Santoro (Inps): la produttività come fulcro delle politiche pubbliche

Santoro (Inps): la produttività come fulcro delle politiche pubbliche

Santoro (Inps): la produttività come fulcro delle politiche pubbliche

Matteo Rigamonti

Gennaio 21, 2026

Roma, 21 gennaio 2026 – Il futuro del sistema previdenziale italiano dipende dalla capacità di aumentare la produttività e di valorizzare appieno il capitale umano. Lo ha ribadito oggi Gianfranco Santoro, direttore centrale studi e ricerche dell’Inps, durante la presentazione del XXIV Rapporto annuale dell’Istituto, ospitata nella sede di Confindustria a Roma. Le stime dell’Istat sono nette: entro il 2040 l’Italia perderà circa 5 milioni di persone in età lavorativa. Un campanello d’allarme che impone di riflettere subito sulle strategie per sostenere il lavoro e mantenere in equilibrio i conti pubblici.

Produttività e lavoro: le sfide del sistema previdenziale

“Per reggere il sistema previdenziale, la produttività deve diventare la stella polare delle politiche pubbliche”, ha spiegato Santoro davanti a economisti e rappresentanti delle imprese. Nel 2024, gli occupati in Italia sono arrivati a 24,2 milioni, con un tasso di occupazione al 63%: il livello più alto mai raggiunto. A spingere in avanti questo risultato sono stati soprattutto i lavoratori dipendenti a tempo indeterminato, protagonisti della recente crescita.

Ma dietro a questi numeri si nascondono ancora forti divari territoriali, di genere e generazionali. “Le differenze tra Nord e Sud, tra uomini e donne, tra giovani e adulti sono ancora pesanti”, ha ammesso Santoro, sottolineando come il cambio demografico renda urgente un intervento mirato per colmare queste distanze.

Inattività e disuguaglianze: l’Italia ancora indietro rispetto all’Europa

Il quadro disegnato dall’Inps mette in luce problemi strutturali. Il tasso di inattività in Italia è al 33,4%, molto più alto della media europea, ferma al 24,7%. Anche se il tasso di occupazione è ai massimi storici, resta comunque circa 18 punti percentuali sotto la media europea. “Il divario si fa ancora più evidente quando si parla di occupazione femminile e giovanile”, ha spiegato Santoro. Nel Mezzogiorno, per esempio, il tasso di occupazione è molto più basso rispetto al Nord, che invece si avvicina al 70%, allineandosi alla media Ue.

Un altro dato che preoccupa riguarda i Neet – i giovani tra 15 e 29 anni che non studiano né lavorano – la cui incidenza nel Sud è più che doppia rispetto al Centro-Nord. “Numeri che impongono una riflessione seria sulle politiche attive del lavoro e sulla formazione”, ha aggiunto Santoro.

Segnali di crescita: aumentano gli assicurati Inps

Non mancano però segnali positivi. Nel 2024, i lavoratori assicurati all’Inps sono arrivati a circa 27 milioni. Un numero più alto rispetto ai dati Istat perché l’Inps conta anche chi ha versato contributi per almeno una settimana nell’anno. Rispetto al 2023, c’è stato un aumento di circa 400 mila persone; rispetto al 2019, l’incremento supera il milione e mezzo, pari a un +6%.

A crescere di più sono state soprattutto le donne (+6,7% contro il +5,2% degli uomini), le regioni del Sud (+7,4% rispetto al Centro-Nord) e i lavoratori stranieri provenienti da Paesi non comunitari, con un balzo del +29%. Il numero medio di settimane lavorate si mantiene stabile intorno alle 43 settimane, segno che l’intensità del lavoro non è cambiata molto negli ultimi anni.

Pensioni: la sfida della sostenibilità

Sul fronte della sostenibilità del sistema pensionistico, Santoro ha invitato a superare la retorica della “gobba pensionistica”. Oggi la spesa per le pensioni pesa per circa il 15,4% del Pil; le previsioni indicano un aumento fino al 17% entro il 2040, quando andranno in pensione i baby boomers. “È una questione da affrontare con realismo”, ha detto Santoro, “puntando su produttività e piena partecipazione al lavoro”.

Il quadro scattato oggi dall’Inps racconta un’Italia che fa passi avanti sull’occupazione, ma deve ancora colmare divari profondi – tra territori, generazioni e generi – per tenere in piedi il proprio sistema sociale ed economico nei prossimi anni.