Il borsino 2025 dei tesori della Dieta Mediterranea: cerali, olio Evo e oltre

Il borsino 2025 dei tesori della Dieta Mediterranea: cerali, olio Evo e oltre

Il borsino 2025 dei tesori della Dieta Mediterranea: cerali, olio Evo e oltre

Giada Liguori

Gennaio 22, 2026

Roma, 22 gennaio 2026 – La Dieta Mediterranea resta il vero motore dell’agroalimentare italiano. Secondo l’ultimo rapporto di Ismea, nel 2025 tutti i settori chiave – dai cereali all’olio extra vergine di oliva, passando per ortofrutta e vino – hanno messo a segno una crescita. Così si rafforza la posizione delle filiere italiane e si conferma l’appeal del Made in Italy sui mercati internazionali.

Cereali e mais: produzione in crescita, prezzi sotto controllo

Ismea parte dal frumento duro, che nel 2025 ha aumentato la produzione del 3,4%, arrivando a 3,6 milioni di tonnellate. A spingere questo risultato sono state rese più alte e condizioni climatiche più favorevoli rispetto agli anni scorsi. A dicembre, il prezzo medio si è fermato a 274,90 euro per tonnellata, segno di una domanda stabile e di una qualità apprezzata dagli operatori. Diverso il discorso per il frumento tenero, che ha chiuso l’anno con una produzione in calo, a 2,5 milioni di tonnellate, mentre i prezzi sono rimasti fermi a 246,79 euro/tonnellata.

Il mais, invece, ha segnato un passo avanti: la superficie coltivata è salita a 541mila ettari (+9,2%), con rese in crescita del 2,5%. La produzione totale ha raggiunto 5,5 milioni di tonnellate (+11,9%) e a settembre il prezzo ha toccato i 238,56 euro per tonnellata, con un rialzo del 6,1% rispetto allo stesso periodo del 2024.

Vino e olio Evo: l’Italia guida il mercato mondiale

Sul fronte vino, la campagna 2025/2026 si è chiusa con una produzione di 232 milioni di ettolitri (+3%). L’Italia si conferma così primo produttore mondiale, con 47 milioni di ettolitri (+8%). Nei primi nove mesi dell’anno, i consumi interni di spumanti sono cresciuti del 5,8% in volume e del 5% in valore. “Le bollicine italiane continuano a conquistare il mercato interno”, ha detto un portavoce di Ismea.

Buona annata anche per l’olio extra vergine di oliva: la produzione è aumentata rispetto all’anno precedente, soprattutto al Sud. I prezzi si sono mantenuti poco sotto gli 8 euro al chilo, a indicare un equilibrio tra domanda e offerta dopo le tensioni degli anni passati.

Ortofrutta e carni: l’export continua a crescere

Nei primi otto mesi del 2025, l’export di ortofrutta italiana è salito del 3,9% in quantità e del 6,3% in valore. Il saldo commerciale ha raggiunto i 1.739 milioni di euro, confermando la forza delle produzioni italiane sui mercati esteri. “L’ortofrutta italiana è sempre più apprezzata per qualità e sicurezza”, ha sottolineato Ismea.

Nel settore delle carni, la produzione bovina nei primi nove mesi è cresciuta dell’1,2%, andando controcorrente rispetto al calo del 4% registrato in Europa. Anche la carne avicola mostra segnali positivi, con +4,3% nella produzione e +2,3% nell’export, e un saldo commerciale sopra le 70mila tonnellate.

Salumi e latticini: i formaggi spingono l’export

Tra gennaio e agosto, l’export di salumi italiani è aumentato del 5,7% sia in volume che in valore. Nel settore lattiero-caseario, la produzione di latte vaccino nei primi nove mesi è salita dello 0,3%, con un prezzo medio alla stalla di 57,3 euro ogni 100 litri a ottobre.

I formaggi sono il vero punto di forza dell’export: da gennaio ad agosto il valore delle esportazioni è cresciuto del 14,9%, mentre i volumi sono aumentati del 5,6%. In particolare, per Grana Padano e Parmigiano Reggiano si registra un aumento delle quantità esportate (+2,2%) e un balzo del valore (+20,4%). Il Pecorino Romano ha tenuto prezzi stabili intorno ai 12,5 euro al chilo da gennaio a settembre, con un export in crescita dell’1,7% nei primi otto mesi.

Made in Italy: filiere più forti e appetibili

Secondo Ismea, questi numeri confermano la solidità delle filiere italiane legate alla Dieta Mediterranea. Sono filiere che hanno saputo resistere alle sfide del clima e ai cambiamenti del mercato. “L’aumento dell’export e la stabilità dei prezzi dimostrano la forza del Made in Italy agroalimentare”, ha commentato un esperto del settore. Resta però qualche incognita, legata ai costi dell’energia e alle tensioni internazionali. Solo nei prossimi mesi si potrà capire se questo trend positivo continuerà anche nel 2026.