Roma, 21 gennaio 2026 – Oltre 400 imprese italiane hanno preso parte, da settembre a oggi, al viaggio itinerante “Energie per il futuro dell’export”, promosso da Sace, l’agenzia pubblica per il credito all’export controllata dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. La tappa conclusiva si è svolta proprio a Roma, dopo un percorso che ha toccato sette città italiane – Milano, Venezia, Bologna, Firenze, Napoli, Bari e Roma – e una tappa all’estero, a Dubai. Un’iniziativa pensata per ascoltare le esigenze delle aziende e individuare nuove strade per far crescere il Made in Italy sui mercati internazionali.
Faccia a faccia con le imprese: ascolto e strategie sul campo
L’evento finale si è svolto nella sede romana di Sace, in via Goito, e ha visto riuniti imprenditori provenienti da Lazio, Abruzzo e Molise, insieme ai rappresentanti di grandi gruppi come Fincantieri e Leonardo. Obiettivo: fare il punto sulle priorità emerse durante i quattro mesi di incontri. “Il roadshow di Sace dedicato al futuro dell’export – ha spiegato il presidente Guglielmo Picchi – arriva in un momento storico delicato, dove le catene del valore stanno cambiando e i flussi commerciali si stanno spostando”. Picchi ha ricordato che in Italia ci sono oltre 120 mila imprese esportatrici, con 4,3 milioni di addetti e un terzo del PIL nazionale che arriva proprio dall’export. “Sostenere l’export significa sostenere il futuro del Paese”, ha aggiunto.
Le richieste delle aziende: più competitività, innovazione e nuovi mercati
Durante il percorso, le imprese hanno indicato tre priorità. Prima di tutto, serve rafforzare la competitività: molte aziende vogliono strumenti concreti per consolidare la presenza del Made in Italy all’estero, con più continuità e stabilità. Poi, c’è l’urgenza di investire in innovazione e digitalizzazione, viste come leve fondamentali per migliorare produttività e capacità di esportare. Infine, le aziende chiedono supporto per entrare in nuovi mercati e gestire i rischi: vogliono diversificare, ma servono coperture assicurative, informazioni precise e accompagnamento durante i processi di internazionalizzazione.
“Ascoltare il territorio è stato fondamentale per capire sfide e opportunità”, ha sottolineato l’amministratore delegato Michele Pignotti. “Le imprese vogliono strumenti che trasformino l’eccellenza del Made in Italy in una presenza più solida fuori dai confini. Ed è qui che Sace gioca un ruolo chiave per tutto il Paese”.
Mercati in crescita ma concentrazione ancora alta
L’Ufficio studi di Sace ha presentato un quadro aggiornato sull’export italiano. Nei primi undici mesi del 2025 si è registrato un aumento del 3,1%, nonostante il rallentamento di mercati tradizionali come la Germania. Molte imprese stanno già spingendo in aree come Medio Oriente, Sud-Est asiatico, India e Nord Africa, territori con grande potenziale. Però, la concentrazione geografica resta alta: il 44% delle imprese esportatrici italiane è presente su un solo mercato, mentre solo poche guardano oltre l’Unione Europea.
Negli ultimi venticinque anni, l’export verso i Paesi emergenti è cresciuto in media del 6,6% all’anno, contro il 4,2% dei mercati maturi. Ma, come hanno spiegato gli analisti Sace, il margine per crescere c’è ancora: “Diversificare è la chiave per affrontare le sfide globali”, ha detto un manager presente all’incontro.
Dal territorio, storie di crescita e successo internazionale
Tra i protagonisti dell’evento romano anche aziende come Cisalfa Sport e Rustichella d’Abruzzo, che hanno raccontato come sono riuscite a espandersi all’estero grazie agli strumenti offerti da Sace. “Abbiamo trovato un partner affidabile che ci ha aiutato a gestire i rischi e a sfruttare nuove opportunità”, ha spiegato uno dei responsabili commerciali.
Le testimonianze dei grandi gruppi – su tutti Fincantieri e Leonardo – hanno messo in luce come il supporto pubblico sia fondamentale per rafforzare le filiere strategiche italiane all’estero. “Solo con un’azione coordinata possiamo competere sui mercati globali”, ha ammesso un dirigente di Leonardo.
Il futuro non si ferma qui
La chiusura del roadshow non segna la fine del percorso. “Questo è solo l’inizio”, ha ribadito Pignotti. Le imprese chiedono strumenti più semplici, veloci e mirati. Sace promette di continuare a dialogare con il territorio, raccogliendo idee e adattando i servizi alle vere esigenze delle aziende italiane. In un mondo che cambia in fretta, saper ascoltare e offrire risposte flessibili sarà decisivo per mantenere viva la competitività del Made in Italy nel mondo.
