Milano, 22 gennaio 2026 – Il prezzo del gas naturale ha chiuso in calo, segnando un ribasso del 2,9% e fermandosi a 38,08 euro al megawattora ad Amsterdam. Un dato che arriva mentre i mercati europei tengono d’occhio i primi segnali di distensione geopolitica tra Russia e Ucraina, un tema che nelle ultime settimane aveva fatto oscillare parecchio le quotazioni.
Gas in calo ad Amsterdam: i numeri della giornata
Oggi il TTF (Title Transfer Facility) di Amsterdam, il punto di riferimento per il gas in Europa, ha chiuso con un calo netto rispetto all’apertura. Alle 17:30 il prezzo era a 38,08 euro/MWh, dopo una giornata di scambi cauti e volumi nella media. Gli operatori spiegano che il trend riflette una maggiore fiducia sulla stabilità delle forniture, almeno nel breve termine.
“Il clima è meno teso rispetto a dicembre,” racconta un trader milanese che segue il settore energetico da vicino. “C’è ancora molta prudenza, ma il rischio immediato sulle forniture sembra più lontano.” Un punto di vista condiviso da altre fonti del mercato, che notano come gli ultimi sviluppi sul fronte est stiano influenzando le quotazioni.
Russia e Ucraina: la geopolitica resta il vero nodo
Il conflitto tra Russia e Ucraina è sempre il principale fattore di incertezza per il gas in Europa. Negli ultimi giorni, però, qualche segnale diplomatico ha contribuito a calmare le tensioni. Secondo fonti europee, sono in corso colloqui informali per garantire la sicurezza dei corridoi energetici, anche se un accordo vero e proprio non c’è ancora.
“Non si può parlare di svolta definitiva,” spiega un funzionario del Ministero della Transizione Ecologica, “ma la situazione è meno critica rispetto all’autunno.” I dati sulle importazioni confermano che i flussi di gas russo attraverso l’Ucraina sono rimasti abbastanza regolari fino a questa settimana.
Domanda stabile e scorte ben oltre la media
Sul fronte della domanda, le temperature miti in gran parte dell’Europa centrale hanno tenuto i consumi sotto la media storica di gennaio. Secondo Gas Infrastructure Europe, gli stoccaggi europei sono ancora sopra il 70% della capacità totale, un livello che gli analisti considerano rassicurante.
“Le scorte piene sono una sicurezza importante,” dice un analista di Refinitiv Energy. “Consentono di affrontare eventuali picchi senza dover ricorrere a importazioni d’emergenza.” Questo ha contribuito a spingere i prezzi verso il basso dopo i picchi di ottobre e novembre.
Le prossime settimane: occhio a clima e diplomazia
Per le prossime settimane, gli operatori restano cauti. Il mercato seguirà da vicino sia l’evoluzione delle trattative tra Mosca e Kiev, sia le previsioni meteo per febbraio. Un ritorno del freddo potrebbe far salire di nuovo la domanda e spingere i prezzi verso l’alto.
“Il rischio non è sparito,” ammette un operatore olandese contattato nel pomeriggio. “Ma oggi c’è più tranquillità rispetto a qualche mese fa.” In attesa di novità sul fronte diplomatico, la sensazione è quella di una fase di attesa, con i mercati pronti a reagire appena arriveranno segnali concreti.
Intanto, la chiusura di oggi ad Amsterdam è un piccolo segnale positivo per famiglie e imprese europee, messe a dura prova da rincari e incertezze negli ultimi due anni. Resta da vedere se questa tendenza al ribasso durerà o se nuove tensioni geopolitiche riporteranno instabilità sui mercati dell’energia.
