Debito pubblico in Eurozona: l’Italia seconda solo alla Grecia con un allarmante 137,8%

Debito pubblico in Eurozona: l'Italia seconda solo alla Grecia con un allarmante 137,8%

Debito pubblico in Eurozona: l'Italia seconda solo alla Grecia con un allarmante 137,8%

Giada Liguori

Gennaio 22, 2026

Bruxelles, 22 gennaio 2026 – Nel terzo trimestre del 2025 il deficit pubblico nell’area euro ha toccato il 3,2% del Pil, in aumento rispetto al 2,8% dei tre mesi precedenti. A dirlo sono i dati diffusi oggi da Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione europea, che mostrano un quadro in peggioramento sia per i paesi della moneta unica sia per l’intera Unione europea. Nel complesso dei Ventisette, il rapporto deficit/Pil si è fermato anch’esso al 3,2%, in crescita rispetto al 2,9% del trimestre prima.

Deficit in aumento nell’Eurozona e nell’UE

Secondo Eurostat, il terzo trimestre del 2025 ha segnato un peggioramento dei conti pubblici in diversi paesi europei. Il dato riguarda l’area euro a venti, che include anche la Bulgaria, entrata ufficialmente a luglio. A spiccare è la Romania, con il deficit più alto tra i membri dell’Eurozona, al 7,3% del Pil. Dietro di lei ci sono la Polonia (5,8%) e il Belgio (5,7%).

Ma non sono solo i singoli stati a preoccupare: l’intera area euro mostra segnali di tensione sui bilanci pubblici. “I dati confermano una pressione crescente sui conti nazionali”, ha spiegato un funzionario della Commissione europea a alanews.it. “Le ragioni sono diverse: dalla spesa per interessi all’aumento degli investimenti pubblici”.

Debito pubblico: Italia seconda solo alla Grecia

In parallelo all’aumento del deficit, anche il debito pubblico è in risalita. A fine settembre 2025, il rapporto debito/Pil nell’area euro è arrivato all’88,5%, leggermente sopra l’88,2% di giugno. Nell’intera Unione europea si è passati dall’81,9% all’82,1%.

Tra i paesi con i livelli più alti, la Grecia mantiene il primato con un debito pari al 149,7% del Pil. L’Italia segue con il 137,8%, mentre la Francia si attesta al 117,7%. Numeri che mettono in luce la fragilità strutturale di alcuni big europei. “Il debito italiano resta sotto osservazione”, ha commentato un analista finanziario di Bruxelles. “La sua sostenibilità dipende dalla crescita economica e dalla capacità di mantenere la fiducia dei mercati”.

Le cause dietro l’aumento di deficit e debito

Dietro questi numeri ci sono diversi fattori. Da una parte, la spesa pubblica è salita per sostenere investimenti in infrastrutture e misure sociali. Dall’altra, il rallentamento dell’economia ha pesato sulle entrate fiscali. Secondo le prime analisi di Eurostat, si riflettono anche le tensioni internazionali e le politiche monetarie restrittive adottate dalla Banca centrale europea negli ultimi mesi.

“Non sono solo cifre”, ha sottolineato un funzionario del Ministero dell’Economia italiano. “Dietro questi dati ci sono scelte politiche e condizioni macroeconomiche da valutare con attenzione”. D’altronde, l’aumento dei tassi di interesse ha reso più caro il servizio del debito per molti governi europei.

Sguardo al futuro: attesa per le prossime mosse

I dati di Eurostat arrivano in un momento delicato per le politiche fiscali europee. Nei prossimi mesi, la Commissione dovrà decidere se avviare procedure per deficit eccessivo contro i paesi che superano i limiti fissati dai trattati. “Siamo pronti a dialogare con Bruxelles”, ha assicurato una fonte del Tesoro italiano questa mattina.

Nel frattempo, i mercati finanziari restano vigili. A Piazza Affari, nella prima ora dopo la diffusione dei dati, non si sono viste reazioni importanti sui titoli di Stato italiani. Gli operatori attendono di capire quali strategie saranno messe in campo per contenere il debito nei prossimi mesi.

In breve, il terzo trimestre del 2025 conferma un periodo di incertezza per i conti pubblici europei. Il monitoraggio è costante: nelle prossime settimane si capirà se si potrà invertire la tendenza o se serviranno nuove misure, a livello nazionale ed europeo.