Milano, 21 gennaio 2026 – L’euro apre stabile ma in leggero calo sui mercati valutari. Stamattina, intorno alle 9.30, la moneta unica veniva scambiata a 1,1718 dollari, segnando un calo dello 0,06% rispetto alla chiusura di ieri, dati Bloomberg alla mano. Stesso copione sul fronte dello yen: il cambio euro/yen si è fermato a 183,3100, in lieve ribasso dello 0,06%.
Mercati in attesa: l’euro tiene ma non decolla
Dalle grandi piazze finanziarie europee – Francoforte, Londra, Milano – è arrivata una mattinata di prudenza. “Non si sono visti scossoni, il mercato aspetta i dati macro in arrivo dagli Stati Uniti nel pomeriggio”, ha spiegato un analista di una banca d’affari italiana, raggiunto subito dopo l’apertura. Tutti gli occhi sono puntati sui nuovi numeri del PIL americano e sulle prossime mosse della Federal Reserve. Da queste dipenderà la domanda di dollari e, di riflesso, la forza dell’euro.
Perché l’euro perde un po’ terreno? Tra Fed e BCE
Gli esperti mettono in campo due fattori principali per spiegare la lieve flessione della moneta unica. Da un lato, la Fed sembra pronta a mantenere i tassi alti ancora per un po’, una scelta che dà forza al dollaro. Dall’altro, la Banca Centrale Europea resta cauta: “Non c’è fretta di tagliare i tassi”, ha commentato un economista di Prometeia. Questo mantiene l’euro stabile, ma senza spingere più di tanto.
Sale operative tranquille, ma occhi puntati sul futuro
A Piazza Affari la giornata è trascorsa senza tensioni. Il cambio euro/dollaro si muove da settimane in un range stretto, tra 1,16 e 1,18. Gli investitori preferiscono aspettare segnali più chiari dalle banche centrali prima di muoversi. “La prudenza la fa da padrone”, ha confessato un trader di una società di gestione milanese. “Le prossime settimane saranno decisive: se la Fed cambia tono o la BCE sorprende, potremmo vedere scossoni forti”.
Inflazione e crescita: i fari restano accesi
A livello globale, l’attenzione resta alta sui dati dell’inflazione in Europa e negli Stati Uniti. Eurostat ha rilevato un aumento dello 0,2% dei prezzi al consumo nell’Eurozona a dicembre, mentre in Usa l’inflazione annua si è fermata al 3,4%. Questi numeri tengono gli investitori sulle spine, in attesa di capire come si muoveranno le banche centrali. “Il mercato reagisce a dati e parole”, ha ricordato un gestore londinese. “Basta poco per cambiare direzione”.
Cosa significa per risparmiatori e imprese italiane
Le oscillazioni dell’euro hanno un impatto concreto su chi vive e lavora in Italia. Per i risparmiatori con asset in valuta estera o per le aziende che esportano, un euro più debole può dare una mano, rendendo i prodotti italiani più competitivi. Ma può anche far salire i costi delle importazioni, materie prime ed energia in primis. “Anche piccoli movimenti si sentono subito sui bilanci”, spiega il responsabile finanziario di una media impresa lombarda.
In attesa di segnali chiari
La giornata è passata senza scossoni, ma tutti restano con il fiato sospeso. Le mosse delle banche centrali e i dati macro in arrivo faranno da guida. L’euro si muove con cautela tra dollaro e yen, in un clima di attesa. Silenzioso, vigile, pronto a reagire al minimo segnale.
