New York, 21 gennaio 2026 – È un campanello d’allarme che non si può più ignorare: il nuovo rapporto delle Nazioni Unite, uscito oggi, ci dice che il mondo è entrato nell’era della bancarotta idrica globale. A lanciare l’allarme è Kaveh Madani, direttore dell’Istituto per l’Acqua, l’Ambiente e la Salute dell’Università dell’Onu. Madani spiega che l’uso eccessivo e l’inquinamento delle risorse idriche hanno ormai superato la capacità della natura di rinnovarsi. Una situazione da cui, dicono gli esperti, non si torna indietro.
Laghetti e zone umide che spariscono a vista d’occhio
Il rapporto, presentato stamattina a New York, scatta una fotografia dura: più della metà dei grandi laghi nel mondo si è prosciugata dai primi anni ’90. Tradotto in numeri, si parla di una perdita di 410 milioni di ettari di zone umide naturali negli ultimi cinquanta anni. È come se sparisse un’area grande quasi quanto tutta l’Unione Europea. “Molte aree stanno consumando più acqua di quanta ne abbiano a disposizione”, ha detto Madani durante la conferenza stampa. “E molti bacini idrici fondamentali sono già in rosso”.
Le immagini satellitari mostrano bacini come il Lago Ciad e il Mar d’Aral ridotti a pochi sprazzi d’acqua rispetto a un tempo. In Asia centrale, agricoltori e pescatori raccontano di villaggi abbandonati e raccolti dimezzati. In Sud America, le comunità indigene lungo il Rio delle Amazzoni segnalano livelli d’acqua mai visti così bassi.
Falde acquifere che si svuotano sempre più
Il rapporto mette in luce un’altra emergenza: circa il 70% delle falde acquifere più importanti sta calando in modo preoccupante. In India, i dati del Central Ground Water Board mostrano che in alcune zone il livello dell’acqua sotterranea è sceso di oltre dieci metri dal 2000 ad oggi. Negli Stati Uniti, la falda dell’Ogallala, che sostiene gran parte dell’agricoltura nel Midwest, si sta prosciugando a un ritmo che non si può più sostenere.
“Non possiamo far tornare i ghiacciai scomparsi o riempire falde ormai compattate”, ha ammesso Madani. “Ma possiamo cercare di fermare altre perdite e ripensare le istituzioni per convivere con questa nuova realtà”.
La crisi che tocca già miliardi di persone
Le conseguenze si vedono già nella vita di tutti i giorni di miliardi di persone. Secondo il rapporto Onu, 2,2 miliardi di persone non hanno accesso a acqua potabile sicura, mentre 3,5 miliardi non dispongono di servizi igienico-sanitari adeguati. Quasi 4 miliardi devono affrontare una grave carenza d’acqua per almeno un mese all’anno.
A Lagos, in Nigeria, le file davanti ai pozzi pubblici cominciano prima dell’alba. In alcune zone rurali del Pakistan, le donne percorrono chilometri ogni giorno solo per riempire taniche d’acqua. “Gestire questa bancarotta richiede onestà, coraggio e volontà politica”, ha spiegato Madani ai giornalisti.
L’agricoltura sotto pressione
Al centro di tutto c’è l’agricoltura: assorbe il 70% dell’acqua dolce prelevata a livello globale. Le falde si svuotano più in fretta di quanto possano ricaricarsi, mettendo a rischio il cibo di intere popolazioni. In California, i coltivatori di mandorle hanno dovuto ridurre le superfici coltivate per mancanza d’acqua; in Cina settentrionale, i raccolti di grano sono calati del 15% nell’ultimo decennio.
“Se non cambiamo strada”, ha avvertito Madani, “l’agricoltura sarà sempre più in difficoltà”. Gli esperti chiedono un cambio netto nelle politiche globali: investimenti per risparmiare acqua, nuovi modi di coltivare e regole più severe per gestire le risorse.
Un futuro da affrontare
Il rapporto Onu chiama i governi e le istituzioni a prendere atto dei limiti ormai raggiunti. “Solo così”, ha concluso Madani, “potremo evitare altre perdite e adattarci a quello che ci aspetta”. La sfida è lanciata: tra dati allarmanti e storie dal campo, la bancarotta idrica globale non è più un rischio lontano, ma una realtà con cui fare i conti ogni giorno.
