Mercati cinesi in calo: Shanghai e Shenzhen chiudono in territorio negativo

Mercati cinesi in calo: Shanghai e Shenzhen chiudono in territorio negativo

Mercati cinesi in calo: Shanghai e Shenzhen chiudono in territorio negativo

Giada Liguori

Gennaio 20, 2026

Pechino, 20 gennaio 2026 – Le Borse cinesi chiudono in rosso, trascinate giù dalle tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa che si fanno sentire anche sui mercati asiatici. La giornata è partita con prudenza e si è conclusa con l’indice Composite di Shanghai praticamente fermo a 4.113,65 punti (-0,01%). Più marcata la flessione dello Shenzhen Component, che ha chiuso a 2.677,79 punti perdendo lo 0,83%.

Dazi Usa e gelo sulla Groenlandia: mercati in fibrillazione

A far tremare i listini sono le minacce di dazi Usa contro otto Paesi europei, una mossa che ha acceso nuove preoccupazioni tra gli investitori. Fonti diplomatiche a Bruxelles collegano la tensione alla questione della Groenlandia, l’isola artica tornata sotto i riflettori per le mosse del presidente americano Donald Trump. “Si rischia un’escalation commerciale vera”, spiega un analista di Huatai Securities. “E gli effetti si vedono fin qui, in Asia”.

A Pechino, l’atmosfera si è fatta pesante già a metà mattina, quando le prime voci sui dazi hanno iniziato a girare sui media finanziari. “Non è solo una questione di tariffe”, confida un trader della Bank of China. “È instabilità geopolitica che può frenare la ripresa globale”.

Shanghai tiene, Shenzhen soffre

Guardando ai numeri, l’indice Composite di Shanghai ha resistito, oscillando vicino alla parità e chiudendo con una variazione quasi nulla. Diverso il quadro a Shenzhen, dove le azioni tecnologiche e manifatturiere hanno subito vendite più pesanti. Tra i titoli in calo spiccano BYD e TCL Technology, entrambe scese di oltre il 2% secondo i dati ufficiali delle 15:00.

Gli operatori spiegano che il settore tech è il più vulnerabile alle tensioni commerciali internazionali. “Ogni volta che si parla di nuovi dazi o restrizioni, il comparto reagisce subito”, ammette un gestore di fondi a Shenzhen. Solo qualche titolo legato all’energia e alle infrastrutture ha mostrato un po’ di tenuta, ma non è bastato a cambiare il trend.

Investitori stranieri in allerta

La notizia dei nuovi dazi Usa ha colpito subito il morale degli investitori esteri. Secondo la China Securities Regulatory Commission, oggi sono usciti circa 1,2 miliardi di yuan dai principali fondi azionari cinesi. “Gli investitori stranieri stanno giocando sul sicuro”, dice un analista di Nomura a Hong Kong. “Se Washington non darà segnali di distensione, la volatilità potrebbe crescere nelle prossime settimane”.

Anche lo yuan ha risentito della situazione, indebolendosi leggermente sul dollaro e chiudendo a 7,18 secondo la Banca Popolare Cinese. Un segnale di prudenza che spinge molti a cercare rifugio altrove.

Groenlandia, il cuore della crisi

Al centro delle tensioni c’è la Groenlandia, una zona strategica per le rotte artiche e le risorse minerarie. Negli ultimi giorni, Trump ha rilanciato l’idea di un maggiore coinvolgimento americano sull’isola, scatenando l’ira delle autorità danesi e dei partner europei. “Non accetteremo pressioni o ingerenze”, ha detto ieri la premier danese Mette Frederiksen in un’intervista.

Secondo alcuni, questa vicenda può complicare ancora di più i rapporti tra Stati Uniti ed Europa, proprio quando i mercati speravano in una tregua dopo mesi difficili. “La Groenlandia rischia di diventare un nuovo fronte di scontro commerciale”, avverte un diplomatico europeo a Pechino.

Sguardi puntati su Washington

Per ora, gli operatori aspettano di vedere cosa deciderà davvero l’amministrazione americana. Le prossime ore saranno decisive per capire se le minacce di nuovi dazi si tradurranno in fatti concreti o resteranno solo parole. Intanto, le Borse cinesi chiudono una giornata all’insegna della cautela e dell’incertezza, con tutti gli occhi rivolti alle mosse di Washington e Bruxelles.