Meta: un autogol europeo colpire il high tech Usa per la Groenlandia

Meta: un autogol europeo colpire il high tech Usa per la Groenlandia

Meta: un autogol europeo colpire il high tech Usa per la Groenlandia

Giada Liguori

Gennaio 22, 2026

Davos, 22 gennaio 2026 – L’idea di una risposta europea con misure contro il settore high-tech statunitense, in risposta alle minacce di dazi lanciate dal presidente Donald Trump verso i Paesi che si oppongono all’acquisto americano della Groenlandia, non conviene all’Unione. A dirlo è stato ieri Joel Kaplan, responsabile globale degli affari pubblici di Meta, durante il Forum economico mondiale di Davos. Un intervento che arriva mentre le tensioni commerciali tra Stati Uniti ed Europa tornano a farsi sentire nei corridoi della politica internazionale.

Groenlandia, lo scontro che rischia di far saltare gli equilibri tra Europa e Usa

Negli ultimi giorni è emerso che la Casa Bianca ha minacciato l’introduzione di nuovi dazi contro i Paesi europei contrari all’acquisizione della Groenlandia da parte degli Stati Uniti. Una mossa che, secondo fonti raccolte a Davos, potrebbe aprire una nuova fase di scontro commerciale tra le due sponde dell’Atlantico. In questo clima, alcune cancellerie europee hanno preso in considerazione la possibilità di rispondere colpendo il settore tecnologico americano, con restrizioni o sanzioni.

Kaplan, intercettato nella hall del Congress Centre poco dopo le 11, non ha usato mezzi termini: “Colpire il tech sarebbe molto controproducente per l’Europa”, ha detto chiaramente. “I nostri servizi sono usati da milioni di piccole imprese per raggiungere clienti, far crescere il loro business e creare posti di lavoro in Europa”. Un messaggio chiaro, che mostra quanto le grandi piattaforme digitali temano un’escalation che potrebbe danneggiare anche l’economia europea.

Le aziende tech americane e la loro importanza per l’Europa

Secondo i dati forniti da Meta, in Europa sono oltre 25 milioni le piccole e medie imprese che usano Facebook, Instagram e WhatsApp per promuovere i propri prodotti e gestire i rapporti con i clienti. Un sistema che, spiega Kaplan, “ha aiutato molte realtà locali a resistere anche nei momenti più difficili, come durante la pandemia”. Solo in Italia, secondo una ricerca della Camera di Commercio di Milano, sono circa 2,3 milioni le imprese attive sui social.

“Non parliamo solo di grandi multinazionali”, ha sottolineato Kaplan. “Ci sono negozi di quartiere, artigiani, startup che grazie al digitale hanno potuto allargare i propri orizzonti oltre i confini nazionali”. Per questo, una spirale di ritorsioni commerciali – avverte il manager – rischia di colpire proprio queste realtà più fragili.

Il rischio di una guerra di ritorsioni che danneggia tutti

Il timore, condiviso anche da diversi osservatori a Davos, è quello di una “spirale di rappresaglie che farebbe male a tutti”, come ha riassunto Kaplan. In passato, misure simili hanno generato effetti collaterali difficili da gestire. Basta pensare alla guerra dei dazi tra Stati Uniti e Cina tra il 2018 e il 2020, che ha colpito filiere produttive globali e alzato i prezzi per i consumatori.

Fonti diplomatiche europee, interpellate ieri sera, hanno confermato che “al momento non ci sono misure concrete contro il settore tech americano sul tavolo”. Ma non escludono che la situazione possa cambiare rapidamente se la Casa Bianca dovesse davvero imporre i dazi. “La priorità resta il dialogo”, ha spiegato un funzionario della Commissione Ue. “Ma non possiamo accettare pressioni unilaterali”.

Davos guarda con attenzione: tra prudenza e attesa

Nel frattempo, nei corridoi affollati del Forum economico mondiale si respira un clima di cautela. I rappresentanti delle principali aziende tecnologiche americane – da Meta a Google fino ad Amazon – seguono da vicino gli sviluppi. Nessuno vuole esporsi troppo. “Siamo qui per ascoltare e discutere”, ha detto un manager di Microsoft al termine di un panel sulle nuove frontiere dell’intelligenza artificiale.

Per ora, la parola d’ordine è prudenza. Ma la partita tra Europa e Stati Uniti sul futuro delle relazioni commerciali resta aperta. E la Groenlandia, con le sue risorse strategiche e il peso geopolitico crescente, rischia di diventare il nuovo terreno di scontro tra le due potenze.