Torino, 21 gennaio 2026 – Ieri sera, nelle Gallerie d’Italia di Torino, la Fondazione Ufficio Pio ha festeggiato 430 anni di attività con una cerimonia a cui ha preso parte il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Un evento che ha radunato istituzioni, volontari e cittadini, offrendo uno spunto per riflettere sul ruolo della Compagnia di San Paolo e dei suoi enti nel tessuto sociale italiano.
Quattro secoli di impegno concreto
Nata nel 1595, l’Ufficio Pio è una delle realtà filantropiche più antiche d’Europa. Nel tempo ha aiutato migliaia di famiglie torinesi in difficoltà, cambiando il modo di intervenire in base alle esigenze e alle emergenze del territorio. “La Compagnia di San Paolo è un’istituzione al servizio del Paese”, ha detto Marco Gilli, presidente della Fondazione, rivolgendosi a Mattarella poco dopo le 18. “Vogliamo portare un cambiamento reale, condiviso e duraturo”, ha aggiunto, sottolineando l’urgenza di risposte concrete alle nuove povertà.
Mattarella: “Solidarietà, pilastro della democrazia”
Il Capo dello Stato ha seguito con attenzione gli interventi dei rappresentanti della Fondazione e dei beneficiari dei progetti sociali. In sala, tra le sedie delle Gallerie d’Italia, si respirava un clima di rispetto e attesa. Nel suo breve discorso, Mattarella ha richiamato l’importanza di “una società più unita, capace di affrontare le sfide che ci aspettano”, ribadendo che la solidarietà è un pilastro fondamentale della democrazia. “Guardiamo con fiducia al futuro dei nostri giovani”, ha concluso, ricevendo applausi sinceri.
Numeri e progetti contro la povertà
Secondo i dati della Fondazione, nel 2025 l’Ufficio Pio ha aiutato più di 12 mila famiglie nell’area metropolitana di Torino. Gli aiuti sono andati dal sostegno al reddito all’orientamento per il lavoro. “Non basta dare solo soldi”, ha spiegato Gilli ai giornalisti a margine della cerimonia. “Bisogna accompagnare le persone verso una vera autonomia”. Tra i progetti più recenti c’è “Percorsi di Seconda Opportunità”, rivolto ai giovani NEET (Not in Education, Employment or Training), e un fondo speciale per le famiglie colpite dalla crisi energetica.
Torino laboratorio sociale, ma la sfida è nazionale
Tra gli amministratori presenti, si è discusso se il modello Ufficio Pio possa funzionare anche in altre città italiane. “Torino è stata un laboratorio sociale fin dall’Ottocento”, ha ricordato Chiara Appendino, ex sindaca della città, seduta tra il pubblico. “Ma oggi la sfida riguarda tutto il Paese”. Alcuni osservatori sottolineano come la forza della Compagnia di San Paolo, con un patrimonio oltre i 7 miliardi di euro, sia difficile da replicare altrove. Tuttavia, il metodo basato su dati e valutazioni d’impatto è già studiato da altre realtà filantropiche.
Le storie dietro i numeri
Tra i presenti anche Maria Grazia, 52 anni, madre di due figli: “Senza l’aiuto dell’Ufficio Pio non ce l’avrei fatta nei momenti più difficili dopo aver perso il lavoro”, racconta con voce bassa ma decisa. Le sue parole si intrecciano con quelle di giovani volontari e operatori sociali che ogni giorno sono in prima linea nei quartieri più difficili della città. “Non è solo questione di soldi”, spiega Luca, educatore: “Spesso serve qualcuno che ti ascolti e ti dia una mano per ripartire”.
Un anniversario con lo sguardo al futuro
La serata si è chiusa poco dopo le 20 con un brindisi informale nei saloni delle Gallerie d’Italia. Niente discorsi solenni, solo strette di mano e qualche sorriso tra chi da anni lavora dietro le quinte della solidarietà torinese. “Riaffermare i nostri valori democratici, oggi più che mai”, ha confidato Gilli a chi gli chiedeva quale fosse la vera eredità dell’Ufficio Pio dopo quattro secoli. E in quel momento, tra le luci soffuse delle sale storiche, si sentiva che la storia della solidarietà a Torino ha ancora molto da raccontare.
