La Camera dà il via libera al dl ex Ilva: 136 voti favorevoli, ora è legge

La Camera dà il via libera al dl ex Ilva: 136 voti favorevoli, ora è legge

La Camera dà il via libera al dl ex Ilva: 136 voti favorevoli, ora è legge

Giada Liguori

Gennaio 21, 2026

Roma, 21 gennaio 2026 – Con 136 voti a favore, 96 contrari e 4 astenuti, la Camera dei Deputati ha dato il via libera definitivo al decreto-legge ex Ilva, trasformando in legge un provvedimento pensato per garantire la continuità operativa degli stabilimenti di Taranto e degli altri siti del gruppo. Il voto, arrivato nel pomeriggio di lunedì, chiude una lunga fase parlamentare segnata da tensioni politiche e proteste sindacali. Ma sul futuro dell’acciaieria più grande d’Europa pesano ancora molte incognite.

Il cuore della legge: mantenere in vita la produzione

Il testo, uguale a quello approvato dal Senato, permette ad Acciaierie d’Italia di usare i 108 milioni di euro rimasti dopo la gestione straordinaria di Ilva. Questi soldi si aggiungono ai 92 milioni già spesi nei mesi scorsi per tenere in piedi gli impianti. Una soluzione temporanea, spiegano al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, “necessaria per evitare nuovi stop produttivi prima della vendita”. Insomma, una misura ponte per evitare che tutto si fermi all’improvviso.

Il decreto apre anche alla possibilità di un ulteriore finanziamento, fino a 149 milioni di euro nel 2026, se la vendita non si concluderà entro il 30 gennaio. Questi fondi, che potrebbero andare ancora ad Acciaierie d’Italia, servono per garantire che la produzione e i posti di lavoro non si fermino. Il prestito sarà concesso tramite decreto del ministro delle Imprese, insieme al Mef, su richiesta dei commissari e basandosi su un piano di gestione temporanea.

Soldi da restituire e il via libera dell’Europa

I soldi dovranno essere restituiti entro sei mesi, usando i proventi della vendita dell’azienda. Il tasso di interesse sarà più alto di 400 punti base. Ma tutto questo potrà partire solo dopo il via libera della Commissione europea, un passaggio obbligato per evitare sanzioni sugli aiuti di Stato. “La procedura – ha assicurato una fonte del Mimit – sarà trasparente e sottoposta a tutti i controlli previsti”.

Il decreto tocca anche l’indotto: l’uso del fondo Mimit, da un milione l’anno, viene spostato al triennio 2026-2028. Inoltre, le imprese strategiche potranno accedere agli incentivi del Fondo per la transizione energetica, pensato per spingere investimenti in tecnologie meno inquinanti.

Lavoro e sicurezza: i nodi ancora aperti

Sul fronte occupazione, il decreto mette a disposizione 8,6 milioni nel 2025 e 11,4 milioni nel 2026 per prolungare la cassa integrazione straordinaria. Previsti anche corsi di formazione legati alle bonifiche ambientali. Ma proprio mentre il Parlamento votava, a Putignano (Bari) si svolgevano i funerali di Claudio Salamida, l’operaio morto il 12 gennaio nello stabilimento di Taranto dopo una caduta durante un intervento di manutenzione. Una tragedia che ha riacceso i riflettori sulla sicurezza sul lavoro.

“La continuità produttiva – sottolineano i sindacati – per ora c’è, il futuro no”. I rappresentanti dei lavoratori chiedono un incontro urgente a Palazzo Chigi: “Non si può più aspettare”, hanno ribadito in una nota dopo il voto. Sullo sfondo restano le preoccupazioni per l’ambiente e la salute: a Taranto si vogliono fatti concreti, non solo promesse.

Governo e opposizioni: scontro aperto

Le opposizioni hanno bollato il decreto come “emergenziale”, senza una vera strategia industriale a lungo termine. Il governo, invece, difende la scelta: serve “tenere in vita l’impianto” in attesa di un rilancio che passa anche dalla decarbonizzazione. “Abbiamo fatto quello che serviva per non spegnere l’acciaieria”, ha detto il ministro delle Imprese, Adolfo Urso. Ma la città e i lavoratori aspettano risposte più solide.

Il decreto tiene accesa la fiamma dell’ex Ilva. Ma i problemi di fondo – industriali, ambientali e sociali – restano tutti da risolvere.