Confcommercio prevede un futuro luminoso: Pil in crescita del 0,9% entro il 2026

Confcommercio prevede un futuro luminoso: Pil in crescita del 0,9% entro il 2026

Confcommercio prevede un futuro luminoso: Pil in crescita del 0,9% entro il 2026

Matteo Rigamonti

Gennaio 22, 2026

Milano, 22 gennaio 2026 – L’economia italiana dà qualche segnale di ripresa. L’ultimo rapporto dell’Ufficio studi di Confcommercio evidenzia come, negli ultimi mesi, il calo dell’inflazione e il recupero del potere d’acquisto delle famiglie abbiano spinto i consumi verso una ripresa più solida rispetto al passato recente. Le stime per il 2026, diffuse questa mattina, parlano di una crescita del PIL dello 0,9% nei dati grezzi, in rialzo rispetto al +0,6% del 2025. Un quadro ancora prudente, ma che fa sperare in una maggiore stabilità.

Inflazione sotto controllo, consumi in ripresa

Il calo dell’inflazione è stato uno dei fattori chiave che ha cambiato il vento nell’economia. Dopo mesi difficili, con prezzi alle stelle soprattutto tra fine 2024 e inizio 2025, la pressione sui costi si è allentata. “Il rallentamento dei prezzi ha permesso alle famiglie di recuperare parte del potere d’acquisto perso negli anni scorsi”, spiega Mariano Bella, direttore dell’Ufficio studi. A questo si aggiunge una crescita dei consumi più diffusa, che non riguarda più solo i beni indispensabili, ma si estende anche ai servizi e al tempo libero.

Crescita prudente per il 2026

Le previsioni per l’anno che viene restano comunque caute. L’aumento del PIL allo 0,9% – dopo il +0,6% del 2025 – riflette una situazione ancora fragile, legata soprattutto a quanto riusciranno a spendere le famiglie. “La crescita dipende molto dalla capacità di tornare a consumare con fiducia”, osserva Bella. A spingere la ripresa è soprattutto il settore dei servizi: sempre più risorse vengono destinate a viaggi, ristoranti, cultura e benessere, confermando la “terziarizzazione” della spesa.

Servizi e tempo libero, la nuova spinta dei consumi

Un dato che salta all’occhio è la composizione della spesa delle famiglie: nel 2025 oltre il 60% è andato ai servizi. E la tendenza sembra destinata a crescere nel 2026. “Stiamo vedendo un cambio profondo nelle abitudini di consumo”, dice Bella. “La domanda si concentra sempre di più su esperienze e attività legate al tempo libero”. Ristoranti pieni nei weekend, biglietti esauriti per concerti e spettacoli teatrali: sono segnali chiari di questo cambiamento.

Attenzione alle incognite internazionali

Non mancano però le incognite. Il quadro resta molto legato a come si muoverà lo scenario internazionale. Le tensioni geopolitiche – dal Medio Oriente all’Est Europa – continuano a mettere a rischio la stabilità dei mercati energetici e delle forniture. “Se i prezzi delle materie prime risalissero, la ripresa dei consumi rischierebbe di frenare”, avverte Bella. Anche le mosse della Banca Centrale Europea sono un punto da tenere d’occhio: eventuali aumenti dei tassi potrebbero ridurre la voglia di spendere delle famiglie.

Imprese guardano al futuro con cautela

Sul fronte delle imprese c’è una fiducia cauta. “Segnali positivi arrivano soprattutto da turismo e ristorazione”, dice Carlo Sangalli, presidente di Confcommercio. Ma molte aziende lamentano ancora difficoltà nell’accesso al credito e costi alti per energia e materie prime. Sangalli sottolinea che “servono interventi concreti per sostenere la competitività delle imprese italiane”.

Ripresa a due velocità: consumi in primo piano

In sintesi, il rapporto di Confcommercio indica che la ripresa dell’economia italiana passa soprattutto dal rilancio dei consumi interni e dalla capacità di adattarsi a un mondo che cambia in fretta. La sfida per i prossimi mesi sarà consolidare questi segnali, tenendo d’occhio i rischi esterni e le esigenze di famiglie e imprese. Solo così si potrà parlare davvero di una svolta per il Paese.