Confindustria giovani Fermo: serve un governo che promuova aiuti per una legalità sostenibile

Confindustria giovani Fermo: serve un governo che promuova aiuti per una legalità sostenibile

Confindustria giovani Fermo: serve un governo che promuova aiuti per una legalità sostenibile

Matteo Rigamonti

Gennaio 21, 2026

Fermo, 21 gennaio 2026 – Il futuro del sistema moda italiano si gioca oggi nelle piccole imprese, nei distretti delle Marche e nelle stanze delle associazioni di categoria. A dirlo senza troppi giri di parole è Gianni Gallucci, presidente di Confindustria Giovani Fermo e direttore generale della storica calzaturiera Gallucci. In un’intervista ad Adnkronos/Labitalia, ha messo in chiaro le sfide che attendono il settore. “Il costo del lavoro è ancora tra i più alti d’Europa e la pressione fiscale schiaccia le imprese che lavorano regolarmente”, ha detto Gallucci, mettendo in luce come da qui dipenda la sopravvivenza stessa del Made in Italy.

Fisco troppo pesante, le imprese soffocano

Nel cuore delle Marche, dove la tradizione calzaturiera si tramanda da generazioni, la famiglia Gallucci porta avanti un’azienda quasi centenaria, famosa per il suo inconfondibile arancione e per una produzione 100% italiana. “Le parole di Diego Della Valle, patron di Tod’s, non sono solo una difesa di categoria”, spiega Gallucci, “ma un invito a una responsabilità condivisa tra imprese e istituzioni”. Il riferimento va alle recenti indagini che hanno acceso i riflettori sul settore moda. “Lo Stato deve controllare e vigilare, certo, ma deve anche proteggere il sistema produttivo e migliorare le condizioni in cui lavorano aziende e dipendenti”, aggiunge.

Per Gallucci, il problema vero resta il divario tra i costi che pesano sulle imprese serie e la concorrenza globale. “La moda italiana si regge sulle piccole e medie imprese artigiane, spesso a conduzione familiare. Pretendere che queste realtà sostengano da sole controlli complessi e responsabilità su tutta la filiera, senza un aiuto concreto dallo Stato, è un rischio enorme”.

Competere nel mondo, una sfida dura

La Gallucci, nata agli inizi del Novecento, vanta brevetti e clienti di alto profilo, dalle famiglie reali di Belgio e Svezia a star come Madonna e Jennifer Lopez. Eppure, anche chi ha raggiunto grandi traguardi deve oggi fare i conti con un mercato “profondamente sbilanciato”. “Il nostro impegno per standard sociali ed etici molto alti si scontra con un mercato globale dove il lavoro in Italia costa tra i più alti in Europa”, spiega l’imprenditore. “Senza un intervento strutturale che riequilibri questa disparità – per esempio riducendo il carico fiscale sul lavoro – le eccellenze italiane rischiano di restare schiacciate: da una parte l’impossibilità di abbassare i prezzi per competere con l’Asia, dall’altra l’onere insostenibile dei costi fissi europei”.

Gallucci non gira intorno al problema: “La vera sfida oggi non è solo la qualità del prodotto, ma la capacità dello Stato di rendere sostenibile dal punto di vista economico un modello produttivo etico”. Un equilibrio delicato che, secondo lui, richiede soluzioni concrete.

Serve una riforma vera e immediata

Abbassare il cuneo fiscale, semplificare le regole e ridurre il costo del lavoro non vuol dire rinunciare ai diritti”, sottolinea Gallucci. “Significa proteggerli nel tempo e diminuire anche la necessità di ammortizzatori sociali”. Se non cambia niente, avverte, rischiamo di perdere interi distretti industriali: “Se produrre in Italia diventa troppo caro, si rischia di perdere competenze secolari e di lasciare veri e propri ‘crateri’ industriali”.

La richiesta è netta: “Occorrono misure concrete per detassare il lavoro e difendere la nostra competitività nel mondo”. Solo così, dice Gallucci, si potrà salvaguardare il futuro del Made in Italy e dei posti di lavoro. “Senza imprese forti, messe in condizione di reggere la concorrenza globale, non ci sarà lavoro di qualità”.

In questo quadro, la voce degli imprenditori locali si fa sentire forte e chiara. E mentre le istituzioni studiano le prossime mosse, nei laboratori delle Marche si continua a lavorare. Con la consapevolezza che il tempo sta per scadere.