La ministra della Cultura slovena porta nuove prospettive al Trieste Film Festival

La ministra della Cultura slovena porta nuove prospettive al Trieste Film Festival

La ministra della Cultura slovena porta nuove prospettive al Trieste Film Festival

Giada Liguori

Gennaio 20, 2026

Trieste, 20 gennaio 2026 – Ieri sera il Teatro Miela ha fatto da palcoscenico a un momento importante per la cultura italiana e slovena, con la cerimonia d’apertura della 37ª edizione del Trieste Film Festival. A fare gli onori di casa c’erano la ministra della Cultura slovena, Asta Vrečko, e la direttrice artistica del festival, Nicoletta Romeo. Davanti a una platea piena di registi, operatori del settore e studenti, hanno ribadito il valore di un legame che va ben oltre il cinema e affonda le radici nella storia stessa di Trieste.

Trieste Film Festival, un crocevia di storie e culture

Il Trieste Film Festival si conferma ancora una volta come un luogo dove si incontrano e si mescolano cinematografie e identità diverse. “Trieste è un crocevia naturale, un posto dove le storie si intrecciano e trovano spazio”, ha detto Nicoletta Romeo poco prima di dare il via alla serata. Quest’anno, il festival ha dedicato una sezione speciale, chiamata “Wild Roses”, alle registe slovene, un omaggio nato dalla collaborazione con lo Slovenian Film Centre di Lubiana.

La presenza della ministra Vrečko è stata molto significativa. “Siamo qui per rafforzare una cooperazione che dura da anni e che ha portato risultati concreti”, ha dichiarato. “Il cinema è uno strumento potente per dialogare e conoscersi”. Non erano solo parole di rito: la Slovenia, attraverso il suo centro nazionale per il cinema, ha dato un sostegno concreto alla selezione e alla promozione dei film sloveni in gara.

Lo Slovenian Film Centre, motore della collaborazione

Per gli organizzatori, il ruolo dello Slovenian Film Centre è stato fondamentale per portare a Trieste uno sguardo fresco e vivo sulla produzione slovena. “Il Centro di Lubiana è sempre stato vicino al nostro festival”, ha ricordato Romeo dal palco. “Quest’anno, con il loro aiuto, abbiamo potuto mettere in mostra le registe slovene che stanno dando nuova forma al cinema europeo”.

La sezione “Wild Roses” ha attirato l’attenzione di pubblico e critica. In sala, ieri, si sono visti volti noti della scena slovena come Urša Menart e Sonja Prosenc, mentre tra i titoli più attesi c’erano “Zgodbe iz kostanjevih gozdov” e “Jaz sem Frenk”. Un’occasione rara per il pubblico italiano di scoprire storie e linguaggi poco presenti nelle grandi distribuzioni.

Trieste, una città ponte tra culture

Non si tratta solo di film. Trieste, con la sua posizione e la sua storia da città di confine, si conferma un laboratorio di convivenza e dialogo. “Il festival è un ponte tra Paesi”, ha ribadito Romeo. “Trieste è il posto giusto per costruire nuove relazioni artistiche”. Un messaggio che trova eco nelle parole della ministra Vrečko: “Le nostre culture sono diverse, ma vicine. Il cinema ci aiuta a capirci meglio”.

Durante la serata si è guardato anche al passato recente: la collaborazione tra Italia e Slovenia nel settore audiovisivo si è rafforzata negli ultimi anni grazie a coproduzioni e scambi formativi. Secondo gli organizzatori, negli ultimi tre anni sono stati più di venti i progetti comuni supportati dai due Paesi.

Tra speranze e applausi, il futuro della collaborazione

L’atmosfera in sala era quella delle grandi occasioni. Tra applausi e strette di mano, molti hanno sottolineato quanto sia importante continuare a investire nella collaborazione transfrontaliera. “Questi eventi fanno bene alla città”, ha detto Marco, studente triestino di 24 anni. “Non capita spesso di vedere film sloveni qui da noi”. Anche tra gli addetti ai lavori si respira ottimismo. La produttrice slovena Petra Vidmar ha commentato: “Il dialogo tra le nostre cinematografie non può che crescere”.

Il festival andrà avanti fino al 27 gennaio, con un calendario fitto di proiezioni, incontri e masterclass. Tra gli appuntamenti più attesi, una tavola rotonda sulle nuove sfide della produzione indipendente nell’Europa centrale. Ma già ieri, nei corridoi del Miela, si respirava una certezza: almeno per una settimana, Trieste è davvero tornata a essere quel ponte culturale che tutti evocano da tempo.