Mercati in crisi: tensioni Ue-Usa spingono l’oro alle stelle

Mercati in crisi: tensioni Ue-Usa spingono l'oro alle stelle

Mercati in crisi: tensioni Ue-Usa spingono l'oro alle stelle

Giada Liguori

Gennaio 20, 2026

Washington, 20 gennaio 2026 – Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato nuovi dazi del 10% per i Paesi che invieranno truppe in Groenlandia a partire dal primo febbraio. La notizia ha fatto tremare i mercati finanziari europei già nella giornata di lunedì. Le Borse del Vecchio Continente hanno perso in tutto 225 miliardi di euro di capitalizzazione, mentre lo scontro tra Washington e Bruxelles si fa sempre più teso. La Groenlandia apre così un nuovo fronte nelle già intricate dispute commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea.

Borse europee in caduta libera: Parigi, Francoforte e Milano le più colpite

I principali mercati finanziari europei hanno reagito con forti ribassi. Parigi ha chiuso la giornata con un calo dell’1,78%, Francoforte ha perso l’1,34%. Anche Milano non è stata da meno: il Ftse Mib ha lasciato sul terreno l’1,32%, pari a 14,4 miliardi di euro bruciati in un solo giorno. Perdite più contenute a Madrid (-0,26%) e Londra (-0,39%). I settori più colpiti sono stati il lusso (-3,4%), la tecnologia (-3,3%) e l’automotive (-2,4%). “Si sente l’incertezza nell’aria, gli investitori corrono verso asset più sicuri”, ha commentato un trader milanese poco prima della chiusura.

Fuga verso l’oro e dollaro in calo: la reazione dei mercati globali

In mezzo a questa tempesta di incertezze economiche, la corsa ai beni rifugio si è fatta sentire forte. L’oro ha raggiunto un record storico a 4.690 dollari l’oncia, avvicinandosi sempre più alla soglia psicologica dei 5.000 dollari, secondo diversi esperti. Il dollaro, al contrario, si è indebolito rispetto alle principali valute mondiali. Anche le materie prime hanno risentito del clima, con petrolio e gas in calo, frenati dalle previsioni di una crescita globale più lenta.

Groenlandia, il nuovo nodo: l’allarme degli economisti

La scelta di Trump arriva in un momento delicato, a ridosso delle trimestrali e del bilancio dell’anno passato. Gli economisti di Goldman Sachs avvertono che i nuovi dazi potrebbero far perdere all’Europa tra lo 0,1% e lo 0,2% di Pil, con la Germania la più esposta. “Se dovesse scendere la fiducia dei mercati, l’impatto potrebbe essere ancora più pesante”, aggiungono gli analisti della banca americana.

Dal Fondo Monetario Internazionale arriva un chiaro avvertimento. Kristalina Georgieva, direttrice generale del Fmi, ha detto a Bloomberg Tv da Davos che “le tensioni sulla Groenlandia potrebbero frenare la crescita. La soluzione migliore è un accordo: conviene a tutti”.

Le contromosse europee: dazi e altre strategie sul tavolo

Di fronte alla mossa di Washington, Bruxelles sta studiando diverse risposte. Tra queste, una lista di prodotti americani per circa 93 miliardi di euro da colpire con dazi — una misura già pronta dopo il Liberation Day — e l’attivazione dello strumento anti-coercizione, anche se quest’ultimo richiede tempi lunghi e procedure complesse. “Ritorsioni da parte europea sarebbero molto rischiose”, ha ammonito Scott Bessent, segretario al Tesoro Usa, arrivando al Forum di Davos.

Alcuni esperti di Deutsche Bank ipotizzano che “alcuni governi europei potrebbero ridurre le loro partecipazioni negli asset statunitensi”, una mossa che potrebbe scuotere i mercati finanziari globali.

In attesa della decisione della Corte Suprema Usa

Sul tavolo c’è anche la sentenza della Corte Suprema americana sui nuovi dazi, attesa nelle prossime ore e potenzialmente in grado di cambiare di nuovo le carte in tavola. Valdis Dombrovskis, commissario europeo all’Economia, ha sottolineato che “abbiamo gli strumenti per agire e non escludiamo nulla”. Il partenariato tra Europa e Stati Uniti è il più grande al mondo, ha aggiunto, “c’è molto da perdere per entrambi”.

Nel frattempo, gli operatori restano cauti. Tra gli addetti ai lavori circola la sensazione che la partita sia appena iniziata. E che il nuovo epicentro della crisi commerciale mondiale abbia ora un nome insolito: Groenlandia.