responsabile del Servizio patrimonio comunale.

Come ha spiegato il rettore, questa acquisizione è «un passo importante per valorizzare il patrimonio storico della città e arricchire l’offerta culturale universitaria».

Santa Maria delle Dame Monache torna a vivere

La chiesa di Santa Maria delle Dame Monache, oggi in disuso, entra ufficialmente a far parte del patrimonio dell’università grazie a una donazione modale fatta dal Comune di Capua. Il vincolo? L’immobile dovrà essere usato solo per attività universitarie e iniziative culturali che interessano la comunità locale.

«Abbiamo voluto che questo luogo tornasse a vivere, diventando un punto di riferimento per i giovani e per tutta la città», ha detto il sindaco Villani durante la consegna.

Secondo l’accordo, la chiesa diventerà una sala di rappresentanza dell’università, pronta a ospitare eventi pubblici, convegni e attività collegate al Dipartimento di Economia. Il progetto è ancora in fase di definizione, ma l’obiettivo è chiaro: restituire alla collettività uno spazio carico di storia e valore architettonico.

Un gioiello medievale nel cuore di Capua

La chiesa, conosciuta come Santa Maria delle Dame Monache, si trova a est, lungo il Corso Gran Priorato di Malta, in un’area che un tempo stava fuori dalle mura cittadine, vicino alla porta Sant’Angelo. Le origini esatte sono ancora dibattute dagli storici: c’è chi la fa risalire all’871, chi invece al 943, anno in cui le monache si trasferirono a Capua dopo che il loro convento di Alife venne distrutto da un’incursione saracena.

L’edificio ha una pianta a croce greca con cinque navate, bracci curvi e un portico con tre campate voltate a botte, sorrette da capitelli corinzi. La facciata spicca per le tre serliane e un fastigio barocco che le dà un tocco di eleganza. Nel corso dei secoli la chiesa ha subito diversi ampliamenti: tra basso Medioevo e età moderna sono stati aggiunti refettorio, dormitorio, chiostro, coro e campanile (intorno al 1174). Nel 1494 furono ricostruiti la tribuna e l’altare maggiore, mentre nel XVI secolo Benvenuto Tortelli fece un riassetto generale che trasformò il monastero in una specie di isolato delimitato da vie pubbliche.

Il futuro della chiesa e la comunità

L’università punta a ridare vita piena alla chiesa di Santa Maria delle Dame Monache, inserendola nel tessuto accademico e cittadino. «Vogliamo uno spazio aperto non solo agli studenti, ma anche ai cittadini – ha spiegato De Matteis – dove cultura e formazione possano dialogare con la storia».

Il piano prevede lavori di restauro conservativo e la sistemazione di spazi per conferenze, mostre e incontri pubblici.

Raffaella Esposito, responsabile del patrimonio comunale, ha sottolineato che questa operazione è «un esempio concreto di collaborazione tra istituzioni per la tutela e la valorizzazione dei beni culturali». Anche la vicesindaca Giacobone si è detta soddisfatta: «Restituiamo ai giovani uno spazio che racconta secoli di storia capuana».

Un nuovo capitolo per Santa Maria delle Dame Monache

Con questa acquisizione, si apre una nuova pagina per uno degli edifici più antichi e importanti della città. Nei prossimi mesi partiranno i primi lavori per mettere in sicurezza e rendere accessibili gli ambienti. Solo dopo sarà possibile organizzare le prime attività aperte al pubblico, spiegano dall’ateneo.

Intanto, dentro le mura silenziose della chiesa medievale, si respira un’atmosfera di attesa. Un’attesa che va oltre il semplice passaggio di proprietà. È la promessa di ridare memoria e futuro a un luogo rimasto chiuso troppo a lungo.