Anfossi: la Compagnia di San Paolo punta a diventare un pilastro per il sociale

Anfossi: la Compagnia di San Paolo punta a diventare un pilastro per il sociale

Anfossi: la Compagnia di San Paolo punta a diventare un pilastro per il sociale

Giada Liguori

Gennaio 21, 2026

Torino, 21 gennaio 2026 – La Fondazione Ufficio Pio ha festeggiato oggi i suoi 430 anni di attività con una cerimonia alle Gallerie d’Italia di Torino, alla presenza del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella. L’evento ha riunito rappresentanti istituzionali e del terzo settore, offrendo un momento di riflessione sul ruolo dell’ente come pilastro sociale e fattore di coesione per il Paese.

430 anni di storia e uno sguardo al domani

Vogliamo essere un vero punto di riferimento sociale, un collante per il Paese anche come investitore istituzionale”, ha detto Alberto Anfossi, segretario generale della Fondazione Compagnia di San Paolo, aprendo la cerimonia. Le sue parole hanno riempito la sala principale delle Gallerie d’Italia, dove si sono alternati interventi e testimonianze di chi ha beneficiato e di chi opera nel sociale. Tra orgoglio e consapevolezza delle sfide, la mattinata è trascorsa intensa.

Fondata nel 1595, l’Ufficio Pio è oggi uno degli strumenti chiave della Compagnia di San Paolo. Il suo scopo è sostenere chi si trova in difficoltà economica e sociale, con interventi che vanno dal sostegno al reddito all’accesso ai servizi essenziali. “In quattro secoli – ha ricordato Anfossi – abbiamo capito che fiducia, valutazione del rischio e apprendimento sono la base per risposte efficaci”.

Fiducia, rischio calcolato e apprendimento: le basi dell’azione

Durante il suo intervento, Anfossi ha evidenziato come l’Ufficio Pio sia stato “pioniere e laboratorio” proprio su questi tre aspetti. “Fiducia vuol dire credere nelle capacità delle persone, anche quando tutto sembra contro”, ha spiegato. Il riferimento è ai percorsi personalizzati offerti a famiglie e individui in difficoltà.

Il secondo punto, il rischio calcolato, riguarda la scelta di investire in progetti nuovi, valutando con attenzione costi e benefici. “Non è una scommessa a caso – ha precisato – ma una decisione basata su dati e esperienza”. Infine, l’apprendimento: un processo continuo che coinvolge operatori, beneficiari e partner. Solo così si possono adattare gli interventi ai bisogni concreti del territorio.

Collaborare con le istituzioni per fare la differenza

La cerimonia ha dato spazio anche a un bilancio delle collaborazioni con le istituzioni locali. “Lavoriamo fianco a fianco con Comuni, Asl, scuole e associazioni”, ha ricordato Anfossi. Un lavoro di squadra che si traduce in progetti concreti: dal sostegno alle famiglie in difficoltà ai percorsi di inclusione per giovani e anziani. Solo nel 2025, secondo i dati della Fondazione, sono stati più di 12mila i beneficiari diretti dei programmi dell’Ufficio Pio nella città metropolitana di Torino.

Nel suo breve intervento, il presidente Mattarella ha sottolineato “l’importanza di realtà come l’Ufficio Pio per mantenere la coesione sociale del Paese”. Un riconoscimento che arriva in un momento in cui le disuguaglianze restano una sfida aperta per Torino e per l’Italia.

Un modello da seguire per il welfare italiano

Per gli organizzatori, l’esperienza dell’Ufficio Pio è un esempio che può essere replicato anche altrove in Italia. “La nostra forza sta nell’ascolto del territorio e nella capacità di adattare le risposte”, ha raccontato Maria Grazia Ferrero, operatrice storica dell’ente presente fin dalle prime ore del mattino. “Non ci sono soluzioni pronte – ha aggiunto – ma solo percorsi costruiti insieme alle persone”.

La giornata si è chiusa con una visita guidata alle sale storiche delle Gallerie d’Italia, dove sono conservati documenti e fotografie che raccontano quattro secoli di impegno sociale. Un viaggio nella memoria della città, ma anche uno sguardo al futuro. “Siamo qui per restare”, ha concluso Anfossi prima dei saluti finali. E nessuno tra i presenti sembrava avere dubbi.